Ti aspetto sempre, anche quando dico che mi sono innamorata, anche quando dico che sto bene, benissimo, che non mi manca più niente; ti aspetto sempre e non ne vado fiera, perché le persone perennemente insoddisfatte sono oscure e dannose; ti aspetto sempre, anche quando dico che ho ricominciato a dormire, a leggere, ad ascoltare la musica senza provare l’immediata necessità di averti intorno; ti aspetto sempre, anche quando affermo sicura che me la so cavare da sola, che sono indipendente e libera, ma è chiaro che se ami qualcuno che non c’è la libertà è un’utopia: sono incatenata ai piccoli particolari, riavvolgo il nastro almeno una volta al giorno per trovare una ragione anche se in fondo una ragione non c’è. È andata così, siamo fragili, siamo volubili e abbiamo un estremo bisogno di sentirci vivi, qualsiasi cosa voglia dire. Per un po’ di vita calpestiamo cuori e speranze, per un po’ di vita, per un brivido in più, per tornare a quel giorno che però non torna più. Ti aspetto sempre e non è che io non esista più, senza di te: rido, godo, mi dispero, parlo del più e del meno, gioco a m’ama non m’ama, spero, ballo, resto immobile di fronte al cielo, tremo pensando al giorno in cui il suono della mia voce sarà soltanto un alito di vento e niente di più, ho paura e nonostante questo ogni mattina mi lavo il viso, mi vesto ed esco consapevole che nessuna armatura potrà mai proteggermi per davvero. Esisto, ma non è più primavera. E lo sai quanto mi piace la primavera. Lo sai. Esisto, ma ti aspetto sempre. Non mi sento stupida, per questo. Non mi sento sbagliata. Non rinuncio a niente, per te, non mi perdo niente. Non è più nemmeno amore, il mio. È che sentirti tornare, sentire i tuoi passi sulle scale, mi consolava. È che tutto mi smuove, tutto mi attraversa, anche quando non sembra, anche quando mi sento indifferente e spenta, anche quando penso che sia finita. Tutto mi svuota e mi riempie continuamente, ma niente mi consola, non mi consola più niente e non hai idea, certe sere, sotto certe lune storte, sotto queste stelle che hanno imparato a fare a meno di noi esattamente come me, quanto vorrei essere consolata.