🌻💫 — 𝐍𝐄𝐖 𝐑𝐎𝐋𝐄
𝐠𝐞𝐫𝐭𝐞 𝐡𝐞𝐢𝐤𝐞, 𝐤𝐚𝐥𝐞𝐛 & 𝐚𝐥𝐞𝐱
❪ ↷↷ mini role ❫
raven's cafè
23.12.2020 — #ravenfirerpg
traccia role #1
Lavorare anche durante la settimana di Natale non sembra entusiasmare la fate, eppure il suo lato stacanovista era ancora lì, pronta ad andare di strada in strada per raccogliere tutte le opinioni possibili. Era realmente interessata a che cosa pensassero tutti i cittadini di Ravenfire sull'operato del sindaco recentemente rieletto, ma soprattutto era curiosa di ciò che teneva viva la comunità di Ravenfire.
Nonostante la di lei fantasia fosse giunta ad un punto morto, credeva che andare in giro a raccogliere interviste fosse un modo più che perfetto per farsi ispirare. Quali erano i loro timori, quali erano le migliorie che avrebbero voluto vedere in atto, e soprattutto l'opinione che avevano nel vedere le strade di Ravenfire piene di quegli stand che, a suo avviso, davano un senso di spensieratezza.
Erano quelle le domande principali che voleva porre, ma giunta al Raven's Cafè, Gerte decise di prendere una piccola pausa. Un semplice caffè, un po' di calore di quel locale che attraeva sempre decine di clienti e sarebbe stata pronta a ripartire, ma la sua attenzione fu catturata dai due ragazzi in coda. Non conosceva i loro rispettivi nomi, eppure li aveva già visti, prima che lei stessa si accasciasse nella pista del resort appena un mese e mezzo prima. Aveva dato sfoggio delle sue ali, incapace di trattenersi, priva di alcun controllo eppure non aveva ancora parlato con Leah riguardo a quella faccenda. Un passo alla volta, ecco ciò che avrebbe fatto, ma prima era fondamentale avvicinarsi ai due giovani sconosciuti.
* Non vi era una sola persona che non nutriva nei confronti di quella cittadina una serie di sentimenti contrastanti, eppure, immersi in quelle numerose domande che gli eventi devastanti suscitavano di volta in volta, gli abitanti di Ravenfire non facevano che nascondersi nel silenzio più profondo. Ci si chiedeva spesso al telegiornale, nei bar, nella stazione di polizia se prima o poi il silenzio avrebbe aiutato a rimettere al suo posto gli animi ormai scomposti dal male, ma la risposta sembrava ritardare sempre più, segnando inesorabilmente chi veniva attaccato e probabilmente anche chi attaccava. Quella era ormai una verità constatabile: i cassetti, o forse meglio gli scomparti dell'anima di ciascun abitante di quella città erano stati buttati all'aria, scompigliati, rovesciati totalmente, e al singolo non era rimasto che sorvegliare su se stesso in silenzio o annegare nella pura follia delle domande che avrebbero potuto ferire più della verità.
