TRAINSPOTTING COMPIE TRENT'ANNI: IL FILM CHE AVETE VISTO E CHE FORSE NON AVETE MAI CAPITO
"Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchina, lettore cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai-da-te e il chiedetevi chi siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo di stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa cosí? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?"
Trainspotting è un film punk. Non perché ci siano siringhe in primo piano o perché parte a fuoco con Lust for Life di Iggy Pop, ma perché prende il concetto di “vita rispettabile” e lo butta nel cesso. Non in un cesso qualunque, in quello del pub più squallido di Edimburgo.
Chi lo ha condannato come apologia della droga o, al contrario, lo ha messo accanto a Noi ragazzi dello zoo di Berlino come se fossero due opuscoli del Sert , non ha capito un cazzo. E va bene così: nonostante il successo Trainspotting è un film per pochi.
La droga non è il bersaglio del film. Nonostante Mark Renton, Sick Boy, Spud e Allison siano così sinceramente tossici che, se lo Stato avesse dichiarato illegale la vitamina C, si sarebbero fatti pure quella. E non è il bersaglio neanche l’ambientazione marcia: una Edimburgo sporca, depressa, con i postumi del bad trip thatcheriano.
Il punk di Trainspotting non sta nell’eroina. Sta nello sputo in faccia alla normalità. Ed è uno schiaffo che brucia…
“Scegli la vita…” certo. Scegli il mutuo trentennale, il divano color vomito caldo, il lavoro che ti uccide lentamente ma con tredicesima inclusa. Scegli di sentirti superiore mentre ti fai di droghe legali, potere, status, indifferenza, che non passano dal mercato nero ma fanno più morti della roba tagliata male.
Dicevo: Trainspotting è un’opera punk. E in quanto tale è ferocemente antiborghese. Non “antiborghese” da salotto radical-chic con calice di bio-vino in mano, ma antiborghese nel senso che ti entra in casa, ti ruba le tende dell’Ikea e ci si pulisce il culo.
Ed è ferocemente punk anche lo stile adottato da Danny Boyle: nichilista, quasi amorale nel raccontare il brivido della cultura della droga: "La gente pensa che si tratti di miseria, disperazione, morte, merdate del genere, che pure non vanno ignorate. Ma, quello che la gente dimentica è quanto sia piacevole, sennò noi non lo faremmo. In fondo non siamo mica stupidi! Almeno non fino a questo punto, e che cazzo! Prendete l'orgasmo più forte che avete mai provato. Moltiplicatelo per mille. Neanche allora ci siete vicini".
“Non volevamo fare un film depressivo, volevamo riflettere anche sul divertimento che la droga può dare” dirà poi il regista.
Boyle è spregiudicato anche dietro la macchina da presa: virtuosismi da videoclips, oscillazioni continue tra iper-realismo e sequenze oniriche da allucinazione psichedelica, colori sgargianti , montaggio forsennato e implacabile.
Trainspotting svela e manifesta in modo inequivocabile la sua vocazione sovversiva nell’ultima scena. Non nello shock, non nell’ennesima caduta del protagonista, ma in quella trasfigurazione beffarda dell’espressione di Renton: il volto che sfuma, leggermente fuori fuoco, e poi la voce fuori campo che ritorna. Stesso tono della scena iniziale. Stessa struttura. Ma senso ribaltato.
Il monologo finale è il gemello cattivo di quello iniziale. O forse è quello iniziale a essere quello cattivo? All’inizio suona come una parentesi che si chiude. Alla fine diventa una promessa. O una minaccia. O una presa per il culo definitiva.
Qual è la sconfitta? L’eroina, che ti consuma lentamente fino a farti sparire? O la vita borghese, che ti consuma lentamente fino a farti diventare perfettamente funzionale?
A voi la scelta.
"Allora perché l'ho fatto? Potrei dare un milione di risposte tutte false. La verità è che sono cattivo, ma questo cambierà, io cambierò, è l'ultima volta che faccio cose come questa. Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora, diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d'ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai"














