From Relazione dell’ Ultima Eruzione del Vesuvio, 1779.
I Napoletani sono “costretti a vivere continuamente tra il miracolo e il vulcano”, come scrisse Herling.
Il culto di San Gennaro a Napoli, con l’annesso miracolo del sangue, si radicò profondamente a Napoli in due occasioni. Nel 1527 e nel 1631. In queste circostanze la città si trovò sotto la tremenda minaccia dell’eruzione e del terremoto. Il Vesuvio, padrone del golfo e del paesaggio partenopeo, sembrò sul punto di distruggere quella città e quel popolo, da sempre considerati frutto delle sue inquiete viscere.
Durante l’eruzione 1631, proprio durante la processione in onore del santo, vescovo e martire, la lava arrestò miracolosamente il suo funesto avanzare e la nera nube di vapori si allontanò dalla città, virando verso il mare.
Napoli era salva, ancora una volta.
Sorsero, dopo quel prodigio, la guglia dedicata al santo a Piazzetta Riario Sforza, opera di Cosimo Fanzago, e molte delle edicole dedicate al patrono che, ancor’oggi, costellano le vie di Napoli. La città aveva trovato il suo campione celeste, il suo benevolo avvocato nello spietato agone della storia.









