Sono salvo!
Io sono arrivato a credere che senza pessimismo non c’è salvezza.
G. A. Borgese, Rubè [1921], Milano, Mondadori, 1974.
seen from United States
seen from United States
seen from United Kingdom
seen from United States
seen from T1
seen from Malaysia

seen from United States

seen from Saudi Arabia
seen from Vietnam
seen from United States
seen from Malaysia

seen from United States
seen from Germany

seen from Poland

seen from United Kingdom

seen from United Kingdom
seen from Malaysia
seen from United States
seen from Hong Kong SAR China

seen from United Kingdom
Sono salvo!
Io sono arrivato a credere che senza pessimismo non c’è salvezza.
G. A. Borgese, Rubè [1921], Milano, Mondadori, 1974.
Paolina Borghese Bonaparte
Un sogno fatto in Sicilia
Prendiamo lo spunto da un anniversario, per consigliarvi libri di scrittori siciliani: nel 1959, 60 anni fa, il Premio Strega fu assegnato postumo a Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un caso davvero clamoroso per uno dei vertici della nostra letteratura, tradotto in tutte le lingue, celebrato con un film dal cast stellare, letto ancora oggi nelle scuole; eppure non solo fu premiato postumo (battendo Una vita violenta di Pasolini, anch’esso in lizza per il premio), ma fu anche pubblicato postumo, grazie all’impegno di Giorgio Bassani che convinse l’editore Feltrinelli, dopo la bocciatura di Einaudi e Mondadori, determinata dal parere negativo di Elio Vittorini, l’allora direttore della collana «I gettoni» (aliquando dormitat Homerus…): magra consolazione per noi miseri mortali che mietiamo insuccessi pur senza aver composto un tale capolavoro.
Destino simile anche per un altro siciliano illustre: Andrea Camilleri, candidato con Il birraio di Preston (che a mio avviso resta fra i suoi libri più belli), non entrò nemmeno nella cinquina dei finalisti allo Strega!
Uno dei modi più efficaci per comprendere un popolo è sicuramente quello di conoscerne la letteratura, e per un paese complesso come la Sicilia questo passaggio è quasi indispensabile. A parte gli intramontabili classici come Verga, Pirandello (consiglio sempre le novelle, pillole di acuta introspezione), De Roberto, Capuana (non mi stanco mai di raccomandare Il marchese di Roccaverdina), Brancati, Sciascia (chi non ricorda il ‘quaquaraqua’ de Il giorno della civetta?), vogliamo citare anche Gesulado Bufalino che, nel racconto Sicilia plurale, tratto dalla raccolta Cere perse, parla appunto della pluralità delle Sicilie, dovuta a diversi fattori: geografici (la varietà del territorio), storici (le numerose dominazioni che hanno lasciato il segno), umani: “Vi è una Sicilia ‘babba’, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia ‘sperta’, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale”.
Per non parlare del meraviglioso Rubè di Giuseppe Antonio Borgese: si affretti chi non l’ha ancora letto ad affrontare questa bellissima storia ambientata durante la prima guerra mondiale, scritta con sapiente retorica, insospettate metafore, sottile ironia, lessico lussureggiante. Non solo una trama accattivante, ma un autentico diletto per gli amanti della buona lingua. Intriso di retorica futurista, il protagonista è un acceso interventista, fanatico militarista: “‘Anche s’io sono un uomo della misura comune, la guerra mi solleva. Con un atto volontario ho rinunziato alla mia volontà in favore dello Stato, ed esso in compenso mi moltiplica incarnando anche in me una decisione augusta della storia e facendomi partecipe della maestà dei tempi’. Musiche militari, misurate dal rullío del treno, gli passarono nell’immaginazione comentando quello slancio oratorio e frustandogli il sangue con la voluttà della marcia per quattro. L’amor di patria, ch’era stato passione nella sua adolescenza popolata di memorie romane e napoleoniche … gli diveniva sensuale … La guerra … gli appariva sempre più mirabile nella sua divina necessità e nel suo purificante splendore”.
E ancora: lo scrittore-poliziotto Antonio Pizzuto, stimato nientemeno che da Gianfranco Contini, Vincenzo Consolo (Il sorriso dell’ignoto marinaio), Giosuè Calaciura, Matteo Collura.
Sulla nuova “scuderia” di purosangue, allevati soprattutto da Sellerio, abbiamo scritto spesso nei nostri blog, ma vi suggerisco anche questo articolo di Repubblica: “Prolifica come poche, visionaria, bacino rassicurante di follia, un panorama vivacissimo che sta facendo i conti con la sua tradizione importante, spostando avanti gli obiettivi linguistici e stilistici, capace di anacronismi attuali e flash forward aristocratici: così gli editor della narrativa italiana descrivono le produzioni dei nuovi talenti siciliani”. L’articolo cita numerosi nomi, noi vogliamo ricordare: Davide Enia (il romanzo autobiografico, Appunti per un naufragio, ambientato a Lampedusa, è il suo libro più venduto), Gaetano Savatteri (milanese per nascita, ma siciliano per stirpe, il suo ultimo giallo Il delitto di Kolymbetra mette nuovamente alla prova il ‘detective per caso’ Saverio Lamanna), Giuseppe Bonaviri, Gian Mauro Costa, Roberto Alajmo, Giorgio Frasca Polara.
Vogliamo chiudere questa breve (certo insufficiente) carrellata con una frase del pittore Renato Guttuso (il quadro raffigurato è la Vucciria, cioè il mercato di Palermo):
Anche se dipingo una mela, c'è la Sicilia.
breathtaking
Mogli e mariti
Le mogli, senza confessarlo, adorano i mariti che qualche volta non danno spiegazioni.
G. A. Borgese, Rubè [1921], Milano, Mondadori, 1974.
Brewer's Dictionary of Phrase and Fable
TODAY'S ENTRY: Borgese
The Drama of the Oceans
“Every woman’s womb is a micro-ocean, the salinity of its fluids resembling that of the primeval waters; and every microcosm restages the drama of the origin of life in the gestation of every embryo, from one-celled protozoa through all the phases of gill-breathing and amphibian, to mammalian evolution.” Elisabeth Mann Borgese The Drama of the Oceans
View On WordPress
Oggi, 14 novembre
«Di’, carissimo» gli domandò Bisi, accartocciando una voce amorevole e nasale di circostanza, «che giorno è oggi?» «Il 14 novembre 1916, signor maggiore.» «Bene, bene, non ti agitare. E, di’, che cosa hai mangiato a colazione?» «Minestra di fagioli, lesso con patate, caldarroste, un quartuccio di vino, signor maggiore.»
G. A. Borgese, Rubè [1921], Milano, Mondadori, 1994