Kaleb Walker era uno di quelli che, nonostante i problemi che doveva vivere ogni giorno e i disagi causati dalla sua 'mitica' sedia a rotelle, nuotava nel mare infinito delle domande che riguardavano quella città e a cui non sapeva darsi una vera e propria risposta. Non riusciva a darsele neppure in quel momento in cui, immobile come al solito sulla sua carrozzella, era in fila per fare lo scontrino. Si trovava nel Raven's Café che era un po' come dire che si trovava a casa: adorava quel posto, amava persino il profumo che quel locale aveva, perché era diverso da tutti i locali di Ravenfire, sapeva di famiglia, di chiacchiere, di cioccolato caldo, di.... conoscenza. Ebbene sì, il ragazzo dagli occhi intensamente color nocciola non sapeva che da lì a qualche passo vi sarebbero state delle nuove persone con cui avrebbe condiviso... chissà! *
Era stato il tedio, quel fardello incomprensibile composto da tanti se e altrettanti ma, a indurlo a uscire dal suo piccolo ma caloroso appartamento. Nonostante le lamentele della signora Graham circa il terreno scivoloso a causa della neve, pericoloso per chiunque, anche per uno come lui – lei intendeva sempre dire strano, non umano – che in assenza di personale, diceva, la coltre bianca non si spalava mica da sola! Nonostante questo rimbrotto continuo e la cicatrice sul polpaccio che si era un po’ arrossata a causa delle basse temperature, Alex si era armato di sciarpa, copricapo di tipo ušanka e cappotto, e si era diretto nel centro mondano della cittadina in cerca di svago e di un calore diverso – certamente non quello che si respirava nel suo b&b. Ma forse più che il tedio a spronarlo era stata la consapevolezza che, anche se si fosse distorto una caviglia o slogato una spalla scivolando sulla ghiaia o sulla neve, come lo aveva avvertito la carinissima signora Graham, dopo l’evento di Halloween niente lo avrebbe spaventato più di tanto. Il ricordo di quella notte era ancora evidente. Il livido intorno al suo occhio era diventato giallino, e la ferita che si era procurato su uno zigomo, sbattendo contro un’ascia decorativa, era quasi del tutto guarita, divenuta visibile soltanto come una sottile linea cicatrizzata e rosea. Il suo amante lo aveva esortato a usare una pomata per quella cicatrice, ma Alex aveva preferito il vecchio rimedio della nonna: impacchi di rosmarino e lavanda; e adesso la sua faccia profumava di primavera – mentre l’umore rimaneva più tetro di una notte invernale.
< Un cappuccino e un donut fondente. > Alex depose un paio di banconote sul bancone del ravens e attese in silenzio, guardandosi intorno – le persone che, dietro di lui, in coda insieme a lui, lo ricambiavano disattente.
Il bisogno di rinnovamento sembrava aleggiare in ogni angolo della città, forse dovuto alla festa di Halloween appena passata, o forse i cittadini avevano semplicemente voglia di qualcosa di nuovo. Per contro, il risentimento che impregnava l'aria di quel locale era ben noto alla fata, un borbottio che si poteva leggere nei volti dei presenti, come nei due giovani che aveva davanti a sé.
« Che musi lunghi, ragazzi... Non ditemi che non apprezzate le novità che hanno organizzato in città. »
Affermò la fata prendendo l'occasione di intavolare così il discorso su sui voleva andare a parare. Vi era tempo per presentarsi, lo avrebbe fatto con calma e senza spaventare nessuno dei due.
La curiosità che spingeva la fata a intervistare anche completi sconosciuti nasceva dal suo bisogno di poter raccontare una storia, che avesse un fondo di verità ma che venisse comunque dalla normalità. S'avvicinò per ordinare un caffè d'asporto, macchiato e con una spruzzata di panna, prima di voltarsi in direzione dei due giovani.
« Mi chiamo Gerte Ivanova, lavoro per il Raven's News e mi piacerebbe potervi fare qualche domanda, che ne dite, ci state? »
* Il tedio non apparteneva a Kaleb Walker che, fin da quando aveva memoria, era sempre all'opera e sempre alla costante ricerca di qualcosa che avrebbe potuto rendere la sua esistenza più interessante. Quel qualcosa, nonostante le sfaccettature alquanto inquietanti, era contenuto in quella città, nella /sua/ Ravenfire. Non si era mai spostato da quella città, mai se non si contava qualche breve soggiorno vacanziero quando era decisamente più piccolo. Era per questo che l'affetto e l'attaccamento che provava per quella piccola città era davvero molto per Kaleb.
