La pasta madre o lievito madre. Intervista ad Angelo Berardinelli, il re degli impasti

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La pasta madre o lievito madre. Intervista ad Angelo Berardinelli, il re degli impasti
Qui Roma è un pretesto per far lavorare al massimo e al loro meglio i fotografi. L’ambiente, in senso sociale, non c’è, è puro artificio e spesso facile allegoria. Ci sono i religiosi, ridotti anche loro a pura forma visiva e musicale, segno di una caricaturale o dolente estraneità al mondo. Ci sono i gaudenti, i cultori del piacere della mondanità, che sono il segno, opposto, di una altrettanto caricaturale, dolorosa, estraneità al mondo: a loro volta, i gaudenti, pura forma e pura presenza. Insomma, domina la forma. Ma questo è il contenuto o la forma del film? E’ tutte e due le cose e proprio questa, mi pare, è l’idea forte di Sorrentino. Anche questa, tuttavia, una pura idea senza sviluppo. Dunque a Roma, deduco, non c’è sviluppo, non c’è storia. La storia è ferma da decenni, da secoli, da millenni. La troppa storia si è rovesciata in forma immobile, scenario eterno che trascende e divora tutto. Una Roma convenzionalmente e allegoricamente “eterna”, tutta fontane, cupole, arcate, colonnati, giardini, terrazze, statue, mascheroni di pietra, balaustre.
Alfonso Berardinelli Nella Roma di Sorrentino si smette di vivere soprattutto restando vivi | Zanzibar