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@stefaniaperinelli
A cuccia vacci tu!
L’ultimo libro di Troglodita Tribe racconta diversi aspetti della nostra relazione con i cani secondo un’ottica di anticinofilia; il sottotitolo “Elogio del cane disobbediente” illustra chiaramente l’intento di ridare dignità a chi da millenni si affianca agli umani.
La scrittura leggera e scorrevole illustra realtà tristi ma usuali della cultura attuale e amplia argomenti già trattati nei libri precedenti, fra i quali: E il cane incontrò il quartiere (2026), Cani e catene (2023), Chiudiamo i canili (2022), È tempo di mordere (2023). Contestualizzando la relazione con il cane nei tempi correnti, evidenzia il paradigma impossibile ed illogico che la caratterizza: vogliamo essere padroni del nostro miglior amico! Un cortocircuito verbale e filosofico che permea la visione di individui totalmente spogliati delle loro caratteristiche specie specifiche e privati di qualsiasi diritto e usati per diversi scopi (nessuno dei quali nobile abbastanza, secondo me….).
In alcune parti del libro vengono analizzate situazioni poco note e per nulla approfondite in generale che però sono intrise di violenza: i cani attori, i cani da assistenza e i cani soldato. Al termine l’elogio al cane disobbediente riporta al rispetto e al riconoscimento delle singole individualità, ci guida verso l’apprezzamento di tutte quelle caratteristiche che ci hanno fatto co-evolvere e sceglierci a vicenda: l’antica alleanza umano-cane.
Il filo conduttore è l’invito a cambiare l’idea che noi umani abbiamo delle relazioni con gli Altri:
Lo specismo è la struttura cardine delle nostre società, tanto che risulta estremamente complesso provare ad immaginare di superarlo e adottare modelli diversi, scevri da comportamenti basati sulla gerarchia e il dominio. È per questo che risulta tanto arduo pensare ad un mondo in cui i cani non siano più merci da vendere e comprare, da allevare e addestrare, da usare e, quando smettono di soddisfare le nostre esigenze, rottamare nei canili. Immaginarli come individui liberi e dotati di diritti implicherebbe, infatti, porre come base essenziale l’abolizione della proprietà del cane, la chiusura dei canili, la fine degli allevamenti e una regolamentazione radicalmente diversa dei nostri comportamenti. (pag. 79)
Avremo il coraggio, l’umiltà e la genialità di correre verso il cane che ci chiama? (pag.174)
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Inforestarsi
"Seguire le piste animali per entrare in altre pelli, per mutare forma, ma soprattutto per tornare indietro mutati a nostra volta da una consapevolezza al tempo stesso nuova e antica. Non c'è una natura altra da proteggere come un santuario, nè una natura fraterna con cui vivere un'indissolubile comunione. C'è una natura fatta di miliardi di diversità, alcune delle quali accentuate dall'operato umano, e bisogna rendere conto sia di tali differenze, sia dell'irreversibilità del nostro operato, sia di come gli altri esseri viventi siano mutati reagendo al nostro operato, cosicchè questo adattamento, come nel caso del lupo, è diventato parte della loro esistenza. Per navigare fra queste differenze, la rotta migliore è farsi mediatori e interpreti, impiegando le capacità che già possediamo. Dialogare, comunicare, interagire."
Come Bora per Andrea Cassini, così Sole è stata per me mediatrice per accedere ad una dimensione altra e mi ha insegnato a "esplorare il territorio e dialogare con i suoi abitanti, tutti insieme, ciascuno con le sue capacità e sensibilità, ciascuno con la sua voce, il peso dei suoi passi, le tracce che lascia."
L'emancipazione di Nio
CI SIAMO!
Nio è entrato nella nostra famiglia poco più di due anni fa. Cane adulto con una storia difficile alle spalle, ha mantenuto per lungo tempo una profonda diffidenza per gli umani collocandosi nella relazione con me in una posizione di sudditanza. Le mie proposte di un rapporto basato sulla fiducia e sulla collaborazione sembravano sempre stentare a consolidarsi e sbocciare …. fino a ieri 😊
Stavamo percorrendo un sentiero che costeggia una strada asfaltata ed abbastanza trafficata; quasi tutto il sentiero si snoda ad alcuni metri di altezza rispetto al piano stradale, in brevi tratti è ad appena un metro. Proprio in uno di questi punti, un interessante stimolo olfattivo lo ha intrigato ed è sceso fino ad arrivare sull’asfalto. La mia reazione è stata un po’ severa per il (mio) timore che un veicolo lo potesse ferire e quindi il tono di voce con il quale l’ho richiamato è stato decisamente autoritario. Lui si è fermato, mi ha guardato – da sotto in su – e sentendomi richiedere, con il medesimo tono, di risalire, ha deciso di fare di testa sua. Si è seduto al lato della strada (che orami era a più di 3 metri dal sentiero), mi ha guardato con un’espressione convinta ed amichevole, e mi ha chiaramente informato che non era d’accordo con me, rimbrottandomi anche per il tono eccessivo.
