Rabbia - Il ragazzo ci sa fare – abbozzò Lorenz - andiamo sul divano? - Ha avuto delle ottime insegnanti – rise ironicamente il principe de
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Rabbia - Il ragazzo ci sa fare – abbozzò Lorenz - andiamo sul divano? - Ha avuto delle ottime insegnanti – rise ironicamente il principe de
Brama La musica allietava la tavola dei nobili Ashvy che sorseggiavano vino gustando un arrosto di daino selvatico, regalo di un cacciatore
Stizza Rohanda sorseggiava un cocktail guardando lo specchio magico. Osservava annoiata le movenze di Yarko - Darlyne - chiamò la regina.
Prima parte Le pulsioni del mondo Capitolo 1 -Il cerimoniale - Quindi, chi mandiamo? Daejil si espresse con rinnovato vigore – Yarko, mia r
Il quadro di Deborah
Il quadro di Deborah
Jhansi. Luglio 1847
- Beatrix, vieni a vedere. - Cosa c'è Susan? - Una sfilata popolare: una di quelle ricorrenze religiose che questi indigeni festeggiano. - Sono stufa di vedere le cerimonie di questi selvaggi, Quando ero bambina, mio padre mi portava spesso al palazzo del raja, mi annoiavo a morte. - Ma perché? Sono cerimonie caratteristiche e... - No, Susan. Da quando tuo padre è viceré delle Indie, qui nel Jhansi sono cambiate molte cose e non siamo più costretti a presenziare a banchetti diplomatici. - Miss Roe, miss Roe... - Cosa c'è Upama? - Se c'è una cosa che odio è essere interrotta dalla servitù - Perché urli? - Ho preparato le pietanze per la cena e la tavola è imbandita. - Bene. Hai fatto il tuo dovere. Ora vai in cucina, ci stai importunando. - Ma miss Roe... - Cosa c'è ancora? - Queste sguattere mi danno ai nervi. - Stamane avevo chiesto a vostro padre se io e Vanita potevamo assentarci per la festa del plenilunio, Lord Roe aveva acconsentito. - Mio padre vi ha concesso di assentarvi? - Si, miss Roe. Vostro padre è uscito per incontrare il raja al tempio, ma dovete credermi se... - Upama, piantala di dire certe assurdità e fila al lavoro o quando tornerà mio padre ti farò punire. - Ma le giuro che.... - piange, che donna patetica - è la festa del plenilunio della potentissima dea Dakarta. Ogni anno preghiamo affinché lei riesca a contenere le schiere di Asura nel sottosuolo e dia prosperità e ricchezza al paese, anche a voi inglesi. La prego, sia gentile. La cosa più ridicola è che Vanita le regge il gioco e sta li impalata a piangere con sua sorella. Sembrava più sveglia. - Ho detto di finirla. Possibile che non si possa parlare con una amica in tranquillità in questa casa? - quello che più mi irrita è che mi trovo costretta ad alzare la voce per farmi obbedire. Finalmente le due inservienti si levano dai piedi. Le vedo confabulare risentite ma non mi interessa. Come si permettono di concedersi queste libertà? Basta che mio padre si allontani che cercano di comandare in casa altrui. - Perdonami Susan. Sono mortificata. Ti giuro che le farò punire severamente. - Ma no Beatrix. In fondo non han fatto nulla di male: volevano solo partecipare alla cerimonia che si svolge per le strade e... - Sono solamente un'accozzaglia di superstizioni e barbare credenze. Nulla di interessante, credimi. Solo una banale scusa per non lavorare, come tu stessa hai potuto constatare. Susan scuote la testa con noncuranza, la sto annoiando. - Andiamo a cena, o si rovineranno le pietanze. ***
