Caro Erri, parliamoci, in chiaro, apertamente, pubblicamente. Hai la passione per la lingua ebraica. La lingua è il tessuto dei pensieri, quelli più propri che si riflettono nel colore e nella tessitura del panno che li rappresenta. Siamo napoletani tu ed io, ce lo dicevamo quella sera, lo portiamo sulla pelle. A me piace dire che lo portiamo sotto la pelle, nella parte interna del corpo su quella intima parete della vita sulla quale aderisce l’anima. L’anima c’è l’hai, ce l’hai dentro la lingua ebraica.
Noi napoletani un po’ lo siamo. Lo dico sempre, lo siamo però alla rovescia, restiamo sempre qui anche quando ce ne andiamo e diciamo anche - lo dicevi anche tu - che se stiamo lontani da qui già solo tre anni, perdiamo il diritto di cittadinanza.
La conserviamo dentro, certo, dentro non è dove siamo ma con chi siamo ed quello che cambia. Noi napoletani di Napoli, che è per noi paese, diciamo le cose più brutte che gli altri non s’immaginano e non capirebbero, perché ne parliamo d’amore. Amiamo così tanto che continuiamo a desiderare quel che ci è davanti e ne sentiamo la nostalgia come di cosa che si perde e non vuoi e così t’incavoli d’amore. Insomma ti ci perdi, perché sai che è fugace, dura appena il tempo che ti affacci alla finestra per vederla.
Non si può cambiare l’intimità, se si veste di un’altra anima, se sulle pareti interiori del corpo si mette un altro colore quello che c’era sbiadisce e non si vede più. Qui a Napoli nel corso della Storia non c’è stato il tempo dell’Inquisizione né c'è stata la persecuzione dell’ebreo quando c’era il fascismo. Sì, qualcuno ha dovuto cambiare il nome, noi per esempio, abbiamo cambiato nome in quell’anno. Ma qui non c’è stata persecuzione. Quando per il giorno della memoria siamo stati a cercare dove mettere le pietre d’inciampo, non abbiamo trovato chi era stato deportato, solo una famiglia, che aveva però lasciato la Città tempo prima, andando a Firenze, dove avevano legami. Abbiamo messo uguale la pietra d’inciampo. Era nostra.
Ci saranno pure stati torti e brutalità, vere o quasi che siano state. La verità è senza certezza, perché non è una cosa, la verità è relazione. Quando ero in Germania ho trovato tanti prof che dicevano che non c’era stato niente di quello che si diceva ed io ero là che restavo muto e me ne andavo. Ognuno ha la propria verità come ha il proprio amore più vero di qualsiasi altro. L’amore però è diverso dall’odio e anche per l’odio ognuno ha il suo più giusto di altri.
A me dispiace, Erri, mi dispiace tanto, mi fa stare male. Non perché tu stai dalla parte sionista d’Israele, che non è lo stesso che stare dalla parte dell’ebreo di cui condividiamo l’anima. Non è questo. Anche gli ebrei stanno contro i sionisti, lo sai, ne hanno scritto già alla prima ora dell’insediamento dello Stato d’Israele, e non adesso. È da quando il sionismo è stato
dell’insediamento dello Stato d’Israele, e non adesso. È da quando il sionismo è stato sbandierato come nazionalismo, già in quegli anni terribili e quando poi prese posto dove già c’erano gli ebrei che vivevano, lo sai bene, insieme a chi ebreo di confessione non era. Lo sai ed è ancora così.
Noi qui parliamo una lingua fatta di tante lingue dal greco all’americano, passando per il latino, l’arabo, lo spagnolo, il francese, il tedesco, e abbiamo questa memoria mobile e residenziale, abbiamo questa passione, quello che è estraneo ci è familiare. Puoi avere quale che sia il tuo colore, il naso, l’accento, anzi quanto più sei altro più sei proprio, più accendi il desiderio di conoscere e capire.
A me sconcerta che tu dici che la morte di donne, vecchi e bambini, della vita, della memoria e del futuro è perché così si fa la guerra adesso. Viene rasa al suolo la vita, la memoria e il futuro che è di una terra e tu dici che la guerra moderna, adesso si fa così. Non ti capisco. Dici che lo stesso accade pure in Ucraina dove combattono due eserciti, dove però non vengono uccisi sistematicamente donne, vecchi e bambini.
I coloni iscraeliani, Erri, ma come fai a dirmi che si sta difendendo chi arriva a casa tua, nella tua campagna, dove lavori e vivi e ti dice che te ne devi andare via perché la tua casa adesso è mia. La guerra di stermini ne ha sempre fatti, gli stupri, uccisioni di vecchi, bambini. La guerra non è cambiata, è cambiato però il mondo, la sensibilità forse è cambiata.
Chi scende nelle piazze, e guarda caso sono donne vecchi e bambini. Non so se hai visto le manifestazioni. Non sono quelle che facevamo noi, non sono manifestazioni di partito, ideologiche o quello che si vuole. Sono mosse dall’anima. Non sono di partito, non hanno campo largo e stretto dove collocarsi, hanno l’anima del mondo che è l’aria che respiriamo della terra dove siamo tutti fratelli, fra terre e terre di origini diverse, questo significa “fra-telli”, lo sai.
La fratellanza non è quello di un paese, ma quella di paesi, “fra-telli”, “fra-terre-di-origine” diverse. Noi siamo qui per riguardarci in quello che guardiamo, guariamo da mali e violenze solo se ci riguardiamo in quello che guardiamo.
