Ma se un tiranno (o un manipolo di deficienti, anche democraticamente eletti) usurpa il potere e prescrive al popolo quel che deve fare, è anche questa una legge? (Alcibiade)
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Ma se un tiranno (o un manipolo di deficienti, anche democraticamente eletti) usurpa il potere e prescrive al popolo quel che deve fare, è anche questa una legge? (Alcibiade)
Apparently there exists Alcibiades the opera, in which he introduces himself as Orestes and secretly gets married in Sparta.
What I read: “Le Banquet” of Platon
What I remember:
-Phaedrus saying “Those who say Achille was Patroclus’s top are wrong! Achille was obviously the bottom!”
-The love triangle between Socrate, Agathon and Alcibiade
Il sileno è una creatura leggendaria, famosa per la sua bruttezza (hanno occhi sporgenti e naso schiacciato). Alcibiade descrive in questo modo Socrate, proprio perché vuole mostrare un capovolgimento dell'ideale greco di bellezza (Socrate non è affatto bello esteriormente, ma riesce nonostante la sua bruttezza ad affascinare le persone grazie ad altre qualità)
“And what costume shall the poor girl wear / To all tomorrow's parties”
This is translated from something I wrote months ago. I don’t know if it makes sense, but I wanted to share my passion for the Simposio ...
I hope the mistakes I made don't ruin the sense too much. I tried to translate the best I could.
It's my love for the Simposio I want to share and the feeling that Hannibal (the one of the tv show) has many things in common with Socrate.
And that's absolutely fantastic.
La preghiera e la maledizione nell’antica Grecia
Prenderemo ora in considerazione l’importanza della preghiera e della maledizione nel mondo dell’antica Grecia. I sacerdoti, veri e propri garanti del rito, erano anche titolari della recita della preghiera comunitaria.
Il sacerdote aveva il dovere di dare inizio e introdurre la preghiera comunitaria. Infatti, la preghiera era costretta ad attenersi a un formulario rigido, perché l’errata pronuncia di alcune parole era sinonimo di blasfemia e sacrilegio.
Inoltre, solo il sacerdote poteva spezzare con la parola il silenzio rituale che i fedeli avevano creato, dando alla voce umana un respiro e un'eco divina. Come hanno ribadito alcuni studiosi, la preghiera è parola efficace.
Essa può essere preghiera di bene o di male, ma in ogni caso è collegata strettamente all’azione. In pratica, pregare gli dei significava in realtà convincerli all’azione o al rifiuto dell’azione.
Nell’Iliade, notevole importanza assume la figura del sacerdote Crise. Egli, autorevole nel suo ruolo sacro, è l’unico a poter avviare un nuovo rapporto verbale con la divinità e a poter piegare in positivo o in negativo la volontà di Apollo.
Sempre nell’Iliade, Omero mette in evidenza che, nel caso della preghiera troiana ad Atena, la divinità non accetta la supplica dei Troiani, avendo già deciso di schierarsi a favore dei Greci. Il suo rifiuto è un gesto concreto: esso si trasforma nella morte e nella fine di Troia.
La poesia arcaica generalmente segnala ora la sordità, ora la benevola accoglienza della supplica come un'invocazione da parte della divinità. Esiste una corrispondenza univoca fra la voce umana della supplica e il gesto divino conseguente alla preghiera.
Se la preghiera riceve accoglienza, essa diviene immediatamente parola efficace. Per fare due esempi concreti, Apollo, appena udito il richiamo di Crise, scende irato dall’Olimpo, mentre Afrodite, non appena ode la preghiera di Saffo, arriva immediatamente in soccorso della poetessa malata d’amore.
In ultima analisi, possiamo dire che la preghiera prende vita e spinge la divinità ad agire nel mondo reale. Ma la parola rivolta agli dei ha una doppia valenza, potendo funzionare sia come richiesta di aiuto agli dei, sia come richiesta di danneggiare una determinata persona.
In questo secondo caso si parla di maledizione. Così possiamo dire che maledizione e preghiera sono, in realtà, parole efficaci: parole evocatrici che risvegliano e richiamano presenze divine o i poteri oscuri delle forze ctonie.
Entrambe sono appannaggio dei sacerdoti e necessitano di un contesto sacrale, ma si distinguono per un forte legame con il diritto e la pratica comunitaria. La maledizione poteva essere scagliata solo da individui investiti di autorità: re, genitori, sacerdoti.
Il suo stesso statuto prevedeva l'autorità della parola pronunciata e una posizione di comando e potere da parte del maledicente. L’uso rimase in vigore anche in età classica, come dimostra il caso di Alcibiade narrato da Plutarco.
Alcibiade, importante esponente della politica ateniese di fine V secolo, dopo lo scandalo che lo colpì, quando era ormai partito per la spedizione in Sicilia del 415 a.C., venne colpito dalla maledizione in contumacia pronunciata dall’intero corpo delle sacerdotesse e dei sacerdoti di Atene.
