Neve d’estate
Come lacrime fredde Sciogliesi lenta La neve d'Aprile. Ma se trova speranza Tiepida brilla Al Sole d'estate.
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Neve d’estate
Come lacrime fredde Sciogliesi lenta La neve d'Aprile. Ma se trova speranza Tiepida brilla Al Sole d'estate.
Il volto che appare sul disco lunare
(breve omaggio all'omonima opera di Plutarco) Soffiava un gelido vento sulla piana, ormai deserta. L'odore di carne e legno bruciato pervadeva l'aria come incenso funereo. Il silenzio pressoché totale, non più la ridente valle cantava serena, né gli uccelli tra i boschi e nemmeno l'acqua scorreva felice, ma risuonava tetra e densa del cremisi sangue degli innocenti. Come a voler nascondere dagli occhi del cielo quel triste paesaggio, la neve cominciava, lenta, a fioccare. Qual delicato pianto d'addio, qual silente litania per gli esanimi corpi. Faceva freddo, ma ormai non avevo più la forza per tremare, né per respirare. Tu eri lì, accanto a me, ma anche il tuo calore ormai era svanito. Avrei voluto urlare, chiedere aiuto, qualcuno, ma la mia voce ormai muta. Tutt'intorno si faceva buio, i sensi si affievolivano. "Cos'è questo sonno? Sto svanendo?" Mi chiedevo. "Non voglio andare, non voglio dormire... non lasciarmi!" E poi l'abisso, pesante, cominciò ad avvolgerci, la presa si allentò, fino a sfuggire. "Alastor!" Una fitta, fredda come una lama mi trafisse nel cuore, o quel che ne rimaneva. Un misto di indescrivibili e cupe sensazioni mi pervadeva in tutta l'essenza. Poi tornò in mente quella promessa, le Moire. Memoria, solo una goccia datemene da bere dalla fonte. "Chi sei?" Una voce in lontananza. "Prole della Terra e del Cielo stellato." E poi d'improvviso le tenebre si squarciarono, ero di nuovo sulla piana, pervasa d'un argenteo fascio di luce, ricordai ogni cosa e ti vidi, di nuovo, apristi gli occhi con me. "Alastor!" Esclamai. "Il nostro tempo è davvero concluso?" Rimase silente, contemplando qualcosa oltre i suoi occhi, poi voltandosi mi sorrise e con un dito indicò la Luna. "La Luna, è vero." "Andiamo?" "Andiamo." Lasciammo la presa ed assieme a molte luci vorticanti cominciammo a salire, verso il sacro germoglio di Deò. "La Moira intreccia, la Moira nasconde, mai separando i sacri vincoli dell'Uno." chiusi gli occhi e sorrisi infine anche io.
Εις την Σελήνη
Την νύχτα θα άδω την όψη λευκή, κι αγνή της Παρθένου με νου φωτεινό. Tην άστατη πάντα στον μαύρο ουρανό, αιώνια μονάρχη, αρχή τε και λήξη. Να ακούσεις τα λόγια καλά των πιστών, μαζί με τ'αστέρια, ναι, λάμπρυνε αυτά. Και φέρvοντας φως του νου στα φτερά, με χάρη λαλείς, πηγή των ψυχών. Translation: I’ll sing in the night the pale appearence, and pure of the Virgin with bright mind. The always changing in the dark sky, eternal queen origin and ending. Listen at the good words of the devotees, in the midst of the stars, yes, bright them. And bringing light of the mind on the wings, you sing with joy, source of the souls.
