Quel viscerale bisogno di tempo
Il tempo: la ricchezza più grande che non possediamo, eppure quanto di più prezioso ci appartiene.
Come insegnava il filosofo Seneca, la nostra vita di per sé non è breve: siamo noi a farla diventare tale quando la sprechiamo in attività inutili, quando non diamo un senso a quello che facciamo o quando facciamo cose che per noi un senso non ce l’hanno, quando spendiamo le ore con persone (per noi) poco stimolanti o quando ci accontentiamo della banalità, perché è più comodo stare in superficie piuttosto che scavare a fondo nell’inesauribile ricerca delle nostre verità.
Ed è così che nasce questo mio spazio: da un bisogno di vivere appieno parte del mio tempo libero dedicandomi a una delle attività per me più stimolanti e appaganti che ci siano. L’otium, inteso nel suo significato più autentico, quello latino: quel prendermi cura di me ritagliandomi spazi da dedicare esclusivamente al pensiero, tempo per stimolare e vivere quello critico.
E quale modo migliore di soddisfare questo mio viscerale bisogno, che mi fa sentire irrequieta quando, presa dalle mille “occupazioni” della vita quotidiana (sempre citando uno dei miei scrittori e filosofi preferiti), finisco per trascurarlo o talvolta persino per cercare di metterlo a tacere?
Scrivere. O meglio, dialogare, stimolare confronti.
Perché è proprio quando ci confrontiamo con la meraviglia, talvolta imperscrutabile, che nasce dalla relazione con l’Altro che riempiamo bene il nostro tempo e arricchiamo davvero la nostra vita.

















