Ho perso quel briciolo di fiducia in me stessa che avevo, ormai non mi prendo del tempo per decidere se fare qualcosa o meno, devo agire d’impulso...o non agire per niente. Il guaio è che le domande arrivano sì, ma dopo, quando la situazione è irreversibile. E allora a cose fatte inizio a chiedermi se la mia impulsività non avrà ripercussioni sul mio futuro (compreso quello molto prossimo) e inizio a dubitare di me, delle mie scelte e delle mie capacità che si dimostreranno scarse quando sarà il momento di sfoderarle contro i sassolini, buttati dal tempo per intralciarmi la strada che non sarà più tanto liscia come l’avevo immaginata. Ho sempre avuto paura dell’ignoto, ma sono sempre riuscita a combattere contro questa mia debolezza pianificando ogni mia singola mossa: mia nonna mi guardava divertita quando le parlavo di matrimonio e dei nomi di tutta la discendenza, e addirittura dei voti che avrei preso per arrivare ad avere quella laurea in legge che tanto bramavo, e bramo ancora oggi. Mi ricordo quel sorriso, tanto dolce quanto sorpreso dalla semplicità di una bambina, stampato sul suo viso ricamato dai solchi delle rughe, quelle sue dita nodose e quegli occhi abbastanza profondi da contenere una vita intera, ma troppo scuri per poterla comprendere fino in fondo. E allora si mettevano a confronto storie, quelle di una piccola ragazzina, con ancora tutta una vita davanti, e quelle di una forte nonna, con una vita intera già vissuta ma solo in pezzi raccontata...