Riportiamo, a tale riguardo, le parole di Plutarco: «Alcibiade fu dunque condannato in contumacia e i suoi beni vennero confiscati e devoluti all’erario; inoltre fu decretato che tutti i sacerdoti e le sacerdotesse di Atene lo maledicessero». Per alcuni studiosi, la vicenda di Alcibiade va annoverata fra le punizioni verbali dipendenti direttamente dalla maledizione.
Plutarco, nella sua opera, fornisce una controprova del valore punitivo della maledizione. Inoltre, egli mette in evidenza che, dopo il ritorno trionfale di Alcibiade ad Atene, le maledizioni vennero ritirate con un nuovo decreto.
Dobbiamo mettere in evidenza che esiste una simmetria narrativa evidente tra il momento del lancio della maledizione e il momento in cui essa viene ritirata. In entrambi i casi si tratta di una decisione politica voluta dal popolo, che prima decide di maledire Alcibiade e poi decide di ritirare la sanzione.
Il ritiro della maledizione è inserito in un contesto altrettanto ufficiale rispetto alla sua formulazione, e costituisce l’unico strumento in grado di annullarne gli effetti, riportando il maledetto all’interno della comunità e al suo status normale. Dunque, i rapporti tra codice religioso e codice cittadino si rivelano fitti e complessi.
Dobbiamo mettere in evidenza che, attraverso la maledizione, il sacerdote affida il colpevole alle potenze divine ultramondane. Inoltre, esiste un rapporto univoco e direzionale tra la contaminazione e la colpa che marchiano il colpevole e il potere distruttivo risvegliato dalla parola che maledice.
Possiamo lasciare sullo sfondo le riflessioni sulla maledizione privata. Uno sguardo al diritto greco più arcaico conferma questo uso giuridico e la sua continua applicazione anche in età più recenti.
Molti sono i casi di legislazioni antiche in cui la maledizione aveva il ruolo di strumento punitivo per diversi tipi di reato. Per fare degli esempi concreti, la maledizione sanzionava i reati di alto tradimento a Lesbo, le empietà legate a Chio, ed era prassi a Teo, dove avrebbe punito una pleiade di reati, dal veneficio al tradimento, fino all’inadempimento dei propri doveri.
Un decreto di Delo del II secolo a.C. è degno di essere considerato, dal momento che è costruito su maledizioni scagliate contro chi dimostri di tenere un comportamento inappropriato all’interno del santuario e nei banchetti sacrificali. Anche coloro che volevano introdurre animali non a fini sacrificali erano passibili di sanzioni e soggetti a maledizioni di vario tipo.
Inoltre, essi erano multati dagli aiutanti civili dei sacerdoti, i quali dovevano anche formalizzare per iscritto la maledizione. La formula era fissa e contemplava l’augurio della rovina per il maledetto e per i suoi discendenti, come prescriveva l’etica arcaica.
Dobbiamo anche mettere in evidenza che le iscrizioni di Milasa e di Efeso contro i reati di alto tradimento e di insidia allo Stato – iscrizioni che spaziano dal IV secolo al I secolo a.C. – attestano la continuità del sistema punitivo basato sulle maledizioni lungo i secoli.
Tale persistenza non può essere spiegata semplicemente chiamando in causa un conservatorismo tenace. Al contrario, si spiega tenendo conto di una ben radicata prassi nella quale diritto religioso e diritto pubblico si intrecciano, anche quando la laicizzazione del processo punitivo è oramai pienamente avvenuta.
A tale riguardo, gli esempi ateniesi sono estremamente significativi e rilevanti, anche alla luce di una verifica dei rapporti di interscambio tra il lessico etico, storico e tragico. Molto significative, a tale riguardo, sono le parole del famoso oratore greco Licurgo.
Egli, nella famosa orazione Contro Leocrate, cita le maledizioni accanto alle leggi come una vera e propria forma di controllo sociale. Secondo quanto sostiene l'oratore, chi era colpito da maledizioni era escluso in maniera completa dal corpo civico.
Inoltre, colui che era stato maledetto diventava un reietto e subiva un interdetto religioso che aveva efficacia e azione in tutti gli aspetti e le componenti della vita comunitaria.
Da quanto abbiamo detto finora, appare assolutamente evidente che sia la maledizione sia la preghiera rivestivano un'importance assoluta nell’universo dell’antica Grecia. Come pure non esiste alcun dubbio che fossero molto rigide le prescrizioni riguardanti sia il modo di formulare le maledizioni, sia i casi nei quali era lecito e opportuno utilizzare le stesse come forma di controllo sociale.
Concludiamo il nostro discorso mettendo in evidenza che sia la prassi della preghiera, sia quella delle maledizioni, ci forniscono preziosissime informazioni su diversi aspetti ed elementi dell’universo dell’antica Grecia.
Altrettanto importanti e rigide erano le prescrizioni riguardanti il puro e l’impuro nel contesto della religione dell’antica Grecia, ma di questo parleremo nel prossimo capitolo.
Prof. Giovanni Pellegrino