Non c'è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale.
Wislawa Szymborska
seen from Canada
seen from Germany
seen from South Korea
seen from India
seen from China
seen from Poland
seen from India
seen from United States
seen from Germany
seen from Germany

seen from Netherlands
seen from Argentina

seen from Germany

seen from France
seen from Türkiye

seen from Italy
seen from United States
seen from United Kingdom

seen from China
seen from United States
Non c'è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale.
Wislawa Szymborska
[x]
Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale.
A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per un’ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.
Il suo letto era vicino all’unica finestra della stanza.
L’altro uomo doveva restare sempre sdraiato. Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.
Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l’uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori alla finestra.
L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto. Le anatre e i cigni giocavano nell’acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c’era una bella vista della città in lontananza.
Mentre l’uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l’uomo dall’altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena.
In un caldo pomeriggio l’uomo della finestra descrisse una parata che stava passando.
Sebbene l’altro uomo non potesse sentire la banda, poteva vederla. Con gli occhi della sua mente così come l’uomo dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l’infermiera del turno di giorno portò loro l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L’infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via il corpo.
Non appena gli sembrò appropriato, l’altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L’infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.
Lentamente, dolorosamente, l’uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicina al letto.
Essa si affacciava su un muro bianco.
L’uomo chiese all’infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.
L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro. “Forse, voleva farle coraggio.” disse.
Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione. Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.
Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare.
L’oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente.
L’ origine di questa storia è sconosciuta.
-elgoog
ora sì che la mia icon rappresenta lo spirito del mio blog
Per tutti gli addii mai detti. Per tutte le occasioni perse. Per tutti i finti sorrisi. Per tutte le lacrime trattenute e per quelle versate. Per tutte le giornate no. Per tutte gli abbracci che hanno salvato vite. Per tutte le relazioni finite. Per tutte le vite iniziate. Per tutti quelli che hanno il cuore infranto. Per tutte le nottate in bianco. Per le paure, le ansie e le gioie. Per tutti i letti troppo grandi. Per tutti quelli che si sentono soli. Per tutti quelli che si nascondono. Per tutti i giochi che si facevano da bambini. Per tutte le risate e per gli amici. Per i falò in spiaggia accompagnati dalla chitarra. Per tutte le canzoni dedicate e per tutte quelle che hanno fatto una brutta fine al Karaoke. Per l’estate ma soprattutto per l’inverno. Per i felponi. Per le giornate piovose. Per i libri letti davanti al fuoco. Per le coperte. Per le coccole. Per l’ansia del primo bacio. Per il primo viaggio da soli. Per i successi raggiunti. Per L’amore. Per le litigate per il telecomando. Per la gioia del primo appuntamento. Per la preoccupazione di non piacere. Per le lettere. Per la scuola, per i compagni e per i professori. Per gli amori lontani. Per quelli che sono fuggiti. Per quelli che vorrebbero fuggire. Per le fotografie scattate, per i momenti ricordati. Per le persone dimenticate. Per il dolore superato. Per un nuovo inizio. Per il migliore amico. Per i Simpson, per i Griffin e per Futura. Per la Fox e per Italia1. Per realtime e il boss delle torte. Per Dmax e i suoi programmi. Per il telegiornale delle 12:00. Per il giornale della mattina. Per le avventure. Per i cartoni, per Adventure Time. Per Disney Channel. Per i sogni. Per i sogni ad occhi aperti. Per le cose immaginate e quelle sperate. Per i ritorni mai avvenuti. Per i tuffi al mare. Per l’abbronzatura. Per l’acqua Park e per gli schiuma Party. Per le relazioni a distanza. Per i cani ed i gatti e tutti gli alti animali. Per i Paramore ed i Muse. Per i TARM e per i Beatles. Per Tupac e J-ax. Per le cose dette. Per le ingiustizie subite. Per le vans, per le converse. Per i disegni. Per la musica. Per gli acchiappasogni. Per i libri letti e tutti quelli che ancora dobbiamo leggere. Per le biblioteche e per i cinema. Per i Drive-in e per Grease. Per le borchie e le stampe floreali. Per i Jeans strappati. Per le feste del sabato. Per Capodanno. Per Natale. Per Pasqua e per l’epifania. Per i biscotti e le caramelle. Per i gelati e le cioccolate calde. Per Tumblr, Facebook, Instagram e Flickr. Per yahoo, messenger, Skype e Oovoo. Per i costumi per Halloween. Per gli scherzi. Per le feste a tema. Per le Hawaii e per Bora-Bora. Per Ibiza e Saint Tropez. Per l’India e l’Africa. Per l’America e l’Inghilterra. Per New York e Londra. Per Los Angeles. Per La california e Miami. Per Las Vegas e per Elvis. Per gli Hippy e i soldati. Per Woodstock e Tomorrowland. Per David Guetta e Gabry Ponte. Per la Pixar e per Nemo. Per le lentiggini e per i capelli rossi. Per i tacchi da 15 cm e gli stivali. Per i vestiti e gli shorts. Per la matita nera e le labbra rosse. Per le foto in bianco e nero. Per i fiori nei capelli. Per la palestra. Per il mappamondo. Per i viaggi progettati. Per i souvenir e per i ricordi. Per le porte chiuse in faccia e le urla. Per le colazioni a letto. Per gli alberghi. Per l’idromassaggio con la schiuma. Per le piscine e per i trampolini. Per Whatsapp e per i cuori blu. Per i visualizzato che hanno rovinato intere relazioni. Per le guance rosse dopo una dichiarazione. Per le lettere mai spedite. Per i percing ed i tatuaggi. Per i dilatatori ed i capelli rasati. Per i pigiama party e le cuscinate in faccia. I messaggi a notte fonda. Per le cose belle e quelle brutte. Ecco perchè vale la pena di vivere.