l'assiolo #1
quando si fa notte tipo ora, ma prima di ora, canta l'assiolo da qualche giorno a questa parte fuori dalla mia finestra
nota uguale, tempo uguale, silenzio attorno
non so dire da quando lo fa ma so ben immaginarlo.
dal tramonto ad ora è la mia ora blu, ho notato, quella malinconica, in cui io sono fuori e gli altri dentro, o magari viceversa. quando guardo dal lato, il resto del mondo
e ripeto nella mente ogni momento degli ultimi giorni di mamma, pensando chi ho visto cosa ho visto, cosa devo trattenere cosa ricordare cosa lasciare, e di solito il cosa lasciare è quello che ripeto di più nella testa.
stasera, dicevo all'assiolo chiu' chiu', che due abbracci inaspettati mai ho sentito così appuntiti, e prima che se ne vadano – perché la mente trattiene il grande e il piccolo a volte se lo dimentica nella tasca del cappotto che ormai sta nell'armadio perché cambia stagione – chiu' chiu' devo fermarli.
il primo è il primo abbraccio che mi sono andata a prendere, e non che ho ricevuto, accanto a mamma senza respiro coi vestiti della domenica, rito quasi mai seguito, ma stavolta per stavolta s'è fatto.
la prima personcina che ho visto accanto a lei, entrata nella camera ardente — e di persone ce n'erano così tante da farmi dire diomio arrivo solo ora, e tutti sono già qui — era Elenuta la badante, si dice così, ma la ragazza donna che è stata vicino a mamma negli ultimi 7 mesi, ad aiutare mio padre e a mandarlo una volta, ira mia funesta, pure a quel paese.
giovanissima, già madre, appuntita come un taglierino con tutti noi e morbida come un ciambellone quando vestiva lavava parlava con mamma. stavamo tutti attenti e un po' diffidavamo da ogni sua parola urlata come voce normale, ricatti affettivi col mondo tutto, eppure eppure quando era con mamma diventava spugna, saponetta, velluto. per cui tutto sopportabile avevo deciso fosse, bastava vedere quello scialle così ben appuntato alle spalle di mamma, con le mani morbide di crema, e la voce delicata, racconti senza fatica, domande sospese che non s'aspettano nulla, solo carezze, solo carezze di voce, in ogni non risposta, data solo con gli occhi lago, di mamma.
L'ho vista lì accanto a lei, con le mani congiunte al grembo, il piumino Calliope, gli occhi verdi bagnati tutti bassi, la coda da 20enne, una compostezza del doversi comportare come gli altri vecchi del paese, e del Paese straniero, nonostante tutto.
Le ho visto le mani che avevano lavato mamma, accarezzato le mani di mamma, che sapevano più di me del corpo di mamma, e di quel che a un certo punto sarebbe successo, che ora stavano accanto a quel corpo senza respiro, prima lavato vestito accarezzato e ora vestito da qualcunaltro, come si confa'.
Allora sono corsa da lei, prima di tutto, di qualsiasi altro parente, l'ho abbracciata e ho pianto, volevo piangerle assieme, addosso.
Coraggio mi diceva, piccola lei piccola io non so, ma mi diceva Coraggio. io non avevo bisogno di coraggio, io l'abbracciavo per il grazie di aver trasportato fino a lì mamma così con la pelle morbida e serena, le mani accarezzate, il pudore salvato, averlo fatto su quelle spalle piccole giovanissime e forti, appuntite dalla vita eppure per mamma colline, curve sottili agrodolci, potenti e sapienti.
Assiolo, è così chiu' chiu' lo so.













