La Storia Infinita - Michael Ende
Non ci si vede da un po’, eh? Be’, il periodo fra Maggio e Giugno è stato un po’ particolare, ma decisamente edulcorato dalla lettura de “La Storia Infinita” di Ende, libro letto (per metà) da bambino e di cui non conservavo ricordi, prepotentemente sostiuiti da quelli della visione del film.
Il libro mi ha stupito. Potrei chiudere qui in maniera molto semplificatrice, ma cercherò di spiegarne il motivo. Famoso per la scrittura eterocromatica (in rosso e in verde) per rappresentare i due piani spazio-temporali della storia (il mondo degli uomini e quelo della fantasia), il libro cerca, fin da subito, di sfumare i confini dei due mondi, portandoci a domandare sempre più spesso quanto l’uno influenzi l’altro e viceversa. Questo continuo rimando strizza l’occhio, inevitabilmente, al lettore, che sarà portato ad immedesimarsi con il protagonista e percepire con ancor più vividezza la “realtà” di quel mondo chiamato Fantàsia, o, addirittura, a figurarsi come un terzo piano, lasciando sepre la sensazione inquietante ma favolistica di trovarsi nel racconto di un altro, e un altro, e un altro. Ed è proprio quello dell’infinito uno dei temi cardine del romanzo: infinita è la Storia, ciclicamente scritta, distrutta e risritta, dove tutto ciò che esiste è sempre esistito, fin dal momento della sua creazione e dove non esistono confini geografici definiti. Questa idea dell’infinito è unita a quella della ciclicità, ossia che ogni cosa deve passare per un processo di decadenza e rinascita, ma tutto esiste e assume un senso proprio dalla morte, dal nulla, che non è mai qualcosa di definitivo (e qui i rimandi a Nietzsche, al suo Eterno ritorno peraltro citato nel libro e alla creazione di nuovi valori si sprecano). Questi due temi intrecciati formano, letteralmente, Auryn, il simbolo della Storia Infinita (scelto non a caso da me per questo blog): due serpenti che si mordono la coda (un Uroboro) e dietro cui sta scritto “Fa ciò che vuoi”, un invito a lasciarsi guidare dalla scia dei desideri e delle fantasie per perdersi e ritrovarsi, come il protagonista nel corso della vicenda.
In effetti La Storia Infinita non è che un romanzo di formazione, e il messaggio, quello di passare dalla fantasia, dalla scia dei propri desideri, per ritrovare se stessi in tutta la durezza del realismo della vita, con le sue gioie e i suoi dispiaceri, ma soprattutto con le sue difficoltà mai insormontabili, è uno dei più forti che abbia mai letto. Così le Acque della Vita, necssarie per epurarsi e tornare nel mondo degli umani, saranno le lacrime del padre dopo il ritrovamento del protagonista, in un rimando continuo e metaforico fra finzione e realtà che ci mostra quanto il mondo della fantasia non sia che un contenitore di simboli e archetipi creato nel corso dei secoli dagli uomini.
Che dire poi della narrazione di Ende? Semplice, pulita, mai noiosa. Una lettura veramente gradevole, pur nella sua profondità di temi. Certe descrizioni sono talmente delicate da toccare il cuore,e in questo caso la traduzione è davvero ottima. Consiglio, chiaramente, il libro a tutti, soprattutto a quei giovani-adulti che, gettatisi nella crudezza della realtà, vogliano provare a reinterpretarla come bambini.
I simboli e le metafore non possono certo essere racchiuse in una recensione, ma ne avrei da parlare per molto. Se qualcuno l’ha letto e vuole condiviere le sue idee a riguardo, sarò felice di aprire un dialogo!












