*Narcos intro song starts*

if i look back, i am lost
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*Narcos intro song starts*
Sai come il tempo cura e non cancella ogni ferita.
Claver Gold (via eravamo-re)
Una ragazza qualche giorno fa mi ha chiesto di aiutarla a disegnare una scritta che vuole tatuarsi. “Ma nessun posto è come te” sono le parole che ha scelto. Non ho mai domandato cosa significassero o a chi fossero riferite, non siamo poi così tanto amiche e mi sembrava irrispettoso. Ieri ero a casa sua, e mentre ripassavo con i trattopen le lettere lei era seduta sul letto e mi guardava in silenzio. Di punto in bianco mi ha detto: “Sai cosa vuol dire? È per me. A volte mi sento fuori posto o di non avere nessun luogo sicuro o nessuna persona che sia la mia casa o cose così. Ma il mio posto sono io. Voglio essere io la mia casa. Questo voglio scrivermi addosso per sempre. Nessun posto è come me.”
Mi ha colpito veramente tanto, e voglio che lo ricordiate anche voi. Soprattutto le ragazze, perché spesso la società si impegna a farci sentire inadeguate e fuori posto ovunque proviamo ad inserirci. Ma non importa, non deve importarti. Il tuo posto sicuro sei tu. E nessun posto è come te.
Battiti.
Penso molto ultimamente, a come andranno le cose da qui a poco. Se verrà a Bologna anche lui, cosa potrebbe accadere, a come potremmo rovinare un'amicizia e darci totalmente all'amore. Eravamo ubriachi, qualche carezza, qualche bacio, una notte lunghissima, solo noi due in una stanza, i nostri ventiquattro amici a dormire nelle loro stanze. Eravamo noi due, una bottiglia di jagermaister e qualche battito accelerato. Cosa è successo lo sappiamo solo noi due, come andranno le cose lo sappiamo solo noi due, allora brindiamo al prossimo anno, a Bologna e all'amore che non deve essere per forza nascosto.
Mi basta solo una lieve carezza che faccia tremare un po’ la mia vita.
Alda Merini (via stronza-comeilmondo)
Un tempo piangevo moltissimo ed ero pieno di speranze. Oggi rido parecchio, un riso disilluso.
David Grossman (via death-intheheart)
oh ascoltami, devo dirti questa cosa: voglio vivere una canzone, voglio viverla con te. fatta male e sbagliata, lunga o corta l'importante è che resti. una canzone da film, voglio sognare, stare male e ascoltarla e stare bene, cantarla e stare male, pensarti e restare bene.
tempo che corre, tempo che rallenta
Serata tra amiche, prima delle partenze che inizieranno ad allontanarci seriamente. Ultima serata insieme, le date dei nostri viaggi non concordano, ci rivedremo a settembre, o forse ad ottobre. La serata prende una piega davvero malinconica, mentre mi faccio i miei 30km in macchina, con i The Smiths che cantano Asleep così forte da perforarmi un timpano, penso a quanto sarebbe bello poter fermare il tempo, godermi di più questi momenti, perché il tempo corre, ma corre davvero e a volte non riesco proprio a stargli dietro. Arrivo a casa: 02:30. Trovo mio fratello sul divano, i The Smiths cantano Asleep, ma ad un volume molto più basso, quasi musica da camera, lui mi guarda e “un bicchiere di vino?”. Forse invece il tempo non passa mai, siamo sempre io e mio fratello, i The Smiths e due bicchieri di vino.
Voglio girare il mondo che il mondo in testa ho. E non avrò paura, e non avrò paura, Padrona mia è la luna e altro io non ho.
La Tatuata Bella - Tre Allegri Ragazzi Morti (via dreary-rainbow)
Vedi Niccolò, la gente non è il mestiere che fa. O i vestiti che porta, le scarpe che mette, la roba che ha. E per questo non mi riconosco in questa società. Per me contano i dischi, i bagni nel mare, l’umanità.
