Ercole. Parte I - Osservare
Ogni maledetta notte, ogni stramaledetta volta che il sole calando portava con se ogni condizione di precariato e di inibizione io dovevo essere svegliato in quel modo!
Non c'era un orario ben preciso, non esisteva una lancetta analogica che fosse fermata proprio nel mezzo del suo cammino, nello stesso punto ogni notte. Era quasi un'attesa meditativa quella che mi induceva il sonno, proprio lì a metà tra la fase 4 e la fase REM qualcosa doveva farmi rabbrividire il cuoio capelluto e spingermi ad alzarmi dal letto di piume d'oca sintetica e marcia. Oca sintetica ammuffita che pareva complice di quel complotto atto a svegliarmi, ogni cosa si muoveva attorno a me nel modo giusto: cioè non si muoveva, fino a quando il cambiamento di luminosità dovuto all'improvviso scorgere della luna mi apriva gli occhi come un Ercole spalanca le porte del tempio.
Non parlo della luna vera, non sto dichiarando guerra a quel dolce satellite che culla il sonno dei terrestri e ne favorisce il vomito con le maree, la mia luna era fissa, immobile, tre piani sotto e una finestra a lato, proprio davanti la
mia camera da letto, ma un po' più in basso. Era la finestra di melograno, un grazioso omuncolo che da qualche mese aveva preso in affitto l'appartamento situato nel palazzo di fronte al mio ma un po' più in giù di qualche piano, mi pareva d'aver scritto tre piani prima, ecco per onore di coerenza rimaniamo su i tre piani, quindi diciamo tre piani sotto il mio ma un pochino più a destra, proprio sotto la mia camera da letto.
Ogni notte infatti melograno raggiungeva la sua cucina, accendeva la luce per evitare di calpestare il cestino proprio accanto al tavolo e si preparava un caffè. Nulla di ché direte voi, nient'altro che una simpatica abitudine, anche se un po' stravagante, di un uomo che, costretto a vivere la sua quotidianità si rilassava con una tazza di caffè nero nel cuore della notte. Analizzando l'animo delle persone, conoscendole e studiandole ci si accorge di quante
terribili abitudini abbiano, di quanti oscuri eventi caratterizzino le loro notti, ma lui no, melograno si limitava a bere una tazza di caffè, alle una alle 3 oppure alle 5 di mattina, dipendeva dall'orario in cui rincasava.
Non ho mai scoperto che razza di lavoro o passione (o entrambe?) lo portasse a rincasare ogni notte ad un orario diverso, non aveva l'aria di una
persona appena rincasata da un club, apriva la porta d'ingresso con la mano destra mentre con la sinistra teneva in mano la cartella da lavoro e col piede spingeva leggermente in avanti la porta di legno verniciata, per lo meno le uniche due volte che lo vidi rincasare lo fece in quel modo.
So che state pensando, vi state chiedendo “ma questo se ne sta sempre
piazzato alla finestra come fosse un colombo sulla grondaia osservando tutto quello che fanno le altre persone?” la risposta è molto più complessa di un banale “si è vero, osservo le persone e sto sulla finestra come fossi un colombo sulla grondaia di un palazzo!” Forse è facile per voi giudicare così su due piedi e magari anche un po' gratificante poiché sicuramente i vostri hobbies sono tutti migliori del mio, che consiste nello stare alla finestra,
e quindi sono sicuro che questo giudizio su di me vi riempie il cuore di gioia, ma non è così, cioè, certamente lo è ma le motivazioni che mi spingono ad osservare sono molteplici ed altrettanto variegate.
Il problema principale è che io sono abituato ad osservare fino ad una
certa ora, quando la lancetta del mio orologio da muro si erige in alto toccando le 12, io solitamente mi preparo per dolci sogni. La mia sveglia suona alle 7,00 in punto e ho bisogno di tutte quelle 7 ore di riposo perché le mie giornate siano produttive e piuttosto loquaci, non ch'io faccia un lavoro duro, anzi, sposto fogli di carta riciclata in continuazione, stampo, scrivo, fotocopio e tutto questo lavoro pare che faccia muovere l'economia ogni giorno
sempre più in fretta, ma mica l'ho mai vista muoversi questa economia, semplicemente mi affido ai pensieri dei miei colleghi del piano superiore, che loro lo sanno sicuramente come si muove, come la si fa ballare e anche come corteggiarla questa economia.
Ritornando alle cose importanti, vi stavo spiegando di come una luce accesa nella cucina di melograno nel cuore della notte rovinasse ogni mio riposo, in qualche modo quella luce si riflette all'interno del mio appartamento e, in un momento di particolare sonno leggero vengo svegliato, così, senza preavviso, senza nemmeno un invito scritto. Il problema poi è che, una
volta sveglio sento l'incontenibile bisogno di portarmi alla finestra ad osservare melograno nella sua cucina. Voi dovete sapere che solo due cose sono talmente importanti da avere il mio amore: la mia finestra, che mi permette uno sguardo sul mondo e un buon caffè nero.
Ecco quindi che, una volta osservato attentamente melograno durante la preparazione del suo caffè (secondo me ne mette troppo poco, ecco perché poi riesce comunque ad addormentarsi, con una misera quantità come quella, nemmeno so se si possa chiamare caffè) improvvisamente mi assale la voglia. Rendetevi conto che sono davanti la finestra e manca solo il caffè per avere entrambe le cose che più amo, e tutto questo ragionare avviene
proprio mentre osservo melograno bere il caffè, ecco l'inevitabile quindi, ecco che come una foglia portata dal vento mi muovo verso la cucina per prepararmi una bella tazza fumante, ovviamente con una certa fretta, poiché la mia curiosità non mi permette di perdermi, una volta svegliato, tutto ciò che può combinare o meno, melograno nella sua cucina illuminata a giorno.
Egli stava maneggiando alcuni fogli di carta, presi poco prima dalla borsa marrone scuro in finta pelle che utilizzava per andare al lavoro, alcuni venivano letti, altri semplicemente stracciati, altri ancora minuziosamente corretti con una biro. Affascinato e trasportato dall'osservazione di melograno solitamente potevo rimanere anche un'ora intera osservandolo con la mia tazza in mano.