I dati recenti, relativi al biennio 2024-2025, mostrano che la Cina mantiene un avanzo commerciale massiccio e costante, spesso superiore alle attese degli analisti. Questo risultato è guidato da esportazioni che continuano a superare nettamente le importazioni.
Se da un lato la crescita robusta dell'export dimostra la competitività dei prodotti cinesi all'estero, la debolezza delle importazioni lancia un segnale preoccupante sulla salute della domanda interna e del mercato immobiliare di Pechino. Incapace di stimolare a sufficienza i consumi domestici, la Cina punta con ancora più forza sui mercati esteri per sostenere la propria crescita economica.
Mentre le tensioni con gli Stati Uniti rimangono alte, Pechino ha diversificato con successo i suoi partner commerciali, rafforzando in particolare i legami con le nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) e mantenendo un forte surplus anche nei confronti dell'Unione Europea.
L'Export "Verde"
La vera novità del surplus cinese non risiede più solo nei beni di consumo a basso costo, ma nel suo crescente dominio nelle tecnologie verdi. La bilancia commerciale di Pechino è oggi trainata in modo significativo dalle esportazioni di quelli che la Cina definisce i "tre nuovi": veicoli elettrici (EV), batterie al litio e pannelli solari.
Allineandosi ai propri ambiziosi obiettivi interni di neutralità carbonica entro il 2060, la Cina si è posizionata come il fornitore indispensabile per la transizione energetica globale. Il mondo, nel tentativo di decarbonizzarsi, si ritrova a dipendere massicciamente dalla capacità produttiva cinese per ottenere le tecnologie necessarie.
Questo posiziona la sostenibilità al centro della strategia commerciale cinese: l'export "verde" non è solo un affare economico, ma un pilastro geopolitico. Tuttavia, questa leadership è anche la radice dei nuovi conflitti commerciali.
La Concorrenza e l'Accusa di "Sovraccapacità"
Qui si innesta il tema della concorrenza, diventato il principale punto di frizione con l'Occidente. Gli Stati Uniti e l'Unione Europea accusano la Cina di non giocare secondo le regole del mercato, ma di aver creato la sua leadership "verde" attraverso massicci sussidi statali che hanno generato una "sovraccapacità" produttiva.
Secondo questa visione, le fabbriche cinesi producono molto più di quanto il loro stesso mercato possa assorbire, e scaricano l'eccesso di produzione (auto elettriche, pannelli solari, ma anche acciaio e alluminio) sui mercati globali a prezzi artificialmente bassi, distruggendo la concorrenza locale.
La reazione occidentale è stata dura. L'amministrazione statunitense ha imposto dazi fino al 100% sui veicoli elettrici cinesi, colpendo anche semiconduttori e pannelli solari. L'Unione Europea, che vede il proprio surplus cinese raggiungere livelli record, ha avviato molteplici indagini anti-dumping e antisovvenzioni, in particolare contro i sussidi di Pechino al settore EV.
La Cina, dal canto suo, non resta a guardare e risponde alle pressioni commerciali utilizzando le proprie leve, come la limitazione all'esportazione di materie prime critiche che controlla quasi interamente, come il gallio e il germanio, fondamentali per l'industria dei semiconduttori.
Il surplus commerciale cinese, quindi, non è più solo un indicatore economico, ma un paradosso geopolitico: la stessa produzione che il mondo richiede per la sostenibilità ambientale è la causa principale delle nuove guerre commerciali e delle accuse di concorrenza sleale che stanno frammentando l'economia globale.
“Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI”
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