Un sogno
Ho fatto un sogno molto tempo fa. Ho visto un sogno pieno di speranza, gioia e tristezza. Ho vissuto un sogno, un sogno chiamato vita. Ho ancora un sogno, un sogno che sogna di ricordare e dal ricordare continua a sognare. Mi aspetterai? Passato e futuro. Ti vedrò ancora? Uniti per sempre nell'arco celeste. Chi siamo noi? Noi siamo te... e tu sei noi. La nostra storia è una storia di tutti. Una storia d'ognuno, perché ognuno è nell'Uno. E nel due, già. Quel due che è due ma ancora una volta uno, sia pur internamente duplice, ma anche molteplice. Come lo zolfo e il mercurio della nigredo e come il bianco candido dell'albedo, da cui s'arriva al sacro rubino. Perché l'Aphrodite suprema e l'Amore per Ella sono ciò che crea e permea ogni strato del Cosmo. Ed Amore, amico delle Grazie, sempre indica la via per le anime dei mortali. Ma vaghiamo nell'ombra, in un'epoca avvolta nell'ombra, cercando pallidi, distorti riflessi di ciò che fummo e ciò che realmente siamo. Inseguiamo pallidi riflessi di ciò che realmente vogliamo. Dove sei? Ma dentro di noi il fuoco è perenne, come perenne è l'Amore degli Dei e sempre tende la mano al sincero devoto. Mai, infatti, i genitori amorevoli abbandonano un figlio nella disperazione. Come potrebbero allora gli Dei? Aspettami, trovami. Con fiducia allora volgiamo lo sguardo alle luci sacre che brillano nelle tenebre, Lampade, e che insieme alla fanciulla dal manto dorato, la fanciulla che detiene le chiavi del cosmo, in alto riconducono le anime fuori dal vortice doloroso, fino alle sale luminose dei Cieli più alti. Ricorda quel Sogno, ricorda oltre il Sogno.
Λαμπρότητα
Λάμψε στο απέραντο άσπρο των άστρων. Πέταξε ελπίς μου, και φτάσε ψηλά, όπου διαρκώς κατοικούν οι Θεοί. English translation: Shine in the infinite white of the stars. Fly my hope, and reach upward, where eternally dwell the Gods.
Aqua
Canta silente la diva sul mare, Calando sull'onde la luce lunare. L'eco nascosta d'un inno solenne, Cela il segreto d'un fuoco perenne.
Oh Luna di tutti i mortali la madre, Terra che solchi la volta celeste, Mostra la via diritta al fedele, Se scorge di Notte il Sole perenne.
Τα Νέφη
Κλαίνε τα νέφη, του μαύρου ουρανού. Άνεμοι άδουν στην Νύχτα βαθιά.
Πές μου γιατί, Γαλάζιο Κορίτσι.
Άστρα θα μένουν, πέραν της θύελλας. Κρύβουν οι Αθάνατοι, το βήμα του χρόνου.
Canti d’Aurora
Un uomo di bianco vestito, pregava l'Ennodia Fanciulla. Secondo le norme del rito, volgeva lo sguardo alla Luna.
"Io prego quel nuovo futuro, futuro di eroi e devoti. Lo spirito splende già puro, e canti con tutto il suo fiato."
Ancora il Sole sorgerà e le sue frecce scaglierà. La Luna fulgida sarà, e nella Notte regnerà.
Un cantico come predetto, riunirà, le due parti divise in passato.
Un uomo di nero ammantato, offriva la spada alla Luna. L'antico destino celato, nell'acque di quella laguna.
"Io prego l'antica Memoria, Memoria compagna di Giove, La mente ricordi la gloria, e gridi con forza il suo nome."
Ancora il Sole sorgerà e le sue frecce scaglierà. La Luna fulgida sarà, e nella Notte regnerà.
Un cantico come predetto, riunirà, le due parti divise in passato.
All'alba dorata aneliamo, uniti da nuovo fervore. Agli astri le braccia tendiamo in preda a divino furore.
Ancora il Sole sorgerà e le sue frecce scaglierà. La Luna fulgida sarà, e nella Notte regnerà.
Un cantico come predetto, riunirà, le due parti divise in passato.
Ευχή
Aκούστε Ουρανοί τ᾿όνειρό μου, Τραγούδι τ᾿αγνό να πετάξει στην άσπρη Σελήνη. Μην πέσουν του λάτρη Σας μάταια τα Δάκρυα.
Wish upon the heavens
Could the sky listen my dream, May the high heavens gather my tears; Could the pure wish fly to the Moon, May the white ray dispel the gloom.
Rosso scarlatto
Rivoli rossi da candide nevi portano mali che piangon silenti; vacue speranze mi lasciano lieve canti smorzati dal gelo opprimente.
☆ Lunargento ☆
Moonlight
Oh Musa custode di riti ancestrali, d'antiche memorie dischiudi i portali. Or sia celebrata l'ennodia Đirona, l'egemone diva di bella corona.
Bianchi scaliamo la rocca sul mare, levando il peana nei cieli brumosi: Poscia bel miele versiamo sull'ara, dal chiaro di Luna la voce è pervasa.
