Ilaria Salis è da 10 mesi in detenzione preventiva in condizioni «disumane», e i genitori hanno chiesto aiuto al governo italiano
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Salis si dichiara innocente: dice di aver partecipato a delle contro-manifestazioni pacifiche che si erano tenute nel corso della giornata ma di non aver aggredito nessuno.
Dopo l’arresto, Salis è stata portata in un carcere di massima sicurezza a Budapest, dove si trova ancora in attesa del processo che inizierà a fine gennaio 2024. Per i primi sei mesi le sono stati impediti i contatti con la famiglia, che da settembre è riuscita a visitarla solo due volte e ha detto di averla vista molto provata.
L’Ungheria è uno stato semi-autoritario guidato dal governo di estrema destra del primo ministro Viktor Orbán, dove le violazioni dello stato di diritto sono diventate frequenti negli ultimi anni.
In una lettera che ha fatto arrivare in Italia attraverso i suoi avvocati all’inizio di ottobre, Salis ha detto che sta vivendo da mesi in «condizioni disumane»: nella sua cella ci sono topi, scarafaggi e cimici dei letti, che le hanno provocato una reazione allergica durante i primi tre mesi di detenzione. Nonostante le sue condizioni Salis ha detto che il personale del carcere non le ha fornito alcuna crema o medicina. Durante la prima settimana sono mancati carta igienica, sapone e assorbenti, e nei mesi successivi è capitato più volte che non le fosse dato da mangiare per cena.
Il colloquio con i suoi avvocati prima dell’udienza è durato pochi minuti ed è stato fatto in presenza di un poliziotto. Per presentarsi in tribunale le sono state ammanettate mani e piedi e le è stato messo al polso anche un guinzaglio di cuoio tenuto da un agente, che non l’ha staccato per tutta la durata dell’udienza. Le condizioni descritte da Salis non sono nuove: l’Ungheria è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per gravi violazioni dei diritti dei detenuti.
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