Ho capito al volo, l’ho mentalmente ringraziato e con allegria l’ho invitato a correre insieme – lui sotto e io sopra – sino al successivo punto in cui avrebbe potuto risalire. Ha trovato un varco nella vegetazione ben prima di quanto io avessi previsto, si è incastrato nei rovi ed è spuntato soddisfatto davanti a me.
Ho provato una profonda gratitudine perché, per la prima volta, ha dimostrato di essersi emancipato dal giogo dell’obbedienza dagli umani, finalmente si sente libero di decidere e non rinuncia alla sua posizione a favore della mia. Il tutto con i suoi consueti garbo e gentilezza.
Grazie Nio, di quanto ogni giorno mi insegni…..sei riuscito a riscattare una vita di paura e a ricostruire la tua visione del rapporto cane-uomo rispettando i tuoi tempi, hai accolto la mia proposta e mi hai dato fiducia, ti sei ripreso in zampa la tua vita con intelligenza e determinazione, dimostri sempre grande rispetto di tutti gli individui ed oggi finalmente hai dato prova di rispettare anche te stesso!
'Esodo' di Domenico Quirico
"Abitanti di un mondo in declino, trepidiamo soltanto per la nostra ricchezza, proprio come i popoli vecchi, le civiltà al tramonto. E non ci accorgiamo che nelle nostre tiepide città, in cui coltiviamo la nostra artificiale solitudine, vi sono già alveari ronzanti, di rumore e di colore, di preghiera e furore. Il mondo di domani"
Questo libro è la cronaca di un viaggio con i popoli migranti che si stanno riversando in Europa. In questo senso è il racconto in presa diretta della Grande Migrazione che sta già mutando il mondo e la storia a venire. Un esodo che ha inizio là dove parti intere del pianeta si svuotano di uomini, di rumori, di vita.
È il Grande Esodo. Muterà il mondo, ma quando ce ne accorgeremo sarà già in noi. Il libro racconta la coralità di questa mutazione: non storie singole di migranti, perché è un delitto separarli, ma il viaggio, in terra e in mare, che li ha resi un popolo nuovo.
Un racconto vissuto con umiltà, rispetto e compassione, mai retorico; partecipato nei dettagli ma visto con una lente panoramica di quella che non è un’emergenza ma una realtà.
E tutti noi, Abitanti di un mondo in declino, rimaniamo aggrappati a ciò che già non è più.
Cani ai margini
Questo libro (a cura di Luciana Licitra e Davide Majocchi)[1] si rivolge a tutti coloro che hanno aperto le loro menti ad una visione del posizionamento dell’umano diversa dagli schemi piramidali di sapore cartesiano. Così come è un prezioso strumento per comprendere quale sia la realtà italiana della vita del cane nella convivenza con gli umani, squarciando gli edulcorati veli del ‘migliore amico dell’uomo’.
I contributi[2] raccolti dai curatori nel volume forniscono un approccio multidisciplinare alla presenza del Cane negli spazi abitati (e abusati) dagli umani in una visione prospettica di confronto. Si tratta di Storie di umani e cani uniti nella ricerca comune della libertà, fisica, di espressione, di autodeterminazione e riflessioni sulla questione del randagismo, dell’addestramento e l’industria del pet.
I cani “di proprietà” nelle società degli umani svolgono principalmente la funzione di compagnia, nella falsa convinzione che la condizione che essa comporta assicuri un soddisfacente equilibrio fra garanzie e libertà individuali.
