Il 2014 per gli azzurri sembra essere promettente: siamo vice campioni d’Europa grazie a uno splendido torneo disputato dalla nostra rappresentativa, poi in finale ci siamo dovuti arrendere alla onnipotente Spagna che ci batte 4-0 e centra così il trittico Europei 2008-Mondiali 2010-Europei 2012.
Ci sono alcuni giovani interessanti come Immobile, Verratti e Insigne scoperti e affinati da quell’allenatore intransigente ma esperto di Zdenek Zeman che con loro porta il Pescara in Serie A. Ci sono i vecchi Buffon, Pirlo e Barzagli, ci sono Chiellini e Bonucci, ci sono Marchisio e Candreva.
Poco prima del mondiale si è fatto male Montolivo (e per qualcuno non è un dramma) mentre Giuseppe “Pepito” Rossi non viene convocato neppure stavolta al momento della compilazione dei 23 da portare al Mondiale. Il CT Cesare Prandelli non lo ritiene in condizione dopo l’infortunio al ginocchio (l’ennesimo).
Dopo l’avventura agli Europei l’Italia è stata presa per partecipare alla Confederetion Cup in quanto seconda arrivata all’Europeo precedente visto che la Spagna è già Campione del Mondo in carica. In quella circostanza, visto che la Confederation si tiene in Brasile, tecnico e staff possono valutare come reagiscono i nostri giocatori a quelle temperature e a quella umidità asfissiante. Già perché in Brasile il clima è tremendo specie in alcune zone. IN una di queste noi andremo a giocare, in piena foresta amazzonica in uno stadio che sembra letteralmente una “cattedrale nel deserto”.
Prandelli ha cominciato da qualche tempo a provare moduli e giocatori sempre diversi. In particolare non sembra contento dei terzini specie a sinistra dove De Sciglio gioca e non gioca. Le volte che gioca comunque sembra convincere pochissimo. Contro l’Inghilterra allora si decide di mettere Chiellini in fascia sinistra e Darmian a destra. Centrali sono Barzagli e Paletta, un italo argentino che ha fatto bene a Parma e che la Federazione decide di naturalizzare.
Il primo avversario è l’Inghilterra. Andiamo bene anche se in porta Buffon non può giocare la partita d’esordio perché infortunato. Sirigu si comporta bene. CHiellini è un po’ in difficoltà come terzino visto che ormai da anni gioca centrale di difesa, tuttavia se la cava. Chi preoccupa è proprio Paletta.
Dopo l’esperienza con la Spagna, Prandelli decide di adottare qualche principio di gioco della “Roja” e schiera un mucchio di centrocampisti lasciando solo Balotelli davanti. Schiera contemporaneamente anche Pirlo e Verratti teoricamente non compatibili in quanto piuttosto simili, ma l’idea è quella di un possesso palla che fiacchi la resistenza degli avversari e ci faccia risparmiare energie con il terribile caldo brasiliano. Passiamo in vantaggio. Il portiere Hart era stato già umiliato da Pirlo 2 anni prima con un rigore a “cucchiaio” nella sfida conclusasi ai calci di rigore durante gli Europei di Polonia e Ucraina e anche oggi sembriamo troppo forti per la squadra della “Perfida Albione”. Hart chiede subito il pallone ai raccatta palle dietro la sua porta dopo una punizione sbagliata dei nostri, urla diverse parolacce in inglese, ma poi i nostri avversari pareggiano.
Balotelli ha detto però che conosce bene Hart perché sono compagni di squadra al Manchester City e poco dopo Candreva dribbla un avversario e crossa preciso sul secondo palo per Super Mario che regala così la vittoria all’Italia nella prima partita.
Nel secondo tempo teniamo la palla come vuole Prandelli e i pericoli non ne corriamo. Vinciamo 2-1. Posso andare a dormire visto che lì è tarda serata mentre qui in Italia è notte fonda a causa del fuso orario.
Ho visto la partita da solo. Mia moglie tornerà qualche giorno dopo.
Il prossimo avversario è la Costa Rica, squadra ostica che ha già battuto l’Uruguay.
