Sono una che lascia posto un po’ anche ai sogni oltre alla realtà, una che fissando un fiore non pensa semplicemente alla bellezza, ma alla storia che c'è dietro, osservandone i particolari. Una che l'ottimismo non l'ha ancora conosciuto, in fondo ognuno di noi ha delle filosofie di vita, io sono dell'idea che l'essere pessimisti a volte rovina un po’ la vita, ma diciamocelo, quando i presentimenti negativi si trasformano in positività, la gioia che si prova non ha limiti, al contrario degli ottimisti e dei loro pensieri positivi che davanti ad una scossa negativa si lasciano andare. “Lasciano andare”, quante volte l'ho fatto anche io, quante volte senza un motivo valido e reale, ma bene o male nella mia instabilità mi sono sempre rialzata. Sono una di quelle persone che amano i contorni superflui, prendiamo un buon caffè, la panna è un ottimo contorno, un'aggiunta senza la quale il caffè assumerebbe un gusto più spoglio. Sono innamorata. Amo la mia famiglia, amo lei, ma non ho ancora imparato ad amare me stessa, ma ci sto lavorando. Amo la pioggia, osservare i piccoli canali che si formano sulle strade, mi fermo ad immaginare delle piccole barche che navigano chissà verso quale avventura, con un capitano al timone che dirige la navigazione e tutta la ciurma entusiasta dei suoi ordini. Dietro ad ogni cosa c'è una storia, c'è, beh, non saprei se c'è, io la vedo. Mi piace osservare, un po’ meno parlare, fare l'amore ma anche dormire. Mi piacciono i punti, non le virgole, mi piace toccare con mano e crearmi le mie certezze, non vivere di ipotesi. Mi piace il mare ma non so nuotare bene. A volte credo in Dio, mi guardo intorno e credo più alla scienza. Mi piacciono i colori forti, decisi, quelli che nessun altro colore riuscirebbe a superare. Adoro spogliarmi piano piano ma custodire dei piccoli segreti solo per te. Non seguo la massa, odio la moda, preferisco contraddistinguermi nel mio anonimato. Cambio idea ogni manciata di secondi, piango spesso, sogno anche troppo. Scrivo quando ho qualcosa da raccontare non per abitudine. Scrivo perché mi fa stare bene e scrivo perché mi fa stare male. Scrivo spesso la notte, invece di dormire. Dormo spesso di giorno, invece di scrivere. La normalità non penso di raggiungerla molto in fretta, ma andiamo, che cosa ce ne facciamo della normalità quando tutto questo mondo è già così banale? Cosa ce ne facciamo noi di un mondo così incerto? Non ci resta che rimettere in tasca i pensieri e aspettare un mondo migliore. Un mondo dove nessuno ci proibisce di sognare, dove tutto profuma di fresco, dove il sole fa fatica a tramontare, dove sbagliare non è sbagliato, dove i fiori non vengono colti, dove le speranze non ce le spezza nessuno, dove non esistono migliori o peggiori, vinti o sconfitti. Un mondo dove le stelle non possono nascondersi, dove la pioggia non bagna, dove l'amore esiste per tutti, dove le differenze diventano uguaglianze, dove le etichette vengono strappate, dove la gente muore quando ormai la vita ha regalato tutto, senza rimpianti, senza rimorsi, senza timori. Un mondo dove tutti abbiamo le stesse possibilità, a pari merito, senza gradini, senza podi, partire come in una gara, tutti sulla stessa linea bianca, senza vantaggi, senza discapito. Dove il male ce lo creiamo da soli, a nostro piacimento senza destini malandrini, dove i litigi nascono per seri motivi, lasciando stare i generi, le mode e la classe. Un mondo dove le stranezze diventano curiose, dove lo star male non è sinonimo di depressione, dove lo star bene non è sinonimo di esuberanza. Dove avere qualche chilo in più non significa essere obesi, dove averne qualche in meno non significa essere anoressici. Un mondo senza convinzioni, senza falsi eroi, senza sporcizia. Un mondo dove chi sogna, ogni notte lo frequenta e lo vive davvero.