YOU ARE THE REASON
Jules of Nature
Cosimo Galluzzi

Janaina Medeiros
he wasn't even looking at me and he found me
Alisa U Zemlji Chuda

❣ Chile in a Photography ❣
Three Goblin Art

titsay
Misplaced Lens Cap
Sweet Seals For You, Always

Andulka
2025 on Tumblr: Trends That Defined the Year

Product Placement
No title available

No title available
NASA
KIROKAZE
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open
styofa doing anything
seen from Türkiye

seen from United States
seen from Canada
seen from United States

seen from Malaysia

seen from Germany
seen from Türkiye
seen from United States
seen from Lithuania

seen from United States

seen from Australia

seen from United States
seen from Mexico

seen from United States
seen from Germany

seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from Indonesia
seen from United States
seen from United States
@salva1q84
“All’improvviso ecco che qualcosa non va più, un meccanismo perfettissimo funzionante a meraviglia di colpo si inceppa, i giorni diventano secoli la mente non conosce più il tempo. L’istinto scatta affannoso alla ricerca di un’ancora antica, ma qualcosa, irreparabile e grandioso, è successo. Il passato è uno stagno, il futuro ancora più oscuro. L’idea di morte è qui, a un passo da me, posso coglierla, come sollevare un bambino. La mia idea di morte si fa chiara in questo vuoto, come l’idea di Dio. A me Dio piace indovinarlo in una pietra qualunque, in un’infanzia serena, in un frutto maturo, nell’onda del mare che come la morte cancella il mio nome.”
— Salvatore Toma, Quad. XV, in varie stesure, “Canzoniere della morte”, Einaudi, 1999. (via punti-disutura)
“Alcuni cercano le donne per goderne e poi pensare liberamente ad altro. E così sono portati a desiderare di cambiarne. Altri hanno una donna come si hanno delle pantofole, confortevolmente sempre le stesse. Ma pochi, veramente pochi, desiderano nella donna un essere vivente sempre pieno di scoperte e di attrattive, un piccolo mondo, che, posseduto quanto più possibile a fondo, conservi ancora oscurità e intimità infinite. Questi ultimi sono gli autentici amanti. Ma sono rarissimi […]”
— Paul Valéry, Quaderni, vol. quinto - Eros
….cuore e vento…
“Dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un’unica piaga bruciante e cocente, quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel momento in cui, soli e paralizzati in mezzo allo squallore, volgiamo lo sguardo alla vita e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta.”
— Hermann Hesse su Dostoevskij
Era il tempo in cui andavano scoprendosi, raccontandosi le loro vite, interrogandosi.
- E ti sentivi solo?
- Mi mancavi tu.
- Ma solo rispetto al resto del mondo?
- No. Perché? Avevo sempre qualcosa da fare con altra gente: ho colto frutta, ho studiato filosofia. Non è così per tutti?
- Tu solo sei così, perciò ti amo.
Italo Calvino, “Il barone rampante”
“L'amore è personale, è di pertinenza di chi lo prova. […] Uno sente caldo, stanchezza, sonno. Nessuno sente il caldo, il sonno o la stanchezza di un altro. Due non saranno mai uno.”
Efraim Medina Reyes
Non è facile essere un cronopio. Lo so per ragioni profonde, per aver cercato di diventarlo lungo tutta la mia vita, conosco le sconfitte, le rinunce e i tradimenti. Essere un fama o una speranza è facile, basta lasciarsi andare e la vita fa il resto. Essere cronopio vuol dire essere contropelo, controluce, controromanzo, controdanza, contro tutto ogni giorno, contro ogni cosa che gli altri accettano come dettame di legge. Ma se essere un cronopio è difficile, altrettanto difficile è rappresentare i cronopios, disegnarli o scolpirli.
Julio Cortazar
* Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie. La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi […] La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti […] C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata […] E c’è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.
Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere
Che vita Agrah...Avarahhh
Qualcuno una volta ha detto che diventiamo sempre più difficili da amare ogni anno che passa, perché col passare del tempo le nostre storie crescono in modo così intricato che i nuovi arrivati non possono più imbattersi nelle profondità del nostro cuore.
Adrian Barnes (via ilfascinodelvago)
Monica Vitti.
…schivare…
È vicino il momento in cui andremo insieme solo in posti bellissimi, degni di te, in tutti i più bei posti del mondo, degni di te, in tutti i più bei posti del mondo, degni anche del bikini e del meraviglioso tuo corpo in bikini che però mi piacerebbe essere solo io a vedere, perciò andremo solo in posti molto solitari. Un'eremita bionda e bellissima in bikini, con un signore nero e secco: ecco la perfetta incarnazione delle nostre vacanze future.
Italo Calvino a Elsa De’ Giorgi in Ho visto partire il tuo treno (nel 2012 lessi qualche loro lettera per caso, rovistando negli archivi La Stampa, oggi scopro leggendo Annalena Benini sul Foglio che Feltrinelli ha ristampato questo libro ormai introvabile: «Lui prendeva treni per incontrare Elsa in qualche città di mezzo, fra Torino e Roma, dove si salutavano e litigavano e leggevano negli alberghi», mi ricorda Ada o ardore ma forse perché sono fissata «Folleggiarono e viaggiarono, e bisticciarono, e volarono di nuovo l'uno nelle braccia dell'altra.»)
Aldo Busi a Eugenio Montale:
_che cos’è la poesia?
M. è tutto quel poco che resta, quando tutto il resto è morto.
Il desiderio sessuale, soprattutto quando si concentra nell’innamoramento, fissandosi su una donna determinata, è la quintessenza dell’imbroglio di questo nobile mondo; perché promette così indicibilmente, infinitamente e straordinariamente molto, e mantiene poi così miserabilmente poco.
L’arte di insultare