Questo libro, attraverso vari contributi teorici ed esperienziali, problematizza gli effetti di decenni di selezione razziale, commercio e protezionismo, individuando alcuni significativi campi di sfruttamento resi invisibili dalla cultura dominante. Solo una radicale trasformazione sociale può perseguire la loro liberazione. I cani e le cagne non hanno mai smesso di resistere, dimostrando “a occhi attenti e solidali” di percorrere le molteplici strade dell’autonomia.
La citazione in apertura ad uno dei capitoli di Majocchi ben illustra quale sia il cambio di paradigma suggerito dagli autori:
Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, al massimo ci si educa insieme. Nella mediazione con il mondo. (Paulo Freire – La pedagogia degli oppressi)
Non vogliamo metodi addestrativi innovativi o gentili, l’obiettivo è comprendere che gli umani devono imparare a coesistere su un piano di parità grazie al quale la relazione si basa sul confronto fra Animali di specie diverse.
Gli autori offrono una panoramica sulle diverse forme di oppressione agite in nome del “bene del cane” affrontando temi quali le numerose ed affollate prigioni istituzionalizzate (i canili, di qualsiasi tipo esse siano), i bisogni egocentrici di tutti i volontari e volontarie che soddisfano bisogni emotivi e psicologici personali perdendo di vista le reali esigenze dei cani. Ripercorrono le tappe che hanno portato alla pet economy: l’esorbitante giro d’affari che sforna cuccioli di razza senza curarsi di quale sia l’impatto genetico di tale selezione o la creazione di falsi bisogni che alimenta ed arricchisce l’industria del pet (dagli alimenti agli accessori, dagli integratori ai servizi).
Un viaggio nel mondo dei cani che abbandona la strada tanto finta quanto di facciata per inoltrarsi in sentieri scomodi percorrendo i quali le vite dei cani emergono nella loro dura realtà. Uno sguardo ampio ed articolato su cosa significhi, oggi, essere Cane: una triste prigionia.
Ringrazio coloro che hanno contribuito a questo volume perché quasi tutti loro mi hanno offerto il piacere della condivisione e del confronto su tematiche che da anni mi appartengono. Quasi tutti perché trovo che uno dei contributi non risulti in linea con la filosofia del libro e che l’autore non abbia realmente effettuato un cambio radicale della visione della convivenza con i cani. Ma questa è solo la mia opinione…..
[1] Luciana Licitra si occupa di comunicazione e scrittura. Ha lavorato per molti anni nell’editoria e in canile.
Davide Majocchi è un attivista antiautoritario per la liberazione animale e operatore di canile. Ha girato il docufilm No Pet e ha pubblicato diversi contributi su riviste e volumi antispecisti.
[2] Benedetta Ciotoli, Davide Cosentino, Luciana Licitra, Davide Majocchi, Susan McHugh, Michele Minunno, Rebecca Porrari, Massimo Raviola, Luca Spennacchio, Francesca Suppini, Federica Timeto.
Nessuno ci salva. Trent’anni di solitudine
Don Ciccio del canile:
“Qui il nemico non è fisico, concreto, individuabile, affrontabile direttamente. Ma virtuale, astratto, inattaccabile, sfuggente nel rimanere: è il lento ed inavvicinabile perdurare. L’eterno uguale che scandisce tutto. L‘ordinarietà del presente che spinge il cane nell’unica dimensione a cui ambisce il pavido umano: l’attesa inerte del futuro. Prospettive per noi non ne esistono! Ogni giorno, uno dopo l’altro, tenderà a scomparire nel volgere del domani, con tutto ripetuto, scontato, fino ad avvilirci. Finiremo per aggrapparci, mielosi e disperati, al passato che abbiamo perso. Che non riavremo mai.”
(tratto dal capitolo di Davide Majocchi, nel libro ‘Cani ai margini’)
Dov'è la mia Ribelle?
Quanto entrasti nella mia vita, una decina di anni fa, mi innamorai delle tue doti selvatiche: prosociale e riservata, legata al gruppo e indipendente, intollerante e gentile, caparbia e accomodante, diffidente e curiosa, indomita e cognitiva.
Il tempo che mi richiedesti per guadagnarmi la tua fiducia, agì anche per stemperare le tue timorosità.
Da allora molto mi hai insegnato, tantissimo ho imparato da te. Mi sei Maestra, paziente e disponibile, garbata e dolce ma sempre rigorosa ed esigente. Una sola volta sei stata costretta a guidarmi con risolutezza e severità ma te l’avevo combinata davvero grossa….
