Io e Enrico, settembre 2018
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
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Sade Olutola

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YOU ARE THE REASON

❣ Chile in a Photography ❣

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Game Changer & Make Some Noise

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@revolutionismyfuckingname
Io e Enrico, settembre 2018
Posti una tua foto nuova? Sei così bella!
Provvederò 🙃
Madonna che voglia di fare all'ammore in tutte le posizioni su tutte le superfici in tutti i momenti della giornata in tutte le circostanze in tutta risposta a qualsiasi domanda di tema puramente generico
Compromessi e adeguamento
E’ indubbio che per vivere la socialità i compromessi sono necessari. Si tratta di capire le esigenze altrui e adeguarsi senza che questo possa portare uno stravolgimento alla nostra sensibilità e si possa mantenere la giusta armonia con uno sforzo che rispetti il nostro equilibrio. Infatti sono convinto che l'adeguamento che crea fatica e nevrosi, è quello di rapportarsi e cercare di adeguarsi a modelli ideali che non ci appartengono.
La nostra vita intima ha una sua dinamica che ha bisogno di esprimersi e concretizzarsi per quei valori che contiene. Putroppo questi vengono confusi e sostituiti dalla necessità di rapportarsi con una società che pretende l'adeguamento ai valori comuni.
L'educazione e i condizionamenti ambientali, plasmano i nostri desideri e ci indicano degli obiettivi che non sempre rispettano la nostra natura. Ecco la necessità di adattamento, il quale è giusto se si limitasse al solo comportamento, se fossimo consapevoli e distinguessimo quello che è necessario fare “per non recare scandalo” da quello che sono le nostre vere aspettative intime.
Insomma il rispetto per la sensibilità altrui può passare anche attraverso la repressione dei nostri desideri e di un adeguamento delle nostre azioni al fine di armonizzare con le persone che ci circondano, ma mai queste cose dovrebbero sostituirsi alla nostra vera identità di cui dobbiamo essere sempre consapevoli.
Sono convinto che le nevrosi non nascono tanto dalla repressione volontaria dei nostri desideri, quanto dai conflitti che si generano quando i nostri desideri sono falsati dai valori “adottati” e non nostri. E’ così che l'io cosciente si scontra con la nostra natura inconscia, la quale chiede rispetto e consapevolezza.
Vivere in divenire, non vuol dire impedire la manifestazione dell'essere con i suoi modelli, i quali non sono affatto ideali (l'idealismo è della mente e dell'io, non è mai della coscienza). Credo proprio che la maggiore difficoltà nella ricerca del nostro benessere sia nel voler continuare a nasconderci la nostra vera natura. E’ incredibile come siamo bravissimi a costruirci una prigione di ignoranza basata sulla saggezza altrui; buona per placare la mente, ma distruttiva per il nostro equilibrio spirituale. Così quella libertà, tanto desiderata, viene confusa con quello che altri vogliono da noi, disconoscendo quello che davvero siamo e davvero ci è necessario.
Fotograzia di Lavka PL
Chi sono gli altri?
E’ sicuro che gli altri non esistono per come noi li percepiamo. Pensiamoci bene. Noi, nel contatto con una qualsiasi persona, ne estrapoliamo un'idea, ne cogliamo alcuni aspetti, ne valutiamo gli atteggiamenti, tanto da formare una figura, immaginaria, fatta a nostra misura, la quale rispecchia i nostri limiti, sia di interpretazione, che di pregiudizio. Non è, e non sarà mai l'altro per quello che sente e per quello che manifesta come realtà.
Allora chi sono davvero gli altri?
Una cosa che ho imparato è che noi siamo un centro di espressione e di coscienza. Quindi ogni cosa è in funzione delle nostre esperienze individuali. Ma ogni contatto, rapporto, con il mondo (creduto esterno), è un interscambio che sta costruendo una realtà “condivisa” e non solipsistica. E’ condivisa intimamente perché sappiamo che tutto ciò che è esterno è un prodotto del nostro intimo. Ma è condivisa su una base comune di creazione-percezione. Quindi è comunitaria con coloro che hanno limitazioni analoghe alle nostre, e che “esistono”, separati da noi e al pari di noi.
Faccio un esempio. Se una persona si reca in una discoteca, può pensare che sia stata costruita e organizzata proprio per lei. Può pensarlo perché, in senso stretto e, per quanto riguarda quel suo momento di necessità, è proprio così. (Chi l'ha costruita e la gestisce, ha immaginato specifiche necessità di specifiche persone, quindi anche quelle che, in quel momento, riguardano questa singolarmente).
Dunque la discoteca, non è “immaginata”, “pensata”, solo dal singolo. E’ una realtà comunitaria, immaginata, creata e realizzata, da un insieme di creature, le quali, condividendo analoghe sensibilità ed esigenze, hanno dato luogo ad una realtà condivisibile.
Poi esiste l'interpretazione che ciascuno di noi può dare a quella discoteca. Chi la vive come un luogo meraviglioso di divertimento o sballo. Chi come un inferno di perdizione. Chi come un luogo chiassoso e disturbante la pace del vicinato, ecc. ecc.