Salve Regina custode di chiavi, Astro d'argento cantato dai savi.
Madre del tempo sul lago de’ primordi, Sòtera stilla le acque de’ ricordi.
Salve Fanciulla che nutri fanciulli, Mene brillante che vaghi sui monti.
Ascolta Regina la supplica alata, donando gentile Salute beata.
Mille fiori nel vento
Nelle tiepide notti primavera, volavano nel vento i petali degli alberi in fiore. E quella sera, la prima di Luna, l’aria ne era colma, assieme al loro intenso profumo. I sacri riti erano stati compiuti, il crepuscolo volgeva al termine, lasciando spazio alle tenebre ed al Carro Lunare, portatore del Sonno. Ma anziché festeggiare, banchettando gioviale, continuai il digiuno mi ritirai nel silenzio dei giardini. Strane sensazioni attraversavano il mio animo. Non dovevo forse ritenermi la persona più felice di quelle alte terre? Ovunque andassi venivo amata ed ammirata. Era davvero me che amavano, o soltanto la maschera sorridente che imponeva il mio ruolo? Al di là di tutto esisteva davvero qualcuno sulla Terra in grado di comprendere la mia solitudine? Queste ed altre domande si agitavano nella mia mente e nel mio cuore mentre mi adagiavo ai piedi di un ciliegio, ad osservare attraverso gli intricati rami in fiore le stelle: il Cielo era incredibilmente limpido, la falce d’argento appena visibile, nessuna traccia di nube. Tra tutte le stelle brillava più del solito l’Astro della Sera, di un oro intenso. “Cosa vuoi dirmi divina Zerynthia?” mormorai contemplandola. Le palpebre si facevano pesanti, mentre il Sonno scendeva. Fu solo un istante, un attimo prima che gli occhi si chiusero, ma la vidi, ne sono certo: una stella cadente brillò nello spazio tra Venere e la Luna d’argento. “Ael...” una voce gentile come il canto del mare chiamava il mio nome da lontano, portata dal vento. Avrei volentieri risposto a quel richiamo, ma il Sonno era sceso con tutto il suo peso sul mio corpo: gli occhi non si aprivano, la voce lasciava la bocca, e non un solo arto poteva essere sollevato. Più i suoi passi si facevano prossimi e più il Sonno mi avvolgeva. “C’è qualcosa che desidero mostrarti.” Sussurrò la voce al mio orecchio. Riaprii lentamente gli occhi, la meraviglia che mi si parava innanzi superava di gran lunga il descrivibile umano: la figura di una Dea alta e luminosa si stagliava nel giardino; il suo peplo, blu come la Notte ed intarsiato di gemme brillanti, roteava nell’aria come la volta celeste; tutt’attorno alla sua figura volteggiavano numerosi i petali dei ciliegi e degli aranci, celandone in parte il volto splendente. Le lucciole erano uscite dalle loro tane caliginose e l’intera valle ne era piena; disegnavano un secondo Cielo, come di riflesso, terrestre. “Hai aperto gli occhi.” Sorrise. Eppure ancora le parole non uscivano, ancora il mio corpo, immobile come pietrificato non si scuoteva dal pesante torpore. “Amore...” Fu l’unica parola che riuscii a mormorare. “Esatto, ti mostrerò il volto del tuo amato, colui che ti hanno scelto le Moire dal cuore benigno.” Mi si avvicinò e delicatamente mi baciò la fronte. Socchiusi di nuovo gli occhi, potevo sentire il suo profumo, tanto intenso quanto delicato; mi pervadeva completamente, finanche alle profondità più nascoste della mia anima. E d’un tratto lo vidi: colui che è amato dalla Notte nera, il cavaliere della spada d’ebano, i cui occhi ricordano la falce lunare. Le lacrime cominciarono a scendere abbondanti dagli occhi, come sentimenti traboccanti in un misto di Amore, devozione e stupore. “Al tuo risveglio avrai già dimenticato ciò che ti ho mostrato stanotte. Ma questi ricordi non svaniranno dalla tua anima.” Caddi infine in un sonno profondo. Allo spuntar dell’Aurora dischiusi pigramente lo sguardo, il cuore ancora traboccava d’un turbine di sentimenti indicibili, che tuttavia già sfuggivano alla mia comprensione. Come predetto dalla Dea non avevo ricordi esatti di ciò che vidi quella notte; solo una cosa ricordavo chiaramente: il profumo. Le lucciole erano ormai rientrate nelle loro tane ed il vento, placato, aveva cessato la danza dei petali. Riposavano distesi sul prato a migliaia e ne erano colme le mie mani. Mi alzai, portai le mani vicino alla bocca e soffiai sui petali, disperdendoli nella brezza del mattino.
