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@rosariaritortoblog
Osservate più spesso le stelle Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo. Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete.. Pavel A. Florenskij - da Non dimenticatemi 1935.
Habeas corpus? Dipende dal colore della pelle
di Tomaso Montanari
(...) Habeas corpus. Sono quasi novecento anni che quando parliamo del dovere dello Stato di rendere puntualmente conto di ogni restrizione della libertà personale dei suoi cittadini citiamo il ‘corpo’. Un modo potente per alludere al nucleo più intangibile della libertà, l’integrità fisica del prigioniero, che lo Stato deve religiosamente garantire: «È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà», dice l’articolo 13, che nella nostra Costituzione recepisce, subito dopo i dodici principi fondamentali, proprio quello dell’ Habeas corpus .
Ebbene, è difficile immaginare una violazione più drammatica dell’habeas corpus di quella documentata nell’interminabile video che documenta l’agonia e la morte di Abderrahim Fakir. Un corpo che viene affidato allo Stato per essere difeso da se stesso, e che invece viene condotto a morte dalle mani stesse dello Stato. Comunque sia andata, si tratta di una colossale catastrofe delle basi stesse dello stato di diritto. Un evento che nega i fondamenti della nostra Costituzione, la quale ammette l’uso legittimo della forza, di cui lo Stato ha il monopolio, ma esclude in ogni modo la violenza. Ed è proprio la violenza, una violenza protratta e insensata, la protagonista di quel terrificante filmato: alla fine del quale la persona umana non esiste più, e un corpo giace a terra, senza vita.
La coincidenza temporale degli eventi, ma soprattutto la reazione dell’estrema destra che governa il Paese, hanno reso inevitabile accostare questo episodio alla carcerazione del gioielliere condannato in via definitiva per il duplice omicidio dei rapinatori in fuga dal suo negozio.
La coincidenza temporale degli eventi, ma soprattutto la reazione dell’estrema destra che governa il Paese, hanno reso inevitabile accostare questo episodio alla carcerazione del gioielliere condannato in via definitiva per il duplice omicidio dei rapinatori in fuga dal suo negozio. A Bologna si difende a oltranza il diritto dello Stato a usare la forza in un modo e in una misura che si vorrebbe insindacabile, a Grinzane si grida che lo Stato si deve spogliare del suo monopolio, consentendo che la forza venga usata per strada da un privato cittadino, attraverso la violenza estrema di una duplice esecuzione sommaria. Una schizofrenia che rende evidente una cosa: questa destra non ha nulla a che fare con la legge e con l’ordine, ha invece a che fare con l’apologia della violenza.
Di fronte a questa evidenza, assai difficile da cancellare, sono subito scattati in piedi, o in ginocchio, i difensori d’ufficio della destra e accusatori non meno d’ufficio della sinistra, e così si è dovuto leggere, sul Corriere della sera, che l’invocazione di Vannacci, Meloni e Salvini per una legittima difesa senza limiti avrebbe un perfetto corrispondente nella piazza di Bologna, che avrebbe accolto una «manifestazione di protesta che altro non poteva diventare se non un atto d’accusa nei confronti delle forze dell’ordine, dando così copertura involontaria ma implicita a nuove violenze di piazza». Si stenta a credere che l’esplicita apologia di un reato gravissimo compiuta dai vertici del governo possa essere messa sullo stesso piano di una piazza in cui si è chiesta esplicitamente «non vendetta, ma giustizia».
Un parallelo indegno e grottesco, che vorrebbe gettare fango su una città, Bologna, che ha nella sua identità civile la capacità di reagire alla violenza riunendo i corpi liberi delle cittadine e dei cittadini nello spazio pubblico. La città della strage della stazione: una strage di estrema destra, sarà il caso di ricordare, prima che altre incredibili fumisterie provino a cancellare anche questo. La conclusione del Corriere è da manuale, excusatio non petita inclusa: «Lo diciamo a entrambi gli schieramenti, e non per ‘cerchiobottismo’: ma per il dovere comune di tenere al riparo quei principi liberali che sono condizioni essenziali per garantire la convivenza civile». La morale è chiarissima: tutti colpevoli nessuno è colpevole. E la destra di governo è servita.
