Piccolo uomo non sa dire basta E fa del male anche sapendo poi di farlo a sé Scusa, è colpa mia
- Achille Lauro, fiori rosa 🌺
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Piccolo uomo non sa dire basta E fa del male anche sapendo poi di farlo a sé Scusa, è colpa mia
- Achille Lauro, fiori rosa 🌺
Sharing is caring - Achille Lauro & Boss Doms
no one:
absolutely no one:
lauro:
edo o un appoggino? we may never know
Angelo blu
Finalmente sono arrivat* con 'sta fanfiction promessa da giorni! Spero vi possa piacere, buona lettura!
Fandom: Sanremo RPF
Ship: Domille, Bossille, Achille Lauro/Boss Doms o comunque vogliate chiamare questa coppia fantastica.
Storiella non troppo angst e, a giudicare da ciò che hanno detto i miei amici, "adorabile". Ambientata a Roma ben prima che Lauro ed Edo diventassero in qualche modo famosi.
Note: ringrazio @lovegayships per avermi dato quest'idea💜, e @missaristocrat che ha betato ogni singolo dialogo in romanesco🖤
Word count: 2k
Lauro aveva avuto una giornata di merda, ma di quelle davvero orrende: sin dal mattino, sembrava che il mondo stesse complottando contro di lui e la sua sanità. E inoltre, non c'era un singolo istante di pausa.
Era buio, lui ed Edoardo avevano appena concluso una serata in una piccola discoteca. Ora erano troppo lontani da casa per avere davvero voglia di tornarci, ma non sapevano comunque dove andare o cosa fare.
"Ma se andassimo boh, che ne so, al Mc?" propose Edo, con le mani ficcate nelle tasche della giacca. Faceva un freddo assurdo quella notte.
"Se vabbè, perché ce sta n’Mc aperto de notte qui, vè?" ribatté Lauro, non senza una punta di ironia. Poteva ancora sentire i bassi risuonargli nel petto, gli occhi gli facevano quasi male per le luci. Camminarono in silenzio per un po' lungo il viale, ogni tanto i fari di un'auto illuminavano i loro volti stanchi.
Fu Edoardo a rompere nuovamente il silenzio, per indicare un'altura piuttosto lontana: "Sai che là ce sta un posto co’ ‘na vista stupenda?"
"Vabbè, ce voi andà?"
"A piedi? Ma che sei scemo?." E rise. Lauro adorava la sua risata: riusciva a mettergli allegria senza nemmeno parlare. Il più giovane scrollò le spalle: camminare non era un problema per lui, lo aveva fatto per tutta la vita. E comunque, farlo avrebbe forse potuto aiutarlo a smaltire tutta l'adrenalina, che gli faceva tremare le mani.
Alla fine comunque, presero un autobus scassato e vuoto, dove si sedettero in tutta comodità occupando due sedili a testa.
"Comunque avemo spaccato prima." esordì Lauro, poco prima che scendessero alla fermata più vicina. Edo annuì in assenso: apprezzava che Achille considerasse il loro rapporto come un duo. Non è che avessero già chissà quale nome: erano a malapena riusciti a trovare un posto dove esibirsi con qualche inedito tra le tante canzoni che avevano creato. Ma andava bene così.
Camminarono per un po', la salita era leggermente ripida da fare a piedi, ma niente che non si potesse fare. Parlarono del più e del meno, perchè non si erano visti per più di una settimana e sembrava importante raccontare ogni singolo istante della loro esistenza. Achille si era da poco lasciato con una ragazza, erano stati insieme circa 4 mesi. Arrivarono finalmente in cima all'altura, per sedersi vicino al guardrail, con il fiato un po' corto.
"C’ho pure scritto ‘na mezza canzone, ma non è ancora pronta."
