Nonostante quello che molti di voi giovincelli sembrano pensare nelle comuni lamentazioni che leggo nei blog, non c'è niente nel passato che fosse migliore del presente. Ogni tratto positivo trovava, anche allora, un corrispondente tratto negativo. Ogni solitudine era sempre solitudine. Ogni malvagità sempre e solo malvagità, per quanto il suo significato sociale possa mutare e una malvagità di un tempo sia normalizzata ora o viceversa. Basta leggere qualche classico qua e là (leggerlo e capirlo) per sapere che la condizione umana è mutata poco. Un'orribile pena di solitudine appena meno angosciosa rispetto al timore del dolore che ci può infliggere il prossimo nostro. La rabbia per la nostra impotenza. Il desiderio che svuota e riempie il corpo portandolo avanti come il bastone e la carota farebbero con qualche bestia da soma. L'amore, il sogno, la poesia, l'arte. Qualche pausa ogni tanto. La dignità umana che emerge nei momenti e nei luoghi più inaspettati a illuminare la bruttura generale. E poi la luce della primavera, questa promessa mai mantenuta, ma ogni anno rinnovata, che ci verrà portata via nel fuoco dell'estate.