l'agitazione permane e mi fa stare come un animale in gabbia: un animale di ridotte dimensioni e capacità cognitive, ma pur sempre un animale - per antonomasia qualcosa che soffre. ieri cercavo di finire la recensione e poi di studiare, ma le colleghe sedute vicine a me ciarlavano di abiti da sposa. mi sono tappata le orecchie. oltre la stanchezza c'è una certa insofferenza serpeggiante, quella che prevedibilmente mi ridurrà sola a brevissimo. oggi, invece (avrei dovuto studiare, ma non si può dire di no a certi affari di teambuilding, giusto?) ho accompagnato un paio di colleghe a comprare un regalino per una neonata. nel negozio, tra ciucci, bavetti e tutine, sono stata assalita da due sensazioni sgradevoli - la prima: tra poco sarai l'unica della tua cerchia a non volere un figlio, e tutti lo noteranno. la seconda: una tenerezza da piangere. una tenerezza che non sono capace di dare, una tenerezza che sono solo in grado di ricevere, e che insieme non posso più avere, neanche nei miei sogni più sfrenati di regressione.
venti minuti dopo, nella solitudine ventosa e fluida del solito chioschetto coi tavolini di compensato, leggo grimmelshausen e ne fumo un'altra. le colleghe sono andate a consegnare il regalo. io, forse, sono solo un po' stanca