Fino alla terza media ho avuto la erre uvulare (quella moscia per intenderci), che nel mio caso era proprio morta, tuttavia volevo che fosse "normale". Nessuno della mia famiglia mi ha assecondato in questo desiderio e quindi non sono potuta andare da un logopedista. Intanto a scuola mi prendevano per il culo nelle maniere più disparate e in generale molti quando parlavo non capivano alcune parole. Triste, stanca e piuttosto incazzata mi sono messa in testa di capire quale fosse il mio problema, e mi sono fatta spiegare da una ragazza dove metteva lei la lingua quando pronunciava la "R". Me lo disse ridendo e senza troppi dettagli, ma capii che non avevo la vibrazione come la sua, né la mia lingua andava sul palato quando doveva. Da questo ritenni necessario rieducarla a fare dei movimenti fondamentali durante la pronuncia della erre, in quel momento l'unica cosa che mi venne in mente fu la lettera "L", che anche se non vibrava per niente, almeno andava su!
Tutti i pomeriggi iniziai a leggere ad alta voce e a ripetere parole a cui sostituivo la R con la L. Per capirci, parlavo come quando si imitano gli orientali e ripetevo per mezz'ore intere, come una "cletina". Dopo un certo periodo mi accorsi che la lingua toccava il palato senza doverla costringere e quindi cercai un modo per farla vibrare. Prima spinsi di gola, come per fare i gargarismi, poi unii la lettera "G", è difficile da spiegare, ma dopo settimane uscì fuori la mia prima "R"! Certo portava spesso i residui di una "elle "L" pura, ma avevo capito che ormai ci stavo arrivando.
Oggi la mia erre segue il suo corso normale e lo considero uno dei miei traguardi più belli.
Perché uno dei grossi ostacoli delle persone è l'inattività dovuta all'anticipazione del fallimento.
Invece quando vuoi cambiare qualcosa di te, ciò di cui devi sbarazzarti è proprio il dubbio o il pensiero di non riuscire. Non si tratta di agire nella presunzione di farcela o nell'aspettativa, ma di svuotare gli spazi della tua testa in cui ci sono indecisioni, incertezze, impossibilità, fattori temporali, paura di non farcela.
E per "svuotare" intendo che è assente la loro esistenza, non che tu ti forzi di non pensare a certe cose.
Questo processo viene quasi naturale quando una volontà è stabilita come se fosse fisiologica. Come se la sua funzione fosse lì naturalmente. Non ti pre-occupi dei pensieri, ti occupi solo della condotta.
Nella tua mente ci deve essere soltanto una strategia e un obiettivo, nelle tue intenzioni solo volontà e chiarezza. In questi termini l'azione segue disciplina e costanza. Non entra mai in modalità di sconfitta, né di dispiacere, né tantomeno di incapacità. Puoi ipotizzare di modificare il percorso, ma mai la finalità. La testa contempla ipotesi e paure, ma il focus dell'azione è l'azione stessa... ed è questa caratteristica che elimina le stronzate dalle mente.
Quando ho cominciato a ripetere non sapevo nemmeno che avrei avuto risultati, non avevo una guida, nessun paragone, nessuno che mi incoraggiasse. L'unica cosa che sapevo era che dovevo trovare la strada. Ho provato quella che per me aveva senso e ho continuato senza pormi mai in esitazione, anche quando non vedevo miglioramenti. Volevo la "R". Agivo. Punto.
In tutti i risultati che hai avuto, piccoli o grandi, non cambia nulla in termini di energia e di volontà, osserva in che umore e in che stato mentale eri, durante il processo, e replica quello stato.
Questo è uno dei rari casi in cui il passato ti serve a qualcosa. e vale per tutto.
Ognuno di noi ha un Arcano di nascita che indica la modalità di azione dell'IO, questo l'ho scoperto dopo. Ma ti assicuro, basta osservarsi, basta capirsi, basta vedere come funzioni e in che maniera agisci quando ottieni un cambiamento.
Trovare la propria strada significa anche questo.