Biohacking: vivere più a lungo è davvero possibile?
Una promessa di longevità
Nasce nella Silicon Valley dei primi anni novanta una pratica per hackerare l'organismo umano al fine di massimizzarne le prestazioni. Sembra l'ultimo aggiornamento di iOS e invece stiamo parlando di DIYBio (Do It Yourself Biology): un tentativo di ottimizzare la longevità attraverso il binomio pratiche olistiche/tecnologia all'avanguardia.
L'idea di fondo è semplice: calibrare i propri bisogni su uno stile di vita misurato, l'applicazione sul campo si traduce spesso in 50 sfumature di fanatismo.
Dal wellness al transumanesimo
Dimenticate gli esosomi e il baby botox, l'ultima frontiera del wellness coinvolge la riprogrammazione di mente e corpo: digiuno intermittente, monitoraggio del sonno e chip impiantati sotto pelle, sono solo alcuni degli hack più utilizzati per elevare la biologia al livello 2.0.
"Il biohacking -spiega Stefano Santori, noto biohacker italiano- si basa su protocolli in grado di alterare il corpo e il cervello e, di conseguenza, le prestazioni psicofisiche a 360 gradi"
Grazie alla promessa di performance migliorate e alla visione avanguardista del movimento, sempre più celebrità si avvalgono di biohacking coach per mantenere la loro appearance sempre al top, ma stiamo davvero parlando di pratiche sane ed accessibili a tutti?
Quando il transumanesimo si unisce all'equazione, direi di no. Questo movimento filosofico sfrutta la tecnologia e il progresso scientifico per superare i limiti biologici del nostro corpo, suggerendo la possibilità di una società elevata sotto tutti i punti di vista. Peccato che, a fronte dei costi esorbitanti per i dispositivi tecnologici utili allo scopo, le disuguaglianze sociali siano inevitabili, così come la mercificazione dei corpi: nati modello base, abbiamo tutti bisogno di un aggiornamento per essere performanti.
Le tre aree principali del biohacking: nutrizione, gestione del sonno e tecnologie avanzate
Tre pilastri del biohacking passano per lo stile di vita, coinvolgendo l'alimentazione, le ore di riposo e l'utilizzo della tecnologia nella quotidianità.
Per quanto riguarda l'alimentazione: sebbene non esista una risposta univoca sull'alimentazione ideale, dai biohacker vengono solitamente ridotte l'assunzione di zuccheri ed alcool e preferita l'eliminazione intransigente di alimenti processati. E' un grande sì invece per frutta e verdura consumate a volontà, meglio se a chilometro zero. Per favorire l'autofagia, una risposta dell'organismo volta all'eliminazione delle proteine danneggiate, è caldamente consigliata la pratica del digiuno intermittente.
La gestione del sonno: il sonno è considerato alla base di tutti i processi rigenerativi e quindi un riposo adeguato è complementare al raggiungimento di ogni obiettivo. Secondo i biohacker, e qui la scienza conferma a gran voce, dormire male stanca mente e corpo, inficiando sull'adeguata funzionalità di ormoni e sistema nervoso. Dormire bene è a tutti gli effetti una reale necessità biologica e non un lusso da concedersi per esasperazione, non possiamo che sottoscrivere l'efficacia di questo hack e invitarvi a farne tesoro.
Tecnologia alla portata di tutti: in questo articolo non vi parlerò di tecnologie da migliaia di euro, né esploreremo il vasto (ed opinabile) mondo di microchip e magneti sottocutanei. Vi offro un'alternativa altrettanto moderna ma abbastanza wearable ed economica da fornire un ottimo spunto per iniziare: smartwatch e fitness tracker sono dispostivi validi per controllare in tempo reale parametri vitali e qualità del sonno, ne esistono di ogni fascia di prezzo e sono anche accessori sempre in trend.
Biohacking e medicina tradizionale
Viste le numerose forme di biohacking esistenti, non è facile trovare collocazione al movimento rispetto alla medicina tradizionale. Se anche numerosi hack sono convalidati da solide prove scientifiche, è corretto considerare la riprogrammazione dell'organismo sempre al di sotto della medicina tradizionale, per efficacia e per autorevolezza.
Volendo offrirne una definizione generale possiamo quindi considerare il biohacking, supportato da un parere medico personalizzato, una valida risorsa per monitorare lo stato di salute e per prevenire l'insorgere di alcune patologie, ma è bene prendere la distanza da ogni tipo di estremismo e valutarne le potenzialità come supporto e non come alternativa al sistema sanitario.














