I-doser,il pusher musicale
Dopo aver esordito con un’immediata diffusione e una crescita dilagante nel campo della distribuzione audio, ora il fenomeno delle droghe virtuali sembra essersi stabilizzato; il numero di utenze, diventato mediocre, lo ha fatto passare in secondo piano fino a relegarlo nel “dimenticatoio”. E’ tuttavia impossibile non chiedersi come riesca, un’onda sonora, a simulare l’effetto di stupefacenti quali ecstasy, peyote, LSD, cannabis e quant’ altro e, soprattutto, se ne sia veramente in grado. I pareri di chi ne ha usufruito sono spesso contraddittori, ma l’ago della bilancia sembra propendere per una qualche forma di “neuro condizionamento”, più o meno in linea con gli effetti preventivati dai software di distribuzione, primo su tutti I-doser.
Quest’ultimo consiste di una piattaforma, scaricabile gratuitamente da internet, che consente agli utenti di provare una serie di “dosi” gratuite in seguito alle quali offre loro una gamma di 300 tracce, questa volta a pagamento, diverse per lunghezza ed effetti. Per capire meglio su cosa si basa questa droga digitale basta andare sulla home page di i-doser, dove, in brevi passaggi, viene spiegato quale sia il fondamento scientifico dello stupefacente sonoro, e dunque ciò che ne garantirebbe la sua affidabilità: i toni binaurali. Sono così definiti i battimenti che vengono percepiti dal cervello quando due suoni, con frequenza inferiore ai 1500 Hz e con differenza inferiore ai 30 Hz, vengono ascoltati separatamente attraverso degli auricolari. Nella pratica, separando due frequenze, per esempio una di 100 Hz e una di 104 Hz, e inviandole rispettivamente a due auricolari distinti, il cervello le sovrapporrà automaticamente percependone una sola di 4Hz, uguale quindi alla differenza delle due onde in entrata.
Questo particolare espediente serve per far si che il cervello, ascoltando un brano “udibile”, in altre parole dotato di frequenza compresa tra i 20 Hz e i 20.000 Hz, riesca a percepire anche frequenze che viaggiano sotto la soglia di udibilità di 20Hz. Sfruttando tale principio i-doser è in grado di “somministrare” suoni, o meglio infrasuoni, tra i 3 e i 30Hz, ossia frequenze su cui lavora il cervello umano, innescando reazioni tra le più disparate, dall’euforia al rilassamento, grazie alla sollecitazione intensa dell’attività cerebrale. Bisogna inoltre tener conto che ogni soggetto percepisce e risponde ai toni binaurali in modo differente ed anche ogni situazione emotiva si adatta in modo diverso.
A diverse frequenze corrispondo così differenti “stati d’animo”:
per quelle maggiori di 40 Hz (Onde Gamma) si riscontra un’attività mentale elevata, spesso connessa a un aumento della percezione relativa, che può sfociare in ansia e paura ;
frequenze di 13–39 Hz (Onde Beta) causerebbero attività mentale vigile e quindi concentrazione che, portata all’estremo, potrebbe indurre alla paranoia;
a 7–13 Hz (Onda Alpha) è associata una sorta di rilassamento vigile, una fase di sonnolenza pre-sonno o pre-veglia;
a 4–7 Hz (Onda Theta) si avrebbe una meditazione profonda, vicina allo stato REM del sonno;
infine per frequenze minori di 4 Hz (Onda Delta) si passa direttamente alla fase del Sonno profondo senza la precedente fase onirica.
Fu inoltre dimostrato più di 30 anni fa e poi riconfermato da studi più recenti, che il cervello, se sottoposto a stimoli (elettrici, visivi o sonori) di una certa frequenza, tende in modo naturale, a sincronizzarsi con la frequenza d’onda in entrata (processo di brainwave synchronisation o entrainment). Quello che però sembra essere rimasto indimostrato è la presunta compatibilità dei toni binaurali con l’entrainment. Tale “accostamento” è, infatti, recente e non poggia ancora su una documentazione scientifica accreditata. Un discorso simile vale anche per i rischi che questa tecnologia potrebbe comportare, non si sa ancora, infatti, se possa creare dipendenza, ipotesi verosimile, o se possa essere paragonabile alle droghe chimiche, le quali influenzano gli stimoli nervosi tanto quanto sembrano poter fare questi “battimenti”.
La notizia delle “dosi digitali via Mp3” è stata accolta dai media con grande scalpore, scindendo l’opinione dei giornali.
Dati i presupposti scientifici, per lo meno plausibili, liquidare l’intera questione, etichettandola come bufala, risulterebbe una mossa azzardata, per ora.