DI TUMORE, MORTE E ALTRE SCIOCCHEZZE
(il titolo è una semi-citazione, semmai - se proprio dovete -triggeratevi più avanti nella lettura)
Ieri un parente è venuto a trovarci per chiedermi se, dopo una diagnosi di mieloma, dovesse fare la chemioterapia.
E nonostante la diagnosi fosse stata precoce e la terapia dalle buone probabilità di successo, io gli ho detto 'Dipende'... ma non come professionista sanitario.
Disclaimer: se siete persone sensibili e fragili, se siete malate o avete persone care malate, l'argomento è pesante e potrebbe farvi stare male. Sappiatelo se proseguirete nella lettura.
La mia risposta, alquanto strana per chi mi conosce in questi spazi, dipende dal fatto che questa persona è buddista e casualmente (ma non troppo) chi segue questo religione considera la malattia come la considero io.
C'è un solo motivo per cui - a meno che non mi conosciate da una vita - nel parlare di una condizione patologica il mio approccio sembra essere solo quello scientifico: credo che il nostro tipo di società e di pensiero non permetterebbero una comprensione differente, utile e completa della questione, col risultato che invece di 'sentire' le cause della malattia, ci si affiderebbe a un pensiero magico, spesso proposto da persone esaltate o con un secondo fine.
Quindi, per carità, continuate a prendere i vostri farmaci e a seguire le vostre terapie perché quell'altro percorso di cura - la comprensione di dukkha e anicca ma anche del concetto di karma - deve essere PERSONALE, mai imposto come dogma da qualcun'altro e nemmeno capito... deve essere SENTITO.
E questo cosa c'entra con il vostro tumore? E con quello delle persone a voi care?
Niente, se non sentite in quella direzione.
L'inizio di un percorso se invece sentite la realtà in un certo modo.
A differenza di molte pratiche criminali in cui si impone l'abbandono della medicina 'scientifica' in favore di altre dubbie metodologie, io credo che la scienza medica sia fondamentale per agire sugli effetti di una malattia ma penso anche che quando manca la comprensione delle cause - e non mi riferisco alle cause fisiche - si possono vincere le battaglie ma ogni volta sfugge la conoscenza di chi sia il nemico.
La risposta al mio parente è stata questa
Dipende. Cosa devi ancora alle persone a cui vuoi bene? Cosa senti esserti rimasto da fare in questa vita? Se pensi che questa malattia sia la conclusione di un percorso, allora fermati. Se invece pensi che sia un motivo di riflessione e che devi ancora fare qualcosa, allora la chemioterapia ti permetterà di poter fare ancora ciò che rimane con il tempo concessoti.
Questo è ciò che penso, sempre, ma che dico solo a quella manciata di persone con cui sento il mondo assieme e che non potrebbero mai fraintendermi.
Tutti gli altri, se vogliono, li abbraccio e basta, in silenzio.
Perché certe cose non si devono dire ma solo far sentire.