Ti guardo oggi e vedo quando ci siamo vicendevolmente modificate: io sono rinselvatichita e tu addomesticata. Ti ringrazio perché io credo di essere migliorata e mi scuso con te perchè rimangono solo poche tracce dello tuo spirito ribelle, che tanto sentivo affine alla mia natura.
È così facile vivere con te oggi, Sole, e rimpiango tutte le nostre discussioni senza parole, le negoziazioni senza livore, i compromessi ricorrenti. Non hai mai perso la tua dignità ma la saggezza alla quale continuo ad attingere mi richiede un lavoro interiore diverso da quello svolto per comprendere e lasciarmi contaminare dalla tua natura ferale. Quando siamo in natura, ti rendi presto disponibile a seguire Nio (nelle sue battute di tracce) o me (nelle mie richieste di terreni meno accidentati), sei disposta ad assecondare i miei tempi, non ti opponi con fermezza alle mie proposte. Quando guidi tu, ti accerti della mia presenza anziché dirigerti impettita e battagliera verso la tua meta come accadeva un tempo.
Mi manca dovermi misurare con te su un piano di confronto serrato. Mi manchi, Ribelle mia.
Certo, permane la tua risolutezza a non uscire con me se non ne hai voglia, la tua insistenza (sempre gentile) nelle tue richieste, ancora qualche ringhio me lo fai (lo adoro!!!) quando supero i tuoi tempi concessimi per spazzolare il tuo lungo e lanoso pelo oppure se invado aree del tuo corpo con attività che non gradisci (i tuoi dreadlocks delle cosce) ma i toni sono stemperati, meno combattivi, meno viscerali. Ci siamo fuse ed è una sensazione profonda di comunione, ma avrei voglia di avere ancora la giovane combattente leale e determinata al mio fianco.
Si tratta dell’età, della tua esperienza, della strada fatta insieme oppure l’essere Cana in famiglia ti ha privato della libertà di Essere te stessa? Convivo con questo dubbio, sebbene mi sia sempre impegnata per non privarti mai della tua autonomia di pensiero e di decisione. Ma stringere legami comporta anche rinunciare a spazi altri, al di fuori delle sicurezze. Tu hai sicuramente salvato me, ma che prezzo hai pagato?
Alla profonda gratitudine per averti incontrato si fonde, come un liquido viscoso, la triste consapevolezza di aver tolto ben più di quanto ho dato. Non ti ringrazio tutti i giorni ma te lo testimonio dicendo a chiunque mi voglia ascoltare che non sono stata io a salvarti dal canile. Tu hai liberato me dalle gabbie mentali che si formano, inconsapevolmente, crescendo in questa cultura umanocentrica basata sul dominio. Smantellare quelle sbarre è la conquista più grande che io sia riuscita ad agire su me stessa; continua a guidarmi così che io possa non ricaderci. Grazie Sole!
Timbuctù
(…) Il risultato fu che, prima che Mr Bones entrasse nella sua vita, Willy non aveva mai avuto l’occasione di osservare da vicino il comportamento di un cane, e non ci aveva mai pensato molto. Per lui i cani erano figure nebulose, confuse presenze in bilico sui confini della sua mente. Bisognava evitare quelli che ti abbaiavano contro e accarezzare quelli che ti leccavano. Le sue conoscenze erano tutte qui.
(…) C’erano tante cose da imparare, tante manifestazioni da assimilare, da leggere, a dire il vero Willy non sapeva da che parte cominciare. Lo scodinzolio opposto alla coda fra le gambe. Le orecchie ritte opposte a quelle pendule. Il rotolare sulla schiena, la corsa in tondo, il fiutarsi l’ano e i ringhi, i balzi da canguro e le piroette a mezz’aria, l’appostamento rannicchiato, lo scoprire i denti, l’inclinare la testa, e cento altri minuti dettagli, espressione ciascuno di un pensiero, un sentimento, un progetto, un impulso. Willy scoprì che era come imparare una nuova lingua, come capitare in mezzo a una tribù di uomini primitivi rimasti isolati per secoli e doverne desumere i misteriosi usi e costumi. Una volta superata la barriera iniziale, quello che lo affascinava di più era l’enigma che chiamava Paradosso Occhio-Naso, o Inventario dei Sensi. Willy era un uomo, e come tale per la sua comprensione del mondo si affidava principalmente alla vista. Invece Mr Bones era un cane (…) Per una vera consapevolezza, per un’autentica comprensione della realtà nei suo diversi aspetti, poteva contare solo sul naso. Qualunque cosa Mr Bones sapesse del mondo, qualunque cosa avesse scoperto in merito all’introspezione, alle passioni o alle idee, era stato guidato dal senso dell’olfatto. Da principio Willy non credeva ai suoi occhi. L’avidità di odori del cane sembrava inesauribile, e una volta scoperta una traccia interessante, vi incollava il naso con una tale determinazione, con un entusiasmo così risoluto, che tutte le altre cose del mondo non esistevano più. Le sue narici si trasformavano in proboscidi di suzione, annusando gli odori come un aspirapolvere risucchia i vetri rotti, e in certe occasioni, parecchie a dire il vero, Willy si stupiva che il marciapiedi non si spezzasse per l’energia e la furia di fiutate di Mr Bones.