“Se potessi darti una cosa nella vita, mi piacerebbe darti la capacità di vedere te stesso attraverso i miei occhi. Solo allora ti renderesti conto di quanto sei speciale per me.”
- Frida Kahlo (via @mistakeoftheconstellation)
The Seven Sisters waterfall, Geiranger Fjord, Norway [6171x2603][OC]
Stava pensando alla misteriosa permanenza dell'amore, nella corrente mai ferma della vita.
Alessandro Baricco (via buryally0ursecretsinmyskin)
Io sono tua, ma così tua, che non potrò più essere di nessuno.
Erri De Luca (via e-cosi-fragile-ricomincerai)
00:24 voglio venire a dormire da te, giuro voglio solo dormire, mi fa star bene, addormentarmi col profumo dei tuoi capelli sotto al naso, tenendoti stretta me, fammi star bene dai! (gli sto volendo un po' bene)
Un movimento di anche.
Finalmente dopo trentuno giorni ho rivisto Nico. Finita la maturità, trovata la casa, fatta l’iscrizione al test, tornata dai Fiordi. Sono partita con la convinzione che forse sarebbe finito tutto, che lo stress, la lontananza, i rancori, avrebbero distrutto qualsiasi cosa fossimo diventati. Sono partita il giorno dopo del mio orale, quella sera ci siamo trovati in spiaggia con i compagni di classe, tra pianti, risate, bottiglie di vodka e canne si è fatta l’alba, io ci voglio ricordare cosi belli, giovani e spensierati. La mattina alle sette però ero già in macchina: io, Ale, Leo, Fede e Met, una cartina geografica, un cd degli Arctic Monkeys. Tre ore di auto, un’ora e mezza di aereo, quindici ore in aeroporto a Francoforte, altre due ore di aereo, poi treno e autobus. Dopo ventotto ore eravamo a Geirangerfjord. Ho passato una settimana sui fiordi norvegesi con i miei migliori amici. Una settimana in cui risate e foto rubate non sono mancate, in cui ogni sera non potevamo fare a meno di mezz’ora di chitarra prima di infilarci in tenda. Sono tornata, scarpe da buttare, zaino appesantito, vestiti da lavare, foto da incorniciare. Quando hai guardato il cielo stellato per un’intera nottata, testa a testa con gli amici di una vita, non puoi aspettarti niente di meglio. Sono tornata, ventisei ore di mezzi, scali e musica, con un dolore allo stomaco. L’ho soprannominata la nostalgia del viaggiatore, quella che ti stritola lo stomaco nel viaggio verso casa, che seppur finalmente mangerai un buon piatto di pasta, sei sicuro che le angosce giornaliere ti faranno mancare i cibi in scatola. E così, tra la nostalgia della Norvegia, lo stress familiare e la paura di sapere che fine avesse fatto la relazione con Nico, sabato sera sono uscita. Notte rosa, fiumi di gente ovunque, mi chiama la Mich, si fa una rimpatriata della classe delle medie, hanno comprato sei vodke, due gin e quattro litri di vino, siamo in nove. Dire che ero ubriaca fradicia è poco, lo stato comatoso si avvicinava a me e Mich, ci ammaliava e ci tentava ad ogni cicchetto di vodka. Non siamo mai crollate e non abbiamo mai mollato. Tra un movimento di anche e una mano alzata ad un cielo italiano, gli effetti dell’alcol iniziano a placarsi, la sbornia sta salutando il mio corpo, il cielo inizia a schiarirsi, è così che tra l’orologio che segnava le cinque del mattino e Mannarino che cantava “Me so mbriacato”, sento due mani cingermi il ventre. Dopo trentuno giorni ho rivisto Nico ed è bastato il calore del suo corpo attaccato al mio a ricordarmi che non si fugge da niente, da nessuno, ed è bastato un suo bacio a ricordarmi che la lontananza è solo un numero che si è annullato da poco, che i rancori devono spegnersi. Ed è bastata la sua mano tra i miei capelli per ricordarmi che lui è quello che me le cura le ferite, che a farle sono soltanto io.