Un esercito che ha la capacità di colpire a uno a uno ovunque si trovino, in qualsia ora, quale che sia quello che sta facendo, colpire e uccidere giornalisti, tanti, a uno a uno, tu mi dici che ha bisogno di radere al suolo l’abitato con chiunque ci sia dentro perché là si rinserra il nemico. Non sarà che vogliono uccidere il nemico che sta dentro il loro corpo, sotto la loro pelle e che li uccidono perché così non possa nascondersi in un bambino come in chiunque altro abita e passa da quelle parti? Erri, ma scherziamo?
Quel nemico lo hanno messo dentro loro stessi, perché prima non c’era. I nazi sionisti, cioè i nazionalisti sionisti sono antisemiti, diffondono l’antisemitismo per giustificare l’autodifesa. Il film della serie Matrix, finisce che Sion, la città del sionismo, cade per il nemico interno a se stessa. Lo sanno tutti gli ebrei, anche quelli che non vogliono dirlo, lo pensano come chiunque sa che il peggiore male è quello che facciamo a noi stessi.
Qui continuiamo a dire antisemita, che è da cretini da una parte e dall’altra, da chi dice di esserlo e chi dice che gli altri lo sono per difendere le proprie convinzioni politiche e nazionaliste. Il punto è solo questo, e mi dispiace che tu abbia lasciato proprio questa soglia, quella politica, quella umana, quella per cui facevamo le manifestazioni e che confusamente lottavamo contro l’ingiustizia, richiamando l’anima che non ha nazione.
E tu mi vieni a giustificare la distruzione di abitati, dici pure, e dovrebbe commuove per la bontà di chi distrugge, che i soldati portano i profughi da un posto all’altro, perché non si facciano male. Ma leggo bene o qualcuno ha falsificato le tue parole? Non capisco. Sono deportazioni.
Chi sono allora io? Sono antisemità? Sono contro gli ebrei e contro la confessione ebraica? Sono terrorista? Sono di Hamas? E tu sei nazi sionista? Sei semita? Confondere parole e persone è l’arte di chi fa un dogma della propria ragione.
Non è che chi era contro il fascismo era contro gli italiani. Anche se era proprio così che si diceva, pensa. Chi era comunista non era italiano, quando c’era il fascismo, quindi doveva essere buttato fuori, cancellato, esiliato o carcerato. I comunisti mangiavano i bambini.
Io non dimentico il 7 ottobre, ci penso e ci ripenso. Sono stati ammazzati tutti i capi di quello sterminio brutale. Ma si continua a cercarli, come si cercano i morti che arrivano come fantasmi e che sono tutti quelli rimasti vivi e da eliminare. Troviamo una soluzione, troviamo un confine, un limite alla barbarie che quando si combatte si diventa, da una parte e dall’altra.
Si è superata la misura. La proporzione si è superata, diventando misura punitiva indiscriminata, come a quei tempi di ogni tempo di violenza assurda e inaccettabile. Sai, un bambino mi chiedeva cosa c'è alla fine dei numeri, dissi le parole. Non bisogna però aspettare che finiscano i numeri. Bisogna che le parole fermano i numeri.
E tu mi dici che è autodifesa. Si va ad occupare una terra di altri per autodifesa. Non capisco. Siamo ancora a questo? Mi dispiace Erri, davvero, dal profondo, da napoletano, da italiano, da europeo, anche da dove mai sono venuto e sono qui come ognuno che vuole un mondo stando fra, standosi accanto, stando fra gli uni e gli altri come fratelli tutti, diceva Francesco, ma io non sono cattolico, quindi che devo dire che Francesco era terrorista e comunista?
Erri, è finito il tempo del posizionismo che, a dire il vero, non c’è mai stato, è stato sempre inventato per giustificare la violenza di chi afferma la propria posizione dove ci si è installati e dove ci si fa vedere, perché accende curiosità e si è diversi dagli altri. Sai quando giocavamo a pallone in un campo avverso era una goduria grande sentire le urla del tifo contro, ti gridavano ad ogni pallone che toccavi come avrebbero fatto per incitarti quelli del tifo di casa. Con quelle urla contro ti facevano sentire più importante, e quando facevi gol, era il massimo. Quando però la partita finiva a botte era tutto brutto. Poi proprio io, figurati, mi appartavo silenzioso, perché non si capiva nulla e faceva male all’anima. Non voglio pensare che la tua sia un'arrampicata, come arrivare da solo alla cima più alta e più impervia da scalare. Non basta la riuscita personale quella che desta ammirazione. Questa non è una scalata, siamo in strada, in cammino fra gli uni e gli altri, ne va del nostro starci accanto. Anche con le parole si fa a botte. Lo dico sempre, andiamo a scoprire i significati delle parole, ne fanno anche trasmissioni televisive, ma non si va mai a pensare alla funzione essenziale della parola, che è il rivolgersi. Ogni parola non ha definizione di significato che non sia il racconto di chi la rivolge a chi si rivolge. Questo la capiamo quando ci parliamo in noi stessi, ci rivolgiamo, senza che pronunciamo parole, pensiamo, ci ascoltiamo. Così ti scrivo Erri, dentro di me, rivolgendomi a me stesso parlandomi e facendo il tuo nome come tante volte anche adesso che non ci vediamo più tanto, da tanto, troppo tempo è passato. Giuseppe Ferraro filosofo