Partenza alle 07.40. Un breve tragitto e prima sosta della giornata al monumento dei caduti di Adua, eretto a ricordo della battaglia del 1896. Il monumento si trova sulla strada principale, vicino all'ex-bar coloniale, oggi moderno caffè locale. Seconda sosta alle 09.00 al Tempio della Luna di Yeha, in ristrutturazione, e del vicino museo con il monaco orgoglioso di mostrarci i loro libri sacri. “Le rovine di Yeha sono impressionanti per la loro antichità – risalgono infatti ad un periodo compreso tra l’VIII e il V secolo a.C. – ma anche per la tecnica edilizia. Alcuni blocchi di arenaria che costituiscono il tempio sono lunghi più di 3 metri e sono realizzati e uniti tra loro con tale perfezione, senza tracce di malta, che nelle fessure è possibile introdurre una moneta da 5 centesimi. L’intero tempio è un reticolo di linee e geometrie perfette. Accanto al tempio c'è una chiesa moderna dedicata a Abuna Aftse uno dei nuovi santi della Siria giunti nel nord dell’Ethiopia nel V e VI secolo. La chiesa custodisce crocifissi e vecchi manoscritti, tavolette di pietra con antiche iscrizioni in lingua sabea. Scavi archeologici hanno riportato alla luce, molti tesori e una varietà di statuette d’animali.” Ci spostiamo a Grat Beal Gebri, uno scavo sotto tettoia. Molto più interessanti sono alcuni parenti della numerosissima famiglia di Stella che incontriamo nel ristorantino annesso agli scavi. Allo zio daremo un passaggio alla più vicina cittadina. Percorrendo una strada con paracarri italiani, in un ora e un quarto, alle 11.30 siamo ai piedi di Debra Damo “si stima che risalga al periodo axumita e al regno di Gebre Meskel (VI secolo). Debra Damo vanta quella che probabilmente è la chiesa più antica tuttora esistente nel paese (del X o XI secolo d.C) e forse dell’intera Africa. Secondo la leggenda, Abuna Aregawi, uno dei Nove Santi che arrivò qui dalla Siria nel VI secolo, girovagando ai piedi della collina ritenne la piana di terra che si trovava sopra di lui il posto adatto per vivere da eremita. Dio, per esaudire il suo desiderio, ordinò a un serpente che viveva in cima al monte, di scivolare lungo le pendici e portare su il santo, che fece di Debre Damo la sua dimora. La montagna, a causa della sua effettiva inaccessibilità, più tardi fu trasformata in luogo di detenzione per i maschi della dinastia reale axumita, per impedire loro di cospirare contro il sovrano regnante. In seguito, durante le guerre di Ahmed Gragn, l'Imperatore Lebna Dengel e la sua consorte, la Regina Seble Wengel, allora in fuga, cercarono rifugio a Debre Damo, dove lo sventurato monarca morì nel 1540. Dal monastero si gode la vista dello splendido paesaggio circostante che dona pace e isolamento ai circa 100 monaci e diaconi che vivono lassù.“ Per accedervi, oltre un tratto in salita da percorrere a piedi, ci si deve issare fino alla spianata del monastero. Infatti da una porticina in cima calano due grosse corde. Una viene passata sotto le braccia del malcapitato e serve da sicurezza nel caso si perda la presa della seconda su cui si deve far forza di braccia per issarsi. Appena arrivati un monaco si cala con una sola corda, saltando da un costone all'altro elegantemente. Altri quattro turisti scendono pesantemente e con fatica estrema, sbattendo sulle rocce come salami appesi ad asciugare. Essendo da sempre debole di braccia e torace, a mio malincuore, rinuncio alla visita. Invece, temerari, Vincenzo, Ignazio e un altro giovane componente del gruppo, a piedi scalzi, riescono nell'impresa. Grazie alle foto di Vincenzo vi posso documentare il monastero. Alle 13.35 proseguiamo e in un ora siamo ad Adigrat, in ristorante. Il locale è specializzato in carne macellata sul posto e ci gustiamo uno spezzatino da leccarsi i baffi servito in una coppa con braciere sottostante. Alle 16.00 riprendiamo il viaggio e ci fermiamo subito al Cimitero Militare Italiano. Il cimitero è ben tenuto ed ha poche lapidi con inciso il nome del milite caduto. Invece moltissimi lapidi sono di milite ignoto, vi sono sepolti gli africani combattenti nelle file italiane, perché quest'ultimi non avevano le piastrine identificative. Siamo commossi. Mi ricordo del fratello di mia nonna materna morto in Africa. Con l'aiuto dei compagni di viaggio, in breve, facciamo una ricerca senza esito. - Scoprirò, al mio ritorno, che mio prozio è caduto a Cheren, in Eritrea, nel 1941 e che mio nonno paterno è deceduto a Mogadiscio in Somalia lo stesso anno -. Alle 16.45 siamo nuovamente in viaggio per arrivare al Motel di Hawzen alle 17.55. L'alloggio e pessimo e domani metà del gruppo passera ad un altro hotel nelle stesse condizioni. Lo visitiamo prima di cena con una breve passeggiata lungo lo stradone. A sera ceniamo in un ristorante decente e festeggiamo il compleanno di una nostra compagna di viaggio.