(…) Come non rimanere affascinati da tutto ciò?
(…) Cosa provava Mr Bones quando fiutava qualcosa? E, altrettanto importante, perché fiutava quello che fiutava?
(tratto da ‘Timbuctù’ di Paul Auster – 1999)
Invecchiare insieme
Di recente è stato diagnosticato a Sole un principio di artrosi, nulla di invalidante o per il quale io non possa sostenerla con degli integratori naturali; questa patologia è legata all’avanzare dell’età. Anche lei è entrata a far parte degli anziani!
La mia famiglia è composta da sopravvissuti, entrati nella mia vita a età diverse, chi cucciolo come Jana e Mustia, chi molto giovane come Sole, chi già adulto come Nio. Siamo tutti animali di strada che hanno saputo cavarsela da soli almeno per un certo periodo. Negli anni abbiamo imparato a godere della stabilità del nostro gruppo sociale, a conoscere le caratteristiche di ciascuno, a sopportare varie manie, a smussare lati caratteriali, creando legami forti ma indipendenti, mantenendo sempre quel pizzico di selvatico che ci appartiene, condividendo e contaminandoci a vicenda.
L’opportunità che mi è stata regalata di invecchiare tutti insieme, affrontando anche qualche malanno fisico, si realizza nel progressivo cambio dello stile di vita: più pacati, meno esigenti, quasi indifferenti al chiassoso vociare inutile, un pochino impoltroniti, tutti e insieme.
Trovo vi sia una bellezza poetica nel condividere questa fase della vita: maggior distacco dalle futili preoccupazioni, più tolleranza verso gli altri, una raggiunta stabilità emotiva, grande appagamento nel godere delle piccole cose.
Loro, oggi, sono davvero più saggi, io ancora più attenta ad imparare da loro e seguirne l’esempio.
Il mondo senza di noi
Il libro di Alan Weisman, scrittore, giornalista ed insegnante statunitense, affronta un tema scivoloso che spesso porta verso la china del catastrofismo o dell'ipotetica rinascita del genere umano. L'autore invece, con taglio giornalistico, analizza i dati scientifici disponibili alla libera consultazione, per concentrarsi sull'attuale situazione del pianeta Terra, creata dalla presenza del genere Homo, fornendo un quadro tanto interessante quanto allarmante di quali siano - oggi - i veri grandi pericoli con i quali coabitiamo.
Essendo Weisman un giornalista (non un biologo o un ecologo), ed essendo nato questo libro in abbinamento a un documentario televisivo, Il mondo senza di noi è costruito su "case histories" significative, e su interviste a diversi addetti al mantenimento dello "status quo" del mondo antropizzato (biologi ed ecologi certamente, ma anche semplici addetti alla sicurezza d'impianti a rischio costante di collasso, come ovviamente i depositi di gas e petrolio, ma anche, meno ovviamente, la Metropolitana di New York, che sarebbe completamente invasa dalle acque nel giro di poche ore dall'arresto delle pompe che oggi le permettono di rimanere all'asciutto).
Il libro spazia quindi dal ripopolamento spontaneo (da parte di specie ormai estinte altrove) della "zona neutrale" fra le due Coree, al destino della (indistruttibile!) plastica negli oceani, ai depositi di combustibili negli Usa e alla loro gestione, al probabile destino delle centrali atomiche (che se non fossero state spente al momento della sparizione della nostra razza causerebbero una devastazione radioattiva per decine di millenni), al triste destino di piante ed animali addomesticati (che senza l'aiuto umano in gran parte o sparirebbero, o tornerebbero alle forme selvatiche da cui discendono), via via fino ai "lasciti" involontari, come le piante e gli animali infestanti introdotti dall'uomo in continenti diversi da quelli d'origine, il buco nell'ozono, il riscaldamento globale.
Personalmente ha colmato un vuoto di informazioni abissale sul nostro presente, portandomi a spostare l'attenzione da quel che potrebbe accadere se gli umani si estinguessero alla consapevolezza che non c'è più nulla che si possa rimediare perchè, ormai, troppo è stato fatto per poter essere risanato o fermato.
L'unico aspetto sul quale si può agire è l'arroganza intellettuale dell'Homo sapiens sapiens (??) convinto di poter salvare il pianeta mentre riuscirà unicamente a spazzare via la razza umana dal libro della Vita. Impegnarsi a diventare umili è l'unica "salvezza" possibile.
Siamo fondamentalmente porosi e promiscui. Questo è il mondo in cui viviamo: un carnevale dell’inaspettato, una fiera di ciò che è irregolare, grottesco e di corpi mostruosi, in cui i perimetri rigidi e freddi che ti distinguono da me, e ci distinguono dagli alberi, e gli alberi dall’economia, e l’economia dalla merda delle balene, diventano sfumati, porosi e umidi. I nostri stessi corpi sono popolati da trilioni di altre cellule batteriche nel loro divenire, queste cellule non vivono su di te o con te o attraverso te. Sono te: sono necessarie alla sopravvivenza del tuo divenire. Non saresti umana senza questi alieni non umani che performano il tuo corpo, o senza molti altri intrecci intra-attivi che attraversano gli steccati tra te e il tuo ambiente. Questi corpi sovrapposti, compressi insieme a questo bizzarro mondo materiale caratterizzato da un “terrificante genere di intimità”, rendono impossibile definire un criterio assoluto che separi la mia fine dal tuo inizio, o dove finisca la vita e trionfi la morte, o dove la materia galoppi in avanti e la mente stringa le redini. In questo senso siamo tutti mostri. Siamo uni e molteplici. Sei te stessa solo attraverso gli altri.
Sempre più mansueti, sempre più da appartamento.
Quando conobbi i primi Cani Lupi Cecoslovacchi, quegli individui ancora mantenevano chiari tratti ferini: indipendenti, diffidenti, con una distanza di comfort elevata, abili cacciatori, riservati, attivi. Riuscire a soddisfarli era davvero impegnativo perché nessuna recinzione rappresentava per loro un ostacolo e se desideravano inseguire una potenziale preda si arrampicavano come gatti.
Oggi, a distanza di un solo decennio, sono a tutti gli effetti cani addomesticati che vivono in appartamento. Docili e mansueti, socievoli e giocherelloni.
Andiamo per ordine: il CLC venne creato nella seconda metà degli anni 50 a scopi militari, dalla Guardia di Confine dell’ex Repubblica di Cecoslovacchia per rincorrere e catturare le persone che tentavano di scappare dalle persecuzioni operate per motivi politici. I Pastori Tedeschi non possedevano doti fisiche adeguate in termini di resistenza allo sforzo e al clima dei Carpazi, una catena montuosa che attraversa l’Europa e che rappresentava una via di fuga dal regime dittatoriale dell’epoca. L’idea fu quindi di fare accoppiare una Lupa dei Carpazi con un Pastore Tedesco. A seguito di ripetuti processi di ibridazione si ottenne quella che venne successivamente riconosciuta come razza ufficiale.
Il pelo del CLC è idrorepellente, in grado di resistere a pioggia, neve e intemperie proteggendo egregiamente il cane da inverni sotto zero ed estati torride. Le sue prestazioni fisiche, la velocità di reazione, l’indipendenza, la predatorietà lo rendevano estremamente adatto a sventare i tentativi di fuga dei dissidenti. Ma……la necessità di una socializzazione completa e precoce, rappresentava per l’esercito uno sforzo eccessivo e l’esperimento venne abbandonato rinunciando all’idea di avere una nuova razza di cani da servizio. Nel 1971, l'allevamento del Cane Lupo Cecoslovacco venne quasi completamente interrotto. A causa della sospensione dell’allevamento, molti ibridi lupo-cane furono soppressi.