(...) La realtà, però, è un’altra. Ed è che questa destra non si riconosce nelle regole dello Stato di diritto, né in quelle della Costituzione, e per una ragione molto semplice: perché non riconosce l’esistenza della persona umana in quanto tale. Perché l’ideologia che la fonda distingue gli umani a seconda della loro pelle, del loro sangue, della loro religione e del loro ceto. In questa visione, la violenza è sempre ammessa se è dall’alto verso il basso: da un gioielliere su un rapinatore, da un poliziotto bianco cristiano su un fermato marocchino musulmano. Ecco la chiave ermeneutica che restituisce, infine, coerenza a posizioni che sembrano contraddittorie: e che tornano perfettamente leggibili se si assume l’aberrante punto di vista per cui le vite non sono tutte uguali. Del resto, non è la stessa destra che difende l’idea di sequestrare migranti su una nave, la stessa destra complice del genocidio di Gaza?
Habeas corpus? Dipende: di che colore è il corpo di cui si parla?
Tomaso Montanari , " Il Fatto Quotidiano "
23/07/2026
Odio l’estate. Odio il mese di agosto fino al giorno di ferragosto.
Tutti partono e ci chiedono se anche noi partiremo. Impossibile rispondere, quando siamo nel numero di quelli che non hanno voglia né di partire né di restare.
Io non trovavo il mondo triste, lo trovavo bellissimo, solo che a me per qualche ragione oscura era vietato di celebrarne le radiose giornate, così non potevo che cercare e amare l’autunno, l’inverno, il crepuscolo, la pioggia e la notte. Scopersi, in seguito, che una simile sensazione non ero io sola a provarla, che era una sensazione comune a molti, perché molti come me in qualche istante della loro esistenza si sono sentiti esclusi e mortificati dall’estate, giudicati per sempre indegni di raccogliere i frutti dell’universo. Molti come me allora hanno odiato lo splendore abbagliante del cielo sui prati e sui boschi. Molti come me ai primi segni dell’estate si sentono in angoscia come all’annuncio di una disgrazia, perché in essi risorge lo spavento del giudizio e della condanna» .
Natalia Ginzburg - Intervista de La Stampa 11 luglio 1991 intitolata “Maledette vacanze”
Claude Monet Arriving at Mongeron 1876
Claude Monet Effetto neve ad Argenteuil 1872/1874
Claude Monet il sentiero del giardino a Giverny 1902
Claude Monet Prato con pioppi vicino Argenteuil 1875
PIER PAOLO PASOLINI, Affabulazione. Piliade (Milano, Garzanti 1977). Film classici Padre nostro che sei nei Cieli, io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita. Ho sempre avuto negli occhi un velo d'ironia. Padre nostro che sei nei Cieli: ecco un tuo figlio che, in terra, è padre... È a terra, non si difende più... Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti. È loquace. Come quelli che hanno appena avuto una disgrazia e sono abituati alle disgrazie. Anzi, ha bisogno, lui, di parlare: tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi. Quanta inutile buona educazione! Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita. Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere. Per difendermi, dopo l'ironia, avevo il silenzio.
SOREN KIERKEGAARD, Aut-Aut, 1843. Esistere significa "poter scegliere"; anzi, essere possibilità. Ma ciò non costituisce la ricchezza, bensì la miseria dell'uomo. La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all'alternativa di una "possibilità che sì" e di una "possibilità che no" senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell'altro.
