Viene comodo in queste condizioni il discorso di Nanni Moretti nel Caimano: Berlusconi ha vinto da almeno vent'anni perché è penetrato nei nostri cuori, ha occupato le nostre menti, ha plasmato la nostra anima, ha modellato le nostre percezioni e il nostro linguaggio. Se è così, c'è da sentirsi anche peggio, giacché vuol dire che stiamo combattendo una battaglia di retroguardia. Stiamo resistendo in nome di idee che nel mondo reale non hanno più cittadinanza. Siamo vittime delle nostre impuntature, di ubbie e manie personali. Sotto questa luce, la sinistra è una specie di vizio. [...] Data la situazione, non è difficile assimilare la nozione che restare a sinistra è una colpa o un mezzo peccato. Qualcosa che stilisticamente non si addice a questa Italia tanto moderna e disincantata, capace di convivere così bene con il proprio disagio, perché il disagio è sempre di qualcun altro. [...] Come la soubrettina davanti a un perplesso Maurizio Costanzo: "Ah, io ciò 'n'ammirazione pe' lla Chiesa, pe 'l penziero de Ratzinger, 'na spiritualità, 'na sapienza, 'na teologgia...". Quindi vuol dire che lei segue tutti i dettami di Santa Madre Ecclesia, cattolica apostolica e romana, per esempio il magistero sulla morale sessuale? "Eh no, quelli so' cazzi mia, pardon". Con una definizione di semplice e definitiva eleganza, il filosofo Carlo Galli ha concluso che la comunità, anzi die Gemeinschaft, si è trasformata in una gamma di immense platee televisive "implose nella privacy". In queste poche parole c'è la sentenza che condanna alla sua condizione amorfa tutta la società italiana di oggi. Anziché una collettività strutturata, ecco allora una moltitudine dispersa, che si addensa negli appartamenti della sottoborghesia; un formicolio umano visibile nei condomini popolari, una "nuova classe" priva di connotati, che trova come unico metro di giudizio gli standard televisivi e lo stile da sfoggiare in studio. E allora sarà difficile mobilitare i cittadini in vista di una trasformazione, di un cambiamento più o meno accentuato, di un complesso di riforme. La risposta implicita è: preferisco stare nella mia favela, e continuare a consumare beni materiali e immaginari secondo i parametri di reddito che mi sono concessi. [...] In questo panorama, sarà bene abbandonare l'idea che ci sia una differenza sostanziale fra "noi" e "loro", cioè fra noi di sinistra e loro di destra. Anzitutto, è già molto dubbio che esista un "noi": la dissoluzione delle entità collettive ha investito tutta la società, e noi siamo pulviscolo sociale come tutti gli altri, atomi impazziti che si agitano dentro campi di forze ignoti. In secondo luogo, non si vede in base a quale criteri la sinistra dovrebbe essere migliore della destra. Sembra ragionevole affermare che, in certi momenti, la sinistra è apparsa più professionale, e che il suo sistema di relazioni fra le istituzioni e i poteri presenta profili più consumati, cioè un complesso di lealtà reciproche e buone maniere sperimentato nel corso dei decenni. Ma questo non basta per individuare la gente di sinistra, cioè i cittadini elettori, come una componenti più qualificata, ossia più seria, studiosa e onesta rispetto ai suoi omologhi che votano dall'altra parte. Non era vero trent'anni fa, quando si menava il torrone con la storia del paese legale e del paese reale, inventando la favoletta che i cittadini erano molto migliori dei loro rappresentanti in politica, figurarsi se è vero adesso. [...] Ah, è vero, rimane la Lega. Ha raddoppiato i voti, ha cominciato a invadere l'Emilia e la Romagna, si sposta verso l'Appennino, dove trova terreno fertile nelle vecchie comunità bianche. Guadagna consenso perché punta sulle inquietudini, perché dà voce alle paure delle gente comune, angosciata dal mutare delle vie cittadine e dei quartieri, dall'apparire, a gruppetti, di persone diverse, dal crescere quotidiano di ciò che viene avvertito come un degrado inarrestabile, da comportamento cui non si è abituati. Ma si dovrebbe sapere che la sicurezza è una percezione: basta un alito di spavento, un brivido di incertezza, un soffio sulle braci e passa subito al primo posto nella classifica dei temi caldissimi, e quindi delle priorità politiche. A quel punto, basta poco a capire che la destra riesce molto meglio a dare risposte alle angosce dei cittadini, perché non ha tabù: desiderano lor signori l'esercito? Pronti. Le ronde urbane? Eccovele. I provvedimenti speciali, le impronte digitali, lo sgombero dei campi nomadi, l'abbattimento delle moschee? E che ci vuole? [...] Il fatto è che la politica e la società italiane hanno attraversato l'inferno dei primi anni Novanta, allorché i partiti storici si sono inceneriti, e i cittadini sono rimasti orfani. Orfani di entità che detestavano, partiti corrotti e impresentabili, invadenti e ormai impossibili da sopportare nella vita civile, ma comunque orfani, cioè privi di concezioni generali, di una filosofia, di qualche modello teorico, e quindi incapaci di trovare riferimenti per definire un profilo di società desiderabile.
Edmondo Berselli, Sinistrati. Storia sentimentale di una catastrofe politica (2008)
















