Ma la carne e le viscere non sono solo massa, non sono solo chili e centimetri. Sono anche un fremito, un palpito, una scossa, qualcosa di non riducibile alla logica deterministica del positivismo, alla dialettica algebrica, all’astratto moralismo. Amare la vita tutta intera - con le parole di Aliosa Karamazov - più della logica risoluzione di essa a un semplice pensiero, a un teorema, a un sistema di postulati. Amare la vita più di una devitalizzante sua metamorfosi, che ne rimuova i drammi, le inconcludenze, gli errori. Meglio sbagliare da vivi che ridursi a manichini perfetti.
E che cosa c’è allora, dentro questa vita "intera", che la renda davvero desiderabile, preferibile al niente, o al mondo dorato dei sogni e delle utopie del progresso? Dostoevskij definisce il cuore dell’uomo (e dunque la vita stessa) un campo di battaglia, un luogo di tensione inesorabile. Definisce ogni istante dell’esistenza il momento di un’opzione decisiva. Si tratta della nostra libertà: questo è il privilegio che rende la vita "bella" anche se difficile (o forse proprio perché tale). Vita che, ammette Dostoevskij, compie autenticamente se stessa, risponde davvero al proprio bisogno, quando di fronte alla gioia, alla bellezza, all’amore, si inginocchia e dice sì. Questo è ciò che rende la vita meglio del niente, non le idee nobili o le cose utili: ma ciò per cui al cuore viene spontaneo ringraziare. Il sorriso affascinante e puro, né maligno né sciocco, di un uomo che sia rimasto nel cuore bambino; la bellezza infinita che ci circonda, quella del sole che nasce e dell’erba che cresce; l'amore vigile, umile, attivo, che si trasforma in pietà per ogni indifeso.
Il male della nostra come di ogni epoca: l’indifferenza, l’accidia di chi rimane sempre scettico, di chi non si lascia mai andare e sta sempre con i remi in barca, ai piedi della scala, senza accettare la sfida che la nostra stessa natura, zeppa di desideri e domande, ci pone.
Le pagine di Dostoevskij sono lì apposta: perché noi si viva sempre accesi di passione e interesse per la realtà che ci viene incontro. Risuonano come una sveglia, come un rinnovato invito a quella vigilia che solo è vita vera.