"Ma com'è che ve siete lasciati?" Domandò Edoardo, estraendo il pacchetto di sigarette e l'accendino dalla tasca. Ne offrì una all'amico, che rifiutò con garbo, poco prima che il suo viso si rabbuiasse alla domanda.
"Che ne so? Casini. Cazzo, già lei stava fori de testa, in più s’è messa co’ uno pieno de problemi come me… non può uscì niente de buono. Ma sai, certe volte dici 'fanculo, famolo, e alla fine ce rimani sempre inculato."
"Non c’ho capito un cazzo." affermò il maggiore, prendendo un tiro dalla sigaretta che teneva stretta tra le labbra. Si mise più comodo, stendendo le gambe avvolte in un paio di jeans piuttosto stretti e altrettanto sdruciti.
"Manco io. Boh sai, forse non so’ fatto pe’ amà." Lauro sospirò, guardando dritto al cielo. Edoardo lo guardò un po' di traverso, pensando a quanto l'amico tendesse alla drammaticità. Tipico suo. Edoardo alzò le spalle, per non dar corda alle stronzate che Achille cercava di raccontarsi ogni giorno: "Non credo sia quello er problema."
Lauro roteò gli occhi, per poi guardare lontano. "Boh, forse me piace un'altra persona e n’ c’ho la testa pe’ fa finta de amà qualcun altro. Le cazzate non le so dì in generale, figurate a me stesso.."
"Ma perché ha letto qualche messaggio, o roba del genere?"
"No, figurate. Però se capiva che n’ ero innamorato. Er problema è che n’ so manco se me piace davvero un'altra persona o no. Forse so’ solo un cojone." Concluse, portandosi le dita alla bocca e mordicchiando distrattamente le unghie. Brutto vizio che ogni giorno si riprometteva di abbandonare, per poi fallire, come al solito.
"Forse dovresti esse sincero con te stesso pe ‘na vorta." quelle parole scossero il più giovane, che si sentì toccato nel profondo. Odiava mentirsi, ma non poteva farne a meno. Certe volte nascondersi le cose era il modo migliore per non finire sotto un treno.
"Cambiamo argomento o parlamo de me pe’ l'eternità?" Disse, infastidito e piuttosto colpito dalla schiettezza di Edoardo. Era sempre stato completamente onesto nei suoi confronti, ma mai a quel livello.
Proprio Edo in quel momento si passò una mano sul viso, quasi con rassegnazione, assumendo poi un'espressione quasi preoccupata: "Lauro, cazzo, è importante. Nun poi continuà a seppellì i sentimenti pe’ fa finta che va tutto bene e stampatte ‘n cazzo de soriso in faccia quando stai morendo dentro. Semo migliori amici pe ‘n cazzo?"
Lauro rimase in silenzio per un tempo indefinito, a guardare il vuoto. Edoardo nel frattempo aveva spento la cicca sulla terra secca, e solo una volta alzato lo sguardo si era reso conto delle lacrime che scorrevano sul volto quasi impassibile del minore.
"Oh, ma stai…?" Cercò di avvicinare una mano al volto dell'amico, ma poi si fermò a mezz'aria. Non era sicuro che fosse una buona idea.
"Odio sta qua." Sussurrò, per poi esalare un sospiro. Fortunatamente era seduto, perchè sentiva il corpo talmente stanco che se fosse stato in piedi sarebbe crollato sul momento.
Il crollo fu, piuttosto, mentale. Finì per rannicchiarsi con il viso sepolto nell'incavo fra gli avambracci le ginocchia che stringeva al petto.
Non gli piaceva piangere, gli capitava raramente, e stava di merda.
Presto respirare divenne più difficile del previsto: il suo petto sembrava non riuscire ad accogliere abbastanza aria. Il fiato si accorciò in fretta e Lauro si sentiva isolato, solo, con la parte più distruttiva di sé stesso.
Edoardo ci mise un po' a realizzare che cosa stesse succedendo. Degli attacchi di panico aveva solo letto da qualche parte sul web, e l'unica cosa che sapeva era di dover aiutare Lauro a respirare. Si inginocchiò accanto a lui, Achille sembrava davvero piccolo in quel momento: avvolto nella giacca pesante, rannicchiato, con le mani sulle orecchie per isolare chissà quali voci. Stava anche tremando, mentre la sua schiena si muoveva ritmicamente con il corpo alla ricerca di ossigeno.
"Lauro, me senti?" Edoardo lo chiese piano, cercando di tenere la voce bassa, così che potesse aiutare l'amico a calmarsi. Il cantante annuì, quasi incapace di parlare.
"Te posso toccà?" Domandò ancora, e solo quando ricevette un "sì" soffocato, prese le mani di Lauro e le strinse, intrecciando le loro dita che sembravano unirsi perfettamente.
Lauro pensò di stare per morire. Non solo stava avendo un attacco di panico in mezzo al nulla, ma il suo migliore amico era lì e gli teneva le mani e lo stava vedendo in quelle condizioni. Così debole e vulnerabile. Niente avrebbe potuto aiutarlo a quel punto.
Stupidissime lacrime continuavano a scorrergli lungo le guance, e non poteva controllarsi, non poteva nemmeno respirare decentemente. Non era del tutto cosciente di cosa stesse succedendo: la mancanza di aria gli rendeva la testa confusa, nel senso negativo della cosa.
"Cerca de pensà a cose belle." Propose Edo, prima di insultarsi mentalmente: come se quella cosa potesse essere d'aiuto. Lauro sembrò ignorare quel consiglio, più che altro perchè non poteva pensare a nulla di coerente. "Te capita spesso?"
"O-ogni tanto." Lauro inciampò sulle vocali, mentre si malediceva in ogni lingua per aver bevuto al locale e per non avere con sé dell'acqua. Tornò a concentrarsi sul respiro, i suoi occhi sembravano terrorizzati.
Erano già passati diversi minuti, e Edoardo stava facendo del suo meglio per ricordare tutte le informazioni che aveva letto a cuor leggero, senza immaginare che gli sarebbero servite un giorno. Non gli veniva in mente nulla, quindi fece semplicemente ciò che gli stava rimbalzando in testa da qualche secondo.
Il che significò baciare Lauro e sperare che non svenisse. Achille non smise realmente di tremare ma perlomeno, smise di respirare. Edoardo non era sicuro se fosse un bene o meno.
Durò qualche secondo. Lauro ne contò sei, Edo poteva giurare che fossero stati più di dieci, ma non aveva importanza. Una volta che si separarono, si guardarono negli occhi per un po'.
"M’hai appena…" il più giovane iniziò, non del tutto coerente, e lasciò la frase in sospeso. Il cuore gli batteva all'impazzata, ma almeno riusciva a controllare il proprio respiro.
Edoardo guardò dalla parte opposta, mentre la realizzazione di quello che aveva appena fatto lo investiva come un treno: "Ho letto che trattenè il respiro aiuta."
A quel punto, Lauro lo abbracciò e lo strinse, nascondendo il volto nell'incavo del suo collo. Edoardo non ebbe problemi a tenerlo lì, mentre si calmava.
Achille aveva le famose, famosissime farfalle nello stomaco e stava bene, si sentiva a casa, felice. E il suo cuore continuava a battere veloce, senza nessuna ragione apparente.
"Non me potevi semplicemente dì de trattenè il respiro?" Domandò quindi, la voce soffocata da un sorriso che gli spuntava sulle labbra e dai vestiti di Edoardo che sapevano di colonia e di erba.
Cazzo.
In quel momento tutto prese forma e senso: il perché non poteva amare la tipa con cui stava, perché il sesso non gli piaceva granché, perché il cuore gli batteva così forte e perché non gli aveva fatto schifo l'idea di baciare Edoardo.
Edoardo, cazzo. Era innamorato di Edo.
"Perchè te conosco troppo bene, figurate se me davi retta." Il maggiore rispose prima di sospirare: era tutto finito, dovevano solo tornare a casa. Magari potevano dormire da lui, perchè sicuramente casa di Lauro era invasa da qualche spacciatore, ed era meglio evitare per quella sera.
Il minore si accigliò a quelle parole, e alzò la testa per guardare negli occhi dell'altro: "Te sbaji. Farei quarsiasi cosa me chiedessi, qualriasi cosa pe te. Andrei all'inferno pe’ te, Edoà, e niente pò cambià ‘sta cosa." Confessò piano, senza riuscire a guardare l'altro negli occhi. Quelle parole erano vere, sentite; parole che aveva soffocato per anni cercando di farsi piacere altre persone e fallendo mirabilmente perché nessuna era Edo, nessuna lo faceva sentire come solo lui poteva.
Se ne stava già pentendo, però.
"’o so che te pò sembrà assurdo e improvviso, e forse tu non senti la stessa cosa-"
Ma Edoardo gli prese il mento e lo interruppe: "Statte zitto." sussurrò prima di baciarlo di nuovo, questa volta cercando di godersi ogni istante, ogni sensazione: il sapore al gin tonic delle labbra di Lauro, e il modo in cui si stavano curvando in un sorriso incontrollabile, per poi approfondire quel bacio. E il più piccolo intrecciò le dita tra i capelli tinti di Edo, un appiglio alla sopravvivenza perchè il suo cuore stava per esplodere di sentimenti, di felicità.
Si separarono dopo un po’, e nessuno questa volta si era impegnato a contare i secondi, ma entrambi avevano desiderato che durasse per sempre.
Gli occhi verdi di Lauro sembravano quasi gialli sotto la debole luce di un lampione poco lontano, e i lineamenti di Edoardo sembravano quelli di una scultura.
Si alzarono in piedi dopo qualche minuto speso in silenzio, seduti a tenersi la mano. Si accesero una sigaretta, per cercare di zittire la botta emotiva e, probabilmente, anche il desiderio di rimanere lì fino all’alba.
Nessuno dei due si pose il problema di cosa sarebbe successo dopo nella loro relazione, era come se non ce ne fosse nemmeno bisogno.
“Annamo a casa?” Domandò Lauro, finalmente calmo. C'era il suono di un sorriso nella sua voce, e ciò portò Edo a sorridere di rimando.
Il maggiore prese un lungo tiro dalla sigaretta, imitato immediatamente dall’altro. “Daje, vieni da me?”
“Daje.” Lauro, ovviamente, fece l'occhiolino e si beccò una leggera gomitata nello sterno. Entrambi risero, e passarono il tragitto inverso a piedi, poi in autobus e infine in auto, ridendo e parlando tranquillamente del più e del meno, del futuro, di cosa avrebbero fatto con la loro musica, dell’album e mille progetti.
Qualsiasi cosa fosse successa tra loro, non aveva fatto altro che unirli di più, e non serviva nemmeno parlarne con l’imbarazzo tipico di chi non sa bene come comportarsi dopo un evento simile.
Arrivati a casa, il divano rimase vuoto. Questa volta, al contrario delle precedenti, non servì proprio: dormivano nello stesso letto, stretti sicuramente, ma non per questo scomodi.
Tag list: taggherò la gente che ha commentato sotto i post dove parlavo di scrivere questa fic (ma alcuni non riuscivo a taggarli). Spero non vi dispiaccia!
@coralsin @shadowsofkpop @giulia-liddell @earthlingsander @waffleandcomics @irislvcia @marypapayagaya @slipperydevorak @kissesfromearth @lovegayships @beepbeepjesus @oopshiaddict @nalularry9194 @braiinz
Achille Lauro
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"Non volevo finire come loro..." Sono io Amleto - Achille Lauro