Vedi, io me lo ricordo bene da dove cominciato il mio amore per gli abbracci.
Ero ad inizio seconda media, poco prima delle vacanze di Natale, periodo in cui io vado sempre al ritiro d'Avvento durante un weekend, quindi partendo il sabato dopo pranzo e tornando la domenica sera. Io le medie avevo il sabato a scuola, per cui sono andata al ritiro direttamente da scuola. Quel giorno ero andata a scuola con i capelli tagliati (facevano pena) ed è stato probabilmente uno dei primi giorni in cui la mia classe ha cominciato a prendermi in giro. Ricordo che avevamo un'ora di supplenza nella quale, non so perché, si parlava anche del padre di un mio compagno che si era suicidato quell'estate. Beh, in realtà eravamo divisi in gruppi a chiacchierare ed io ero (probabilmente) da sola con una mia "amica" sedute ai nostri posti al centro della classe. Di fianco a noi c'era il gruppo che parlava di quel compagno e di lato ma dietro c'erano i maschi. Ovviamente c'erano altri gruppi ma io ho impressi nella memoria solo quelli coinvolti nel mio racconto. Perché quel giorno i ragazzi si sono messi a fare commenti (negativi) sul mio aspetto fisico e l'altro gruppo sul fatto che io avrei detto (cosa che non ho mai fatto) cose brutte sull'accaduto.
Da quel giorno tutti i miei compagni hanno cominciato a farmi sentire sempre più brutta con le loro prese in giro (ancora oggi, nonostante io sia cambiata molto, sono convinta di essere brutta a causa loro. E di Giorgia, ma tanto quando l'ho conosciuta il danno era fatto) e a parlare male di me, della mia famiglia e della mia religione, perché ero diventata il modo per sfogarsi: qualsiasi cosa era colpa mia, che fosse il dolore di quel mio compagno o brani venuti male in orchestra (andavo alle medie musicali), era sempre a causa mia. Io li capisco, erano piccoli e avevano bisogno di sfogarsi, non si rendevano neanche conto di quanto mi facesse soffrire.
Comunque, torniamo al perché questo c'entra con gli abbracci. Dopo quel sabato infernale sono partita per il ritiro promettendomi di viverlo al meglio, ma ogni volta che si parlava di se stessi, di fare qualcosa per cui gli altri mi avrebbero vista, anche solo quando qualcuno notava i miei capelli o vedevo che mi gusrdava mentre sorridevo, io mi sentivo a disagio nella mia stessa pelle e sentivo n letto un vuoto che mi faceva venire bisogno di piegarmi su me stessa. E tuttora è così, ho questo vuoto, mi sento a disagio a farmi vedere (odio quando le persone mi guardano veramente, perché sento che anche loro vedono i miei difetti così) ma ora, dopo 5 anni di queste sensazioni, sono abituata, allora no. Non sapevo cosa fosse quel vuoto, volevo solo che andasse via, a tutti i costi. E a quel ritiro ho conosciuto Ale, un educatore che all'epoca aveva appena 18 anni, che era (ed è tuttora, ma ci siamo allontanati ultimamente, ce l'ho ancora con lui) affettuoso come pochi: lui amava abbracciare e lo faceva sempre senza problemi, anche con persone che conosceva da poco. Quindi mi ha abbracciata. Era la prima volta che qualcuno al di fuori della mia famiglia lo faceva, ma sopratutto quell'abbraccio ha colmato il vuoto.
In una giornata come quella, con tutto il dolore che provavo, quell'abbraccio è stato tutto ciò di cui avevo bisogno.
Da quel momento gli abbracci sono diventati la mia ancora di salvezza, mio porto sicuro in giornate di crolli emotivi, di prese in giro, di pianti; gli abbracci mi facevano stare bene, sentire sicura.
Fino alla fine delle medie l'unico che mi abbracciava era proprio Ale, poi ho conosciuto Michele ed era il periodo in cui non mi facevo problemi a chiedere di essere abbracciata. E poi con lui ho sempre sentito la libertà di dirgli qualsiasi cosa, potremmo dire che sia stato "amore a prima vista". Però poi Ale si è allontanato e quando ho saputo di Michele la mia vita è andata completamente a rotoli.
Quando mia madre mi ha chiamata per dirmi che se n'era andato io ero ad un campo in montagna a fare l'animatrice. Ricordo bene di aver preso il telefono controvoglia dato che stavo facendo giocando una bambina e di essermi allontanata, poi mia madre mi ha detto che c'era stato un incidente a Michele ed io ho cominciato a delirare e a non capire, fino a quando mi ha effettivamente detto che non si era ucciso ed io sono scoppiata a piangere. Sarei caduta se non mi fossi appoggiata al tavolo di fianco a me e se una mia amica non fosse corsa ad abbracciarmi. Da quel momento al campo (e nella mia vita) non sono più stata la stessa. Ho chiesto tanti di quegli abbracci nella disperata speranza che qualcuno riempisse il vuoto, ma non era lo stesso, era un vuoto nuovo, mille volte più profondo, che ancora oggi non sono riuscita a colmare. Per colpa di esso sono stata apatica e depressa (seriamente) da quel momento. Per colpa di esso ora sto piangendo, per colpa di esso sono il casino che conosci.
Vedi, ormai questo vuoto è diventato come un pozzo dentro me stessa ed io ci sono caduta dentro.
Tutto questo per chiederti un abbraccio? Sì. Perché ora sai cosa significhi per me, quindi vorrei che tu rispondessi dando alla risposta altrettanto significato.