Quei pensieri verso la propria città natìa fecero sì che Kaleb non percepisse le prime parole della giovane, ma l'attenzione le si rivolse quasi subito. Gli occhi curiosi di Kaleb osservarono prima la figura della donna, poi quella dell'altro che si trovava nelle vicinanze. *
< Ehm... >
* Cercò di dire qualcosa, ma l'imbarazzo lo bloccò per qualche secondo mentre, invece, la figura femminile sembrava essere pronta a presentarsi e a parlare con una certa spavalderia professionale. Fu a quel punto che il nostro giovane corrucciò le sopracciglia e alla fine annuì. *
< Sì, ma di cosa si tratta?... E.. vorrei essere comunque un anonimo, sono figlio dello Sceriffo, non voglio mettere in difficoltà nessuno >
Non immaginava che ordinando un cappuccino avrebbe ottenuto anche la possibilità di essere intervistato da una donnina del Ravens News, non era preparato, e non aveva altro tempo da perdere – nel suo b&b lo attendevano una serie di faccende burocratiche che andavano risolte, per non parlare del nuovo personale chiamato dalla signora Graham che andava approvato, della neve che andava spalata, e del gruppo di turisti proveniente da New York che andava accolto e, no, non poteva permettersi di rilasciare un’intervista e al contempo godersi l’unico bicchiere di cappuccino – consumato direttamente al Ravens – che si sarebbe concesso quel giorno. Si voltò dunque in direzione delle due voci, la prima da donna, una certa Gerte, e la seconda da uomo, a lui del tutto sconosciuta.
< Sì, di cosa si tratta? > osservò entrambi mentre prendeva un sorso di cappuccino, attento a non imbrattarsi le labbra di schiuma. Un secondo sguardo più curioso lo aiutò a imprimere nella propria mente il volto di entrambi. La domanda che aveva posto poc’anzi finì per essere scacciata via da un’altra domanda ancora, che elaborò prima che uno dei due potesse dire qualcosa, e questa fu: < Perché non venite entrambi a pranzo da me? Mi trovate... uhm... > insinuò una mano nella tasca del cappotto per trovarvi un suo biglietto da visita, lo porse alla giornalista e lo indicò all’altro con un cenno del capo, facendogli capire che poteva tranquillamente dare un’occhiata anche lui – se voleva.
< Nel mio bed and breakfast. Se siete d’accordo vorrei rimanere anch’io anonimo, e al momento non posso intrattenermi oltre. È una città piccola, credo conosciate la strada per arrivare al cimitero, il mio bed and breakfast si trova lì accanto. E ora vogliate scusarmi...> pagò quel che aveva ordinato e si avviò nuovamente verso l’uscita del café. Il cappuccino in una mano e nell’altra la scatola di donut al cioccolato fondente, la signora Graham avrebbe avuto da ridire anche sulla scelta di quella colazione, ma dell’intervista non era certo che avrebbe detto qualcosa.
Essere discreti sembrava essere una condizione assolutamente necessaria per entrambi i giovani che richiedevano espressamente di rimanere anonimi. Comprendeva perfettamente la loro decisione, ed in qualità di redattrice non era poi così sorpresa della loro scelta. Sapeva che prendere una posizione non era cosa semplice, soprattutto se da quell'intervista ne avrebbe tirato fuori un articolo per il giornale.
Aveva infinite domande da fare, piccole curiosità da soddisfare, ma chissà se i due avrebbero risposto.
Con un sorriso sulle labbra, Gerte passò lo sguardo prima su uno e poi sull'altro, acconsentendo di spostarsi in un luogo decisamente più tranquillo. Osservò con attenzione il biglietto fornito da parte del giovane Maxwell, ed annuì.
« E anonimato sia... Credo comunque sia meglio spostarci, e il bed & breakfast potrebbe fare al caso nostro. »
Commentò la fata prima di vedere il giovane in fretta e furia pagare e andarsene. Il ragazzo sulla sedia a rotelle, invece, s'era dimostrato essere il figlio dello sceriffo, e di certo avrebbe avuto modo di avere qualche informazione in più. Certo, il suo obiettivo era raccogliere opinioni riguardo a queste nuove attività natalizie, ma nulla le vietava di chiedere informazioni riguardo alla festa di Halloween. La curiosità continuava a far strada nella sua mente e chiedersi, è stato realmente un incidente?