Pioggia d’inverno
“Tutte perite, o povere genti, tutta è perduta l’amata mia stirpe. Scende la Morte sull’alma Bretagna, volge l’inverno sui colli silenti. Cupe cantate, o nubi autunnali, alte piangete le funebri nenie, Lacrime fredde che scendono meste. Possano i fiori di sangue svanire.” Fresca è l’amabile acqua del Lete, il fiume infernale che dolce annebbia la mente, liberando le anime dalla gravezza di ricordi ormai passati, preparandole alla rinascita. Memorie nascoste si celano nell’animo umano, sogni e reminiscenze che mai vorremmo ricordare, poiché grande è il peso che queste porrebbero sui cuori mortali. Eppure, quando arrivano la Stagione e la Necessità, non è saggio opporsi alla Memoria. E torna alla mente quel grave ricordo: giunse il tramonto sull’alma Bretagna. Non più sibilava il vento tra fronde, né bordava il tuo passo che lento muoveva, ormai senza meta in un funebre e amaro corteo. Lenta la pioggia copriva ogni suono. Svanivano i sogni, speranze o sospiri, dissolta anche l’ira, tutto celava la l’acqua clemente. Solamente vagava nella disperazione, l’eco afflitta d’un pianto fra i boschi, mentre fiumi di lacrime ti scavavano il volto, mio amato. Ah... duro è più della morte, e triste il destino per chi sopravvive! “Non piangere me, non versare tante lacrime per una sola persona, non lasciare che il dolore offuschi la sublime bellezza del tuo sguardo.” Dolci parole ti avrei sussurrato se solo il respiro non fosse volato al di là dal mio corpo, se solo il mio cuore non fosse ormai spento. Ma ahimé, copiosi sgorgavano dal mio petto quei rivoli rossi, macchiando il candore di animi e vesti. La mia voce era muta e sorde le mie orecchie, eppur nonostante ancora potevo ammirarti e lieve sentire il calore delle tue braccia, che tremanti mi reggevano qual triste cimelio. Poi mani gentili, macchiate di sangue, spostarono i miei capelli scomposti, così da potermi osservare ancora una volta. Ah... Com’avrei voluto restare! Cento volte sarei morto, se mai questo avesse potuto concedermi un’ora soltanto d’altro tempo con te... ma il Sonno di tutti sovrano serrava le palpebre e la Morte ineluttabile già mi prendeva. “Rivedrò ancora i tuoi occhi? Ascolterò di nuovo la tua voce? Sentirò ancora una volta il tuo tocco? Ahi, grave già sento sul petto il peso della tua mancanza. ” E come lacrime che chiamano lacrime, prima che io potessi sparire, silente chiamai a gran voce il Tuo nome, beneamato figlio della Notte, al richiamo del quale si ruppe, per un labile istante quel velo d’oblio, gridando un pianto mortale all’unisono. Quanta tristezza, quante anime raccolte dai Numi in un giorno soltanto! Avessi avuto il potere d’un Dio, avrei piuttosto tramutato ogni uomo in un sasso, prima che la guerra fratricida si fosse abbattuta sulle verdi terre di sacra Bretagna. “Oh Numi felici nell’Iperuranio, tutto vedete sui mondi mortali, Sovrani che celati dal passo del tempo, infine arridete ai cuori devoti, tremendi cacciando le ombre superbe.” Si è spenta la Notte in antica Bretagna, cupa sugli astri la tenebra nera, e fosche le nubi e nascondono Astrea. Nel freddo e infelice tempo che giunge, vana si mostra ed esile la speranza, ma ascolti la Luna noi supplici in pena: “Oltre la vita, il tempo e la morte.” Scese l’Ennodia Fanciulla dal fascio. Cantarono i Numi sull’alma Bretagna, soffiando una brezza leggera e notturna. L’eterno legame delle Moire: ed ecco infine la neve.
"What's left are regrets, reminiscence and the overflowing emotions of Love." (Kuroda, Hybrid Child)