Come contro l’Inghilterra schieriamo un sacco di centrocampisti, solo Balotelli davanti e cerchiamo uno sterile possesso palla. I problemi maggiori però li abbiamo in difesa perché lì dietro Prandelli stravolge tutto: mette Abate sulla destra, sposta Darmian a sinistra e centrali mette Barzagli e Chiellini. Non pensa minimamente a schierare Bonucci che ritiene più bravo in una difesa a 3 che in una a 4 e si ostina a schierare tanti centrocampisti tra cui Thiago Motta, un italo brasiliano che ha accettato di giocare per la maglia azzurra. Avremmo anche la possibilità di fare gol con Balotelli che purtroppo sbaglia.
Non sbaglia invece il Costa Rica che con un colpo di testa passa sorprendentemente in vantaggio.
Prandelli prova a mettere in campo qualche attaccante in più per non lasciare isolato Balotelli, entra prima Cassano che così fa il suo esordio in un mondiale. Si ricompone la coppia di attaccanti dell’Europeo. Poco dopo entrano anche Insigne e Cerci che però non smuovono nulla. Nel post partita Cerci dice che non è semplice entrare e lasciare il segno mentre Prandelli si lamenta del fatto che avrebbe voluto qualcosa di più dai nuovi entrati almeno tecnicamente. Una prima spaccatura tra calciatori e CT che mina lo spogliatoio.
Si arriva così all’ultima partita contro l’Uruguay che ha battuto l’Inghilterra con lo stesso nostro risultato: 2-1, ma ha perso contro la Costa Rica per 3-1, ha ritrovato il suo centravanti Suarez e ci aspetta conscio che per passare deve batterci mentre a noi andrebbe bene pure il pareggio.
Forse è questa consapevolezza che ci frena, la paura di perdere sapendo che anche un pareggio va bene. Il rischiare non sarebbe saggio. Prandelli pare ascoltare i senatori specialmente quelli della Juve che consigliano di provare la difesa a 3 la BBC (Barzagli Bonucci Chiellini) davanti a Buffon e di mettere Immobile al fianco di Balotelli.
Il caldo è forte. in Italia sono le 18 mentre lì credo sia mezzogiorno. Soffriamo, la partita è brutta ma teniamo il pareggio. Gioca anche Verratti che serve un pallone a Immobile ma aspetta troppo e l’attaccante Napoletano è in fuorigioco. Sembra una situazione simile a quella vissuta in Spagna con il Camerun, ma stavolta la maglia bianca la indossano i nostri avversari. Mi chiedo se ci avrebbe portato fortuna la seconda maglia. Mi vengono questi pensieri pensando che nella Confederations Cup l’Uruguay lo abbiamo battuto proprio giocando con la maglia bianca. Che vai a pensare quando ti affidi alla scaramanzia.
Il primo tempo finisce comunque 0-0 e saremmo qualificati. Qualcosa però accade negli spogliatoi, Prandelli pare abbia chiesto a Balotelli di stare attento perché è stato ammonito e se lo provocassero ancora rischia di farsi espellere e lasciare la squadra in 10. Il centravanti forse risponde male, forse si dimostra solo insofferente o forse è solo Prandelli ad essere un po’ troppo prudente, fatto sta che il CT decide di sostituirlo per cui ci presentiamo in attacco col solo Immobile in attacco e Parolo, un altro centrocampista, in campo.
La prudenza sembra pagare anche perché l’Uruguay non sembra certo una squadra spettacolare. Purtroppo però a farsi espellere è un altro giocatore in teoria molto più pacato e corretto: Claudio Marchisio che colpisce il ginocchio di un avversario alzando troppo la gamba. Il tutto sotto gli occhi dell’arbitro che estrae direttamente il cartellino rosso.
Mancano ancora 15′ più recupero e a quel punto difendersi sembra l’unica via per non tornare anzitempo a casa. La paura è tanta, si vede negli occhi dei nostri. Immobile viene sostituito da Cassano che così dovrà sostenere l’attacco da solo pur essendo una seconda punta e non esattamente un centravanti. Il tempo passa troppo lentamente e noi giochiamo male, troppo male. Troppