Contromano - Mamma non sono più fascista (di un’attualità imbarazzante)
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Contromano - Mamma non sono più fascista (di un’attualità imbarazzante)
“ Principe partì in un bollente pomeriggio d'estate. In quel treno c'ero anche io. Era la vetturina delle Ferrovie del Sud Est — che noi chiamiamo «la Suddest» — strabordante di studenti in partenza per Bari, dove si andava a cercare un posto letto a buon prezzo per l'anno accademico che sarebbe iniziato a settembre. Giovanni fece finta di non vedermi seduto negli unici due divanetti di prima classe. Fu un «liscio» maldestro, ma umiliante. La Suddest non era una semplice ferrovia, era una scuola di pensiero, affrontare due ore per fare appena sessanta chilometri nascondeva ragioni sotterranee, quasi massoniche. La mia principale era quella di guardare, senza quasi mai far nulla per conoscerle, due splendide studentesse che salivano tra Locorotondo e Putignano e in particolare una ragazza dagli occhi neri di grafite, il naso squadrato con la punta d'un brillante e i tratti spigolosi come un Picasso. Era inusitata e bella, non ebbi mai il coraggio di avvicinarla e per tutti questi anni mi crogiolerò nel rimorso: l'attesa di vederla salire a Putignano con il suo golf blu ogni lunedì mattina, con sotto braccio le dispense di letteratura inglese e uno sguardo diffidente, è minuzia che nascondo nella soffitta delle nostalgie. La Suddest anni Novanta era un viaggio dentro il tempo. La campagna aveva i toni della calce color latte, scorreva come rapide diapositive: truffi levigati dal vento e filari d'uva immersi in macchie d'ulivi. Era una campagna disegnata come in un quadro impressionista, colori accesi e contorni indefiniti. Alberi di albicocche come gambe di donne, mandorli innevati dai germogli color tramonto e poi un enorme fusto di magnolie, poco dopo Castellana Grotte, sfavillante di petali rosa. Giovanni in quell'unico viaggio aveva la testa alzata e lo sguardo fisso nel vuoto, l'espressione più appropriata per non salutare nessuno. Andava a Bari, dove avrebbe cambiato treno per Modena e lì fare fortuna, dimenticare tutto e tutti, dimenticare il paese e i suoi maligni compagni di vita. “
Mario Desiati, Foto di classe, Laterza (collana Contromano), 2009¹; pp. 76-77.
Parli di me? Non sai chi sono.
Mi conosci da 20 anni? Non proprio.
Achille Lauro-Contromano
Siamo un controsenso,
viviamo controtempo,
andiamo contromano,
ci mettiamo controvento,
ci prendiamo in contropiede.
Ma controcuore non possiamo andare.
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