App che guariscono l’umore #farmatronic #splashscreen #ux

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Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
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@rmdgraphic-blog
App che guariscono l’umore #farmatronic #splashscreen #ux
#stop #violence
Loghi a crescita esponenziale #logo #marchio #logodesing
Progetti editoriali che furono... #graficaeditoriale #magazine #graphicdesign
Marchi gemellari #logo #logodesing #tucano #graphicdesign (presso Trentino-Alto Adige/Südtirol)
Ecco cosa un #logo che ho fatto per la vostra sicurezza! Al resto ci ha pensato @salvo_ct . #logodesing #marchio #watchdog
Un progetto personale, questa volta. Per un brano personale. #coverdesign #cover #house #housemusic #graphicdesign
Quando lavorare è un piacere #cover #graphicdesign #edm
Un geotype, Una texture, un marchio. #sicilia #logo #texture #geotype
No tranquilli non c’entra nulla con la #bluwhale è solo un marchio che mi è stato chiesto di realizzare. Ci credete che è stato realizzato solo con dei cerchi sovrapposti? #marchio #balena #blu (presso Trentino-Alto Adige/Südtirol)
Uno dei progetti per me più importanti. #club90 #logo #concept #mockups #marchio #brand (presso Catania, Italy)
No, non è l'immagine di un film fantasy retro-futurista, solo le due statue a stampo futurista della stazione di Bolzano. #futurismo
Le forme semplici di Testa #armandotesta #mart #design
Le araldiche: I primi marchi
ESTRATTO DA SEGNI & SIMBOLI (di Roberto Maiolino approfondimento di “Segni e Simboli” di Adrian Frutiger) :
In figura Arte araldica europea. Denis Diderot-Parigi 1776, incisione su rame.
Nel corso dei secoli le civiltà hanno sviluppato linguaggi e sistemi di scrittura sempre più evoluti. In occidente l’alfabeto greco e latino si è evoluto in relazione al progresso scientifico e tecnologico, passando attraverso la stampa a caratteri mobili di Gutemberg, le tecniche di incisione calcografica, la xilografia fino ad arrivare alle tecnologie digitali.
Tuttavia, fino ad uno o due secoli fà la maggior parte della popolazione era analfabeta. Questo favorì lo sviluppo di altri sistemi di comunicazione visiva che venivano utilizzati da mercanti e artigiani che spesso non erano in grado di leggere e scrivere o che comunque si relazionavano, commercialmente, con soggetti analfabeti. Proprio per questa ragione, i taglia pietre che volevano segnare i loro “prodotti” come pagati, i mercanti che volevano riconoscere la loro merce e gli artigiani che volevano firmare le loro opere, svilupparono un sistema di segni che oggi definiremmo “marchi”.
Allo stesso modo, le famiglie nobiliari a partire dal Medioevo (Ma anche le ricche famiglie borghesi del Rinascimento) svilupparono dei marchi di casato. Dai blasoni di famiglia tipici del giappone all’araldica occidentale. Così l’uomo cominciò non solo ad utilizzare i segni per scrivere ciò che diceva con la parola ma cominciò ad utilizzare il segno per “marchiare” gli oggetti, per lasciare la testimonianza di se stesso sulle cose. Questo gesto dà così un valore diverso all’oggetto; Un valore sempre più legato a qualcosa di carattere emotivo. Questo processo porterà alla nascita dei marchi di qualità, marchi di fabbrica e infine, ai marchi commeciali.
Testo completo su: http://www.robertomaiolino.it/publishing.html
Difficile inquadrare bene lo stile e l'epoca storica a cui si ispirano questi spettacolari intagli a basso rilievo e altorilievo che caratterizzano il soffitto della Forst di Lagundo. Di sicuro si mescolano Art & Crafts e Art Neuveau con un forte carattere gotico. A tratti ricorda un premodernismo da secessione che si evolve dal Liberty. Uno spettacolo che ricorda un periodo di forte distacco dal passato. #forst #liberty #artecrafts #artneuveau #secessione #tirolese #gotico.
Obsolescenza e consumo
Il progresso non ha nessun valore se è schiavo delle logiche del consumo. Che senso può avere il progresso se è porzionato, rateizzato, offerto in pasto ad una economia di consumo in cui il capitale non è il mezzo ma lo scopo? Il progresso non può avere un senso se lo scopo non è il benessere ma l’arricchimento sterile. Non mi fraintendete, sono sempre il solito capitalista ma proprio per questo non accetto il capitalismo. Questa non è la libertà agognata dai rivoluzionari inglesi e dai filosofi dell’ottocento, siamo più vicini alle prospettive temute da John Maynard Keynes. Il capitalismo si sta autodistruggendo? Siamo schiavi che accettano la loro schiavitù: Accettiamo l’obsolescenza programmata che consuma il mondo, accettiamo le assicurazioni non rassicuranti, accettiamo le notizie false, le pubblicità iperboliche, l’informazione controllata, la disinformazione incontrollata; Accettiamo i contratti truffaldini, le banche avide, le truffe di stato...
Il consumismo a cui si è votato il capitalismo è la radice del fallimento di quest’ultimo. Un consumismo non più applicato ai beni ma ai valori: Il consumismo dei prodotti culturali, il consumismo dei contratti di lavoro, il consumismo delle notizie e dei giornali; Il consumismo delle idee, delle speranze, dei desideri, delle passioni...Infine, il consumismo degli ideali.
Gli ideali non sono più rigide e solide idee diffuse per cui lottare e morire. Ma mode del momento, strumenti politici usa e getta, elementi di consumo. Si è passato dall’obsolescenza programmata dei prodotti all’obsolescenza programmata delle idee.
L’unica cosa che ci resta da fare è consumare, soddisfano ogni nostro capriccio e desiderio sostituendolo con uno nuovo. Siamo bambini che ricevono troppi giocattoli per natale...
"Io sono molto Minimal"...Quante volte abbiamo sentito questa affermazione da persone che non conoscono il significato di "sintesi" e di "astrazione"? Essere Minimal in realtà non vuol dire nulla, senza motivati riferimenti storici ed esserlo non ha nulla a che vedere con l'essere contemporanei o all'avanguardia, benché il Minimalismo appartiene al secolo scorso. Il punto è la capacità di astrazione, riuscire a comunicare qualcosa di "complesso" in modo semplice. Per farlo c'è bisogno di capacità si sintesi, una capacità da utilizzare con consapevolezza espressiva. Tra il realismo e l'astratto c'è una terra di mezzo...forse è il design. Immagine: Abstract - The art of design, ep. 1. Christoph Niemann, www.christophniemann.com