La discoteca ha una stessa matrice, ma ognuno la interpreta e la vive in maniera differente. Così sono gli altri. Esistono, al pari di noi, ma ciascuno può coglierne solo aspetti parziali, in una comunione di idee, pensieri ed emozioni, che segnano l'innesco di ulteriori comunioni sempre più condivise, fino a sentire l'altro come parte di sé, e infine, essere l'altro come se stessi.
Così l'illusione finisce e inizia la realtà.
He is a rigger but I love to tight him up <3 @wickednik
@revolutionismyfuckingname in
Sinergica • sep 2018 • Ilford HP5+
“I miei rapporti sono indescrivibili: non sono simili a niente di già esistente, e se assomigliano vuol dire che c’è un equivoco, ovvero che qualcuno chiama con lo stesso nome due cose che differiscono. Io so che due persone uguali non esistono, quindi adotto un peso e una misura per ogni persona che mi si para di fronte, rischiando la nevrosi, per distinguere soggetti che non in tutti i casi si accorgono di come e quanto per me i rapporti importino. Mi spiego: cerco di non rimanere da solo, perché se ciò accadesse m’incazzerei alquanto, a tal punto da prendere in mano una spada e affettare gente random finché non mi fermano, o finché gli esseri non si esauriscono. E tu credi che questa sia solo un’iperbole, un modo per riempire dei fogli di parole, però dovresti vedere cosa scrivo negli altri fogli, quelli che tengo nascosti dagli sguardi ignari di coloro che alla fine di questo pezzo penseranno che alla fine non è vero che il sottoscritto non ha bisogno degli altri. Vedete?, siete imprecisi. La differenza abissale fra “altri” e “tutti” non vi è chiara: ho bisogno di persone, ma molte meno dell’intera popolazione mondiale. Per questo posso permettermi di non interessarmi e di allontanare molte ragazze alle quali non ho niente da dire, che non sanno che “andare a letto” per me significa “andare a dormire”, e che non distinguono la toccante tensione dal crescente accumulo di stress fossile. Posso permettermi di sopportare lo stress emotivo quando c’è un motivo, invece di offrire un gesto votivo alla legge del taglione, al concetto variabile di merito, colpa e giustizia generalmente applicato anche su coloro a cui si vuole bene, non sapendo bene chi nel rapporto si abbia intenzione di tutelare. Posso permettermi di selezionare chi fare entrare, posso permettermi di svelare che io non ho porte, basta la volontà di venire vicino. Posso permettermi di passare del tempo da solo, salvo che quando uscirò dal sottosuolo nessuno capirà il mio nuovo idioma. Posso permettermi di annullarmi e di insidiarmi in una qualsiasi ragnatela di rapporti per aggiungere casistica alla mia enciclopedia di esempi, quando sono esente da proponimenti. Posso fare un sacco di cose, e questo è causato da ed è causa del fatto che le relazioni con gli altri mi risultano difficoltose. Bene, ed ora torno a casa. In stazione c’è una radio: per caso ascolto una canzone, considero che non riesce a descrivermi perché sono solito esigere un’attenzione che va oltre i discorsi. Buon pomeriggio a tutti.”
— Uochi Toki
Guardate le persone e non vi concentrate: troppa fatica a scremare la cultura delle immagini che impedisce di capire cosa veramente vi piace guardare. Gradite una persona od un paesaggio nella misura in cui tale persona e tale paesaggio somigliano all’ideale di persona e paesaggio che avete dentro, tutto il resto è merda, è indifferente, a volte non lo notate neanche. E non avete neanche il coraggio di risalire la corrente per giungere all’origine del vostro gusto estetico. Per carità, potreste scoprire che vi piacciono irrimediabilmente le ragazze brutte! Che figura ci fareste con i vostri amici se sapessero che avete un’insana perversione per i tagli, per le macchie, le ossa che spuntano? Sarà un caso, ma i vostri gusti combaciano con i canoni estetici che nascono e cambiano quando i canoni estetici cambiano.
Quanto sto bene stretto a te, con te, su di te,
dentro di te:
guaina, fodero, rilegatura, discesa, labirinto, adito.
Mi piaci perché hai un corpo penetrabile e cedevole, un corpo che ama essere attraversato, inchiodato, dilatato, tormentato, illanguidito;
e mi piace quel corpo perché è tuo, lo porti come un modo per consentire l’accesso a te, a quel fulvo calore che ora ha avuto ragione dell’inveterato gelo della tua pelle.
Ti scrivo e ti desidero, vorrei che ti arrivasse, che ti disturbasse gli ozi madrileni il desiderio, il puro e crudo desiderio di averti,
di progettare un incontro,
di fantasticare nuovi abbracci, di sentire in me e in te, il languore della saliva, del sudore,
l’indulgenza e il furore delle mucose,
della rosa cedevole e della rosa penetrativa.
Se tu mi pensi, come spero, il tuo pensarmi ti dirà che io ti penso, e che anche desiderarti è un’arguzia, un gioco, un travestimento del pensarti.
Ti penserò finché non ti sentirò, di nuovo, gemere.
A presto. Ti bacio.
Lettera di G. Manganelli a Viola Papetti
Roma 1968
“Per me, una persona eccezionale è quella che si interroga sempre, laddove gli altri vanno avanti come pecore.”
— Fabrizio De André
Fabrizio De André & Francesco De Gregori
“La mia solitudine non dipende dalla presenza o assenza di persone; al contrario, io odio chi ruba la mia solitudine, senza, in cambio, offrirmi una vera compagnia.”
— Friedrich Nietzsche
Come si fa a capire quando un amore sta morendo? come faccio a capire se amo e se sono amata?
Purtroppo devo dirti che l’amore sta morendo quando si hanno questi dubbi, Anon.
Jeanloup Sieff (1933-2000) | Nu, 1961-64