«caso», «cosa» e «caos»
sono anagrammi;
fate caso alla cosa o è il caos.
@alessandrom76
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«caso», «cosa» e «caos»
sono anagrammi;
fate caso alla cosa o è il caos.
@alessandrom76
Scherzo
Sempre scarsi
screzi, scevri
di sensibilità;
sempre sopori
servili, snervati,
staccati dal senso;
sempre supplici
sospiri, sepolti
dal sale dei silenzi.
Sorride il Sogno,
come un saltimbanco.
Io siedo, solinga,
e sventro serpenti
di sillabe storte.
allitterazioni
se ti piglio ti spoglio
(e se voglio ti piglio)
@alessandrom76
allitterazioni
…intanto, di tanto
in tanto, ti tento…
@alessandrom76
Più Bunga Bunga
Più Papeete
Più Allitterazioni
E più Anafore
Per Tutti
_________
(Oggi mi sono svegliato così, ma ho aspettato il pomeriggio per dirvelo.)
02 02 2020
Dovevo scrivere un post più o meno un mese fa. Ho dovuto prepararmi per un esame, che poi l’esame è andato di merda. Un mese fa mi era tornato alla mente Bryan Adams (vecchi ricordi d’adolescenza). Dopodiché uscì per andare a mangiare un buon Ramen. Faceva freddo e cercavo di non essere triste. Fare qualcosa per deviare quello stato d’animo. La domenica mi fa triste e io detesto la domenica da anni. Mi ritrovai seduta con questa persona ,uno di fronte all’altro, chiacchierando, mentre suonava la canzone Straight from the heart di Bryan Adams. Casualità o coincidenza? Dopo, una lunga passeggiata per il centro, ci ritrovammo a parlare della situazione in cui ci troviamo e ora che forse siamo ad una possibilie svolta io non so che fare. Mi sento in colpa e allo stesso tempo dovrei armarmi di una silenziosa pazienza nel riflettere e capire se arriverà qualcosa di brutto dettato dal karma. Nelle settimane successive sono tornata a sognare, con Bowie. Che cucinavamo assieme e parlavamo delle nostre vite, come se fossimo amici da sempre. Mi diceva che stavo facendo la cosa giusta e che sarebbe andato tutto bene. Quando stavo per andarmene, perché avevo lezione, mi chiede: ci rivedremo? Non ho risposto. Non potevo. Una volta sveglia, guardo il trailer di Jojo Rabbit e viene fuori la canzone Heroes. Preveggenza? L’altro giorno, l’esame di merda; piena di rabbia e tristezza; ma l’esercizio in classe su Access l’ho fatto perfettamente, quando non ho avuto tempo per esercitarmi molto; c’avevo da studiare Storia e di “storie” ce ne sono tante. Sogno e una voce mi dice che le cose complicate mi riescono meglio (nel complicarmi le cose e tuffarmi nelle circostanze più difficili sono brava). “Réddite quae sunt Caésaris Caésari et quae sunt Dei Deo”. Forse, però, meglio non nominare Cesare.
Questa domenica mi sveglio cantando i versi di Otherside. Erano quattordici anni che non ascoltavo i red hot chili peppers, eppure, la sensazione di quei quindici anni vissuti la ricordo bene, ma non sono qui a scrivere per parlare dei miei quindici anni, magari non adesso. Ieri sera c’è stata la cena di Natale dell’impresa dove ho iniziato a lavorare da una settimana, la cosiddetta “staff christmas party”, dove si mangia, si beve, etc. Per l’occasione mi ero vestita stile anni 70′/80′, un po’ come la Carrà, ma senza tacchi e capelli biondi. Certo, l’obiettivo era sentirmi a mio agio, con gente ancora del tutto sconosciuta e non bere tanto con il capo lì presente. Quindi, mi sono contenuta abbastanza. Sarebbe stato imbarazzante ubriacarmi proprio alla festa di natale organizzata dal mio boss, e passare per una borracha. No, non lo sono, chi mi conosce sa che reggo bene l’alcol e che da piccola mio padre mi abituò a bere. Detto così suona male, ma è vero che essendo cresciuta circondata da maschi mi sentivo anche io come loro, e volevo fare le stesse cose dei miei fratelli. Motivo per cui mi piacciono i videogiochi violenti e odio le barbie. Motivo per cui ascolto rock e non cacate commerciali; per cui a volte posso essere “rozza”. Motivo per cui con sei anni volli provare quella roba che in estate bevevano. Dal primo assaggio della birra iniziò la storia di abituarmi a reggere l’alcol, nei casi in cui un presunto personaggio avrebbe provato a farmi ubriacare. Così fu. Ma è pur vero che mio padre non ha saputo aiutarmi ad essere una persona disinvolta, anzi, al contrario mi ha seppellita di soggezioni, che a volte mi fanno sentire ancora inadatta a certe situazioni e ieri sera era una di quella situazioni. Andando avanti da sola sono riuscita a vincere certe battaglie e a rompere schemi che mi erano stati imposti. Ma ancora oggi, quando sono fiera o contenta per qualcosa e ne parlo con mio padre, dall’altra parte giunge solo quella sua voce secca, sensa emozioni. Tutto ciò che ho ricevuto sono protezione, educazione, buone maniere, rigidità e ordini. Ho raggiunto ciò che desideravo dall’età dei quindici anni: andarmene da casa. I motivi sono molti e diversi tra loro, ma ci sono riuscita; è stato un progetto studiato ed elaborato con pazienza. Adesso sono qui, e mi aspetto tuttora, con i miei ventinove anni, che mio padre possa comprendermi e gioire per me, quando so bene che non cambiarà mai nei miei confronti. In un certo senso ho tradito le sue aspettative. Alle quattro del mattino tornavo a casa, quando il resto dei colleghi si dirigeva a passare le seguenti ore in discoteca. Mi sono sentita bene e ho passato una bella serata. Si sono impegnati per farmi sentire una di loro. Una persona un più che farà parte di una famiglia. Buffo che di ritorno a casa, alla radio passano una di quelle canzoni di Elton John che mi piace tanto “I guess that’s why they call it the blues”. Ho sorriso.
ancora allitterazioni in N, di Daniela Domenici Non annoiarsi nonostante la lunga convalescenza casalinga, arricchirsi continuamente leggendo, scrivendo e recensendo, traducendo e correggendo, rinnovarsi costantemente in silenzio…