La serata di ieri è cominciata con l’ansia da prestazione ed il senso di colpa paralizzante (in un primo momento, per aver cercato goffamente di divincolarmi dagli impegni presi il giorno precedente e poi per aver praticamente costretto la mia Lei a darmi coraggio accompagnandomi in sala) ed è finita con una linea di basso da registrare in studio, su due piedi, per il nuovo singolo di Maaike che – ormai non possiamo più negarlo – lascerà la Sicilia fra pochissimi giorni per andare a rincorrere la bellezza del mondo. Non riesco ad immaginare un modo migliore per dirci addio, se non quello di chiudere questo capitolo, ma non questa amicizia, nello stesso modo in cui è iniziato tutto una sera d'Ottobre di due anni fa sui gradini del Duomo, quando una figlia del mondo per metà Canadese e per metà Olandese ha deciso di trasferirsi a Messina: ovvero facendo musica.
Facendo musica, perché lei non sapeva ancora pronunciare una sola parola in Italiano.
Senza troppi virtuosismi, ma sempre con il sorriso sulle labbra, con la vita a piene mani.
Non riesco ad immaginare modo migliore per dirci “a dopo!”, anzi. Perché questo Maaike ci ha detto di fare qualche sera fa, mentre ce ne stavamo tutte e tre con le gambe incrociate sul pavimento di casa sua, sepolte da vestiti floreali e gonne gitane, cartoni di pizza da asporto, ricordi pesanti di cui liberarsi, lacrime per l’imminente separazione e scarpe rotte da lasciare in terra Sicula o da dare in beneficenza, per fare spazio in valigia.
Nessun oggetto avrà mai lo stesso valore.
Le note del mio basso viaggeranno per il mondo insieme alla sua voce, per tutta la vita. Vedranno le spiagge del Perù, i moai del Rapa Nui, i girasoli di Van Gogh e chissà cos'altro, nei suoi viaggi infiniti alla ricerca di radici salde.
Mancherà tanto la sua libertà.