Il libro si apre con una presentazione di Andrea Corona, preziosa per comprendere da subito la sfida impegnativa offerta al lettore in questo lavoro composto da un linguaggio onirico fatto di continue condensazioni di immagini e di ripetuti spostamenti, in un dissidio costante tra frase articolata e frase-affetto. «I versi di Fresa osano l’aporia, osano avventurarsi oltre la catene della sintassi per approdare a quel che la psicanalisi freudiana chiamava l’ombelico del sogno, nodo inaccessibile dell’analisi». Il suo piano di comunicazione è costantemente da decodificare, in un gioco infinito che si interroga sulla sorte segreta delle parole secondo il dettato di Blanchot: nominare il possibile, rispondere all’impossibile.





