Sono sempre stata sensibile alla sofferenza degli altri: mi basta vedere qualcuno piangere per il dolore, emotivo e non, che subito le lacrime iniziano a scendere dai miei occhi senza riuscire a controllarle, facendomi carico anche io in minima parte della sofferenza altrui. Mi capita anche mentre guardo i film, perchè sì, mi immedesimo troppo e allora se un personaggio perde una persona cara o viene lasciata dal ragazzo, eccomi lì pronta a finire un pacco intero di fazzoletti e piangere ad oltranza finché mi dico “forse è il caso di smetterla”. Questo in tirocinio spesso mi è stato un po’ di “intralcio” perché vedendo le persone stare male è capitato dovessi andarmene dalla stanza per farmi passare la sensazione pre pianto o nascondermi facendo movimenti assurdi per non far vedere a nessuno gli occhi lucidi, soprattutto ai pazienti ma in secondo luogo anche ai miei assistenti. Forse l’unica cosa che davvero mi è d’aiuto è pensare: “hanno un tumore, è ovvio stiano così” oppure “sono anziani, per le condizioni in cui sono purtroppo è così” anche se in fondo lo so che “così” non va bene comunque ma nessuno è esente dal morire, nè dal soffrire. Ma come gestisci tutto ciò quando a soffrire e ad esalare gli ultimi respiri è qualcuno che conosci, qualcuno a cui vuoi bene? Qualcuno che ti ha accolta da quando sei nata e che ti ha visto crescere, qualcuno che i pomeriggi mentre la mamma e papà lavoravano ti accudiva nonostante tu odiassi il momento in cui dovevi salutare la mamma per andare con lei perchè significava separartene e una bimba non vuole mai separarsi dalla mamma. Qualcuno che le sere d’estate ti portava a giocare al parco, che era sempre attenta ai tuoi risultati a scuola, che ti vedeva sempre meglio di quella che in realtà eri e sei perché per lei potevi fare la modella tanto eri bella ai suoi occhi. Qualcuno che del primo ragazzo diceva “non mi piace, con quella barba poi!” perchè anche se l’aveva visto due volte aveva capito che non era per te e che ti avrebbe fatto del male, qualcuno che per niente al mondo si sarebbe persa i tuoi 18 ma gli anni passano anche per lei e i problemi di salute sopraggiungono quando meno te lo aspetti. Qualcuno che partita all’università non faceva altro che contare i giorni che mancavano al tuo ritorno, qualcuno che anche se l’udito era quello che era e le conversazioni al telefono erano assurde, gioiva sempre nel sentire la tua voce. Qualcuno che anche se non ha la forza di fare niente, al suono della tua voce e alla vista dei tuoi capelli lunghi e del pallore della tua pelle riesce comunque a fare un cenno. E come lo spieghi a tua madre poi che è meglio che vada come deve andare piuttosto che soffrire da cani? Come glielo dici che bisogna saper lasciare andare, a lei che ha dovuto già lasciar andare tante persone importanti nella sua vita e che bisogna che lasci andare anche la sua seconda madre, per quanto sia difficile? Per quanto io possa essere stata fredda e distaccata a volte, ho sempre voluto bene a colei che mi ha dato un bene dell’anima e che non si arrabbiava mai con te, neanche quando le combinavi grosse, perché preferiva farti capire le cose con calma piuttosto che gridarti e farti piangere. A colei che era sempre positiva, che ti comprava sempre i dolcetti e il succo di frutta anche se ormai a casa ci stavi poco e niente perché non si sa mai che un giorno scendessi da lei e le dicessi “nonna, voglio il succo, ce l’hai?” e lei fosse impreparata. A colei che a distanza di anni ha ancora una tua figurina nel porta gioie perchè sei e sarai sempre la sua stellina, non importa se sei cresciuta.
È proprio a colei che è tutto questo, ma non solo, che voglio dire grazie per tutto anche se spesso sono stata ingrata è che sarà sempre una delle donne più importanti della mia vita e che un giorno spero di diventare almeno 1/4 fantastica di quanto lo è lei.