La sangre inocente y lejana, pero tan cerca y tan tibia en el espejo de los ojos. After AGNUS DEI by Francisco de Zurbarán
Oh Rascal Children of Gaza
You who constantly disturbed me with your screams under my window,
You who filled every morning with rush and chaos,
You who broke my vase and stole the lonely flower on my balcony,
Come back –
And scream as you want,
And break all the vases,
Steal all the flowers,
Come back,
Just come back…
- Khaled Juma, Palestinian poet
Sarebbe questa la famosa America? di Michele Serra Il discorso di Trump in occasione del 4 luglio è stato talmente puerile, elementare, privo di qualunque gravame culturale o psicologico, da costringere a chiedersi se non siano la protervia, l’avidità o la violenza, ma sia l’ignoranza la peggiore minaccia per il futuro dell’umanità. E pure per il presente. La stolta idea che esista un Bene (l’America) e un Male (la non America, per comodità di Trump ribattezzata “il comunismo”) è, prima di essere un’idea fanatica, un’idea paurosamente incolta. Per arrivare a formularla, ed esprimerla in pubblico, bisogna non sapere niente non solo del mondo, ma perfino degli americani, che del mondo sono comunque un piccolo spicchio (per la precisione: circa il 2,4 per cento del totale del genere umano). Bisogna credere che ogni possibile scrupolo di equità sociale, specie se alligna sul sacro suolo americano, sia “comunismo”. Che avere fede nell’America equivalga ad avere fede in Dio, perché le regole dell’America sono le stesse di Dio, e dunque gli atei (sinonimo di comunisti) sono nemici da schiacciare o corpi estranei da espellere (che differenza c’è con gli ayatollah?). Bisogna credere che arricchirsi sfruttando un ruolo pubblico (come sta facendo, sfrontatamente, Trump) sia lecito, sia in regola con “l’America”; mentre tassare i miliardari per aiutare i poveri sia invece “un furto” perpetrato dal comunismo ai danni dell’America. Un farmer bianco, povero e incazzato, che scende dal suo pickup per andare a mangiare tre dollari di robaccia in un fastfood di paese, non avrebbe saputo dire di peggio. Va bene che gli intellettuali servono a poco; in compenso si capisce bene a cosa servono gli ignoranti, specie quando vanno al potere: a rendere il mondo perfino più stupido e cattivo. La tiratura de “la Repubblica” di sabato 04 luglio 2026
Per ribellarsi occorrono sogni che bruciano anche da svegli, occorre il dolore dell'ingiustizia, la febbre che toglie all'uomo la malattia della paura, dell'avidità, del servilismo. Per ribellarsi bisogna saper guardare oltre i muri, oltre il mare, oltre le misure del mondo. La miseria dell'uomo incendia la terra ovunque, ma è un fuoco sterile, che cancella e impoverisce. È un fuoco che odia ciò che lo genera, è cenere senza storia. Saper bruciare solo ciò da cui poi nascerà erba nuova, ecco la vera ribellione. Stefano Benni, Spiriti, 2000
Deve essere a scelta. Cambiare, purché niente cambi. È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena. Ha gli occhi se occorre, ora azzurri, ora grigi, neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime. Dorme con lui come la prima volta, l’unica al mondo. Gli darà quattro figli, nessuno, uno. Ingenua, ma è un’ottima consigliera. Debole, ma ce la farà. Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà. Legge Jaspers e le riviste femminili. Non sa a cosa serve questa vite, e costruirà un ponte. Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane. Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata, soldi suoi per un viaggio lungo e lontano, una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka. Dov'è che corre, non sarà stanca? Ma no, solo un poco, molto, non importa. O lo ama, o si è intestardita. Nel bene, nel male, e per l’amore del cielo. Wislawa Szymborska, Ritratto di donna, da La gioia di scrivere. Tutte le poesie
Alberi da frutto Gustav Klimt
minimalist collage with rose and water
I unmemorize
the hymns of logic
from the slumbering tongue
and the inner lifeframes
where a space I hold
for the barefoot steps
when they come
in flower-like silence
through the gravity
of air and water
And hands and heart
-cast iron breathing, I open
for the sensual burial of reason
2:09am
Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro in perpetuo volo. La vita la sfioro com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch'essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca.
Vincenzo Cardarelli
Quello che vorrei dipingere
è la luce del sole sulla parete
di una casa.
Edward Hopper
Il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull'anima. Il colore è il tasto, l'occhio il martelletto, l'anima è il pianoforte dalle molte corde.
Vassily Kandinsky, Lo spirituale nell'arte, 1910
Dipinto di Vassily Kandinsky, "Giallo, Rosso, Blu", 1925