Poi però subentrò la moda che lo rilanciò sulle passerelle del consumismo e gli allevamenti spuntarono come funghi. Ci si innamorò di questo simil lupo e quindi la selezione iniziò ad agire per renderlo sempre meno indipendente, diffidente, selvatico. Un’altra dissociazione cognitiva degli umani: si urla di sopprimere i lupi perché danneggiano le attività dell'uomo ma si acquista una sua bella copia da sfoggiare sul divano di casa, portarlo a passeggio in centro città, vederlo giocare nelle aree sgambamento. Nessun rispetto per quegli individui creati, ahinoi, a scopi militari, ma totale impegno a mutare geneticamente le loro peculiarità comportamentali per farne sfoggio.
La mentalità antropocentrica è dura da smantellare e mentre inorridiamo al ricordo del genocidio nazista, proseguiamo con l'eugenetica per creare, stavolta, le razze di Animali non umani.
(nella foto Loukanicos, emblema della rivolta in Grecia)
La tribù degli alberi
Il libro di Stefano Mancuso, botanico e saggista italiano che insegna arboricoltura generale e etologia vegetale all’Università di Firenze, è una storia emozionante e avventurosa, vivacissima e millenaria.
Il cervello diffuso degli alberi e l'intelligenza collettiva dei boschi ci propongono come vivere in comunità e come adoperarsi per salvarci tutti.
Utilizzando la forma del racconto, Mancuso ci guida verso la comprensione dell'universo botanico e ci ricorda l'importanza e la potenza degli alberi.
Le immagini in copertina di Guido Scarabottolo aggiungono qualità e magia a questo libro consigliatissimo!
No relazione, No divertimento
Il percorso con Mia inizia a dare grandi soddisfazioni! Lei è una cucciola di 5 mesi che cerca una famiglia ed è ospitata presso un rifugio. Quando la conobbi, compresi subito che la sua immagine mentale della relazione con gli umani si basava su esperienze negative. Iniziammo così un percorso per farle riprendere fiducia negli umani, vivere esperienze formative e stemperare le sue timorosità. Dopo circa un mese di uscite insieme dal rifugio, oggi mi ha detto che il passato si può archivivare per aprirsi ad un futuro sereno. Il suo livello di eccitazione si è abbassato, si sente compresa e guidata, siamo collegate, la timorosità sta evolvendo in tenue diffidenza.
Abbiamo festeggiato insieme giocando in un parco cittadino e Mia ha appreso che i bastoni non sono pericolosi, che si possono tirare in due, che è bello cercare quello prescelto fra tanti altri e che prenderlo in bocca e riportarlo porta al risultato di proseguire un'attività divertente.
Senza aver dedicato questo tempo trascorso a costruire una relazione, oggi non potremmo divertirci insieme come due bimbe!
Meno è meglio
Agli inizi del 1900 nacque in Germania la Bauhaus, una scuola d’arte basata sul modello collaborativo fra docenti e studenti, dove si insegnavano belle arti, fotografia, design industriale, architettura e urbanistica. I principi fondanti del Bauhaus erano essenzialità, estrema modernità, uguaglianza, attenzione al colore e alla forma.
All’architetto e designer tedesco Mies van der Rohe, uno dei massimi esponenti del Movimento Moderno, va il merito di aver reso celebre la frase Less is more che capovolge il paradigma diffuso all’epoca e indica che in realtà il miglior risultato, il di più, si ottiene nel caso in cui si produca un edificio – ma questo vale per qualunque tipo di prodotto - essenziale e perfetto nelle sue funzioni. Questo principio di sottrazione si diffuse alle altre arti per giungere sino a noi. Oggi i politici parlano di “nuova Bauhaus” per estenderlo alla cultura e alla mentalità delle persone così da costruire un mondo più in equilibrio.
Ecco allora che Less is more torna ad essere un principio guida di equilibrio. Non di eliminazione a tutti i costi, bensì di sottrazione di ciò che è inutile.
Propongo anch’io di applicare una nuova Bauhaus alle relazioni con gli animali non umani, esseri essenziali e perfetti nelle loro funzioni. Interagire con loro con meno controllo per avere più relazione.
Meno (niente) addestramento, più collaborazione.
Meno pretese, più osservazione.
Meno esercizi, più contaminazione.
Meno parole, più corporalità.
Meno risposte, più domande.
Meno razionalità, più animalità.
Meno retorica, più sostanza.