Apro gli occhi ma è tutto scuro, non riesco a vedere nulla, nemmeno le candele sulla mia scrivania: ricordo di essere andata a letto dopo che Susan è andata via. Ma poi? Dei panni in raso mi coprono il volto. Non riesco a muovermi liberamente. Che succede? Mi agito ma è tutto inutile. Qualche malintenzionato mi ha legato con le mie stesse lenzuola. - Fermi! Dove mi state portando? - Zitta infedele. Il rito di Dakarta non può aspettare. Che diamine vanno farfugliando questi stupidi selvaggi? - Io sono la figlia di Lord Sigfrid Roe e quando mio padre verrà a saperlo vi farà tagliare la testa. - È inutile che urli, – mi rimbrotta un selvaggio - siamo nelle segrete del tempio, nelle viscere della terra e nessuno può sentirti. Che cosa? Questi selvaggi mi hanno rapito! Me la pagheranno! Mio padre non gliela farà passare liscia. - Cosa volete farmi, maledetti primitivi? Nessuno si degna di rispondermi anzi mi spingono con sdegno a terra. Dal brusio intuisco sono in molti ad accerchiarmi. - Rispondetemi maledizione! - Odio mostrarmi disperata, ma sono sconvolta. - Come avete potuto...? Quattro robuste braccia strappano il raso che mi avvolgeva. Finalmente rivedo la luce: sono in una grande sala; quattro loschi figuri, in abiti militari, mi circondano; fanno parte della guardia personale del Raja, li ho già visti a palazzo. Traditore! Pagherà anche lui quest'affronto.
Gli altri presenti sembrano religiosi e fanatici e... ma quella è...No! Non è possibile: Susan parla con le mie domestiche, Upama e Vanita. È stata lei a tradirmi! estratto da La Pinacoteca https://www.amazon.it/Pinacoteca-Ryw-Gekido/dp/B0B8VNKB2P
Il quadro di Julianne
Il quadro di Julianne Lacoste. Novembre 1776 - Mi raccomando Julianne, niente colpi di testa! – irrompe mia madre - Il Marchese gode fama di uomo eccentrico, ma è giusto e generoso. Al suo servizio, potrai vivere dignitosamente senza dover mendicare. Non le rispondo nemmeno: la verità è che non vede l'ora di liberarsi di me perché non può sfamarmi. Non gliene faccio una colpa; siamo cinque fratelli. Una donna che dopo quattro tentativi non ha ancora pescato l'uomo giusto, proprio non ha speranza. Sulla soglia si staglia un uomo con una divisa ornata di strass azzurri e rossi, i colori della Francia, dicono. Ci osserva severo. - Ci hanno suggerito di rivolgerci al Marchese. – si appressa mia madre - Dicono cerchi ragazze educate, sveglie e intelligenti. Il maggiordomo la guarda di sottecchi. - Ho solo accompagnato mia figlia. Il maggiordomo tira un respiro di sollievo, mi rivolge un sorriso compiaciuto e ci fa entrare.- Prego, accomodatevi nelle cucine. Justine vi porterà qualcosa da mangiare non appena avrà servito gli ospiti. Un domestico ci fa strada: in cucina, una sorridente ragazza prepara del vino dolce aromatico: il profumo dell'assenzio aggiunto al vino permea l'aere circostante - Il Marchese è impegnato con il suo amico, il conte di Montreau, ma quando si tratta di nuove ancelle, si precipita ad accoglierle. Mia madre resta impassibile. Perché avrà parlato di ancelle? Quel termine la dice lunga, il sol pensiero mi imbarazza. Chi sarà realmente quest'uomo? Ho sentito pareri discordanti sul suo conto: non so quanto siano attendibili le voci di ignoranti gratta terra. - Sapete cucinare? - mi chiede Justine. - Che banalità! - mi precede mia madre stizzita - Mia figlia sa far tutto, l'ho educata perché fosse una eccellente padrona di casa e sapesse gestire la prole. Justine sorride ironicamente – Capisco! In tal caso, il Marchese valuterà che posizione assegnarle al castello. tratto da La Pinacoteca https://www.amazon.it/Pinacoteca-Ryw-Gekido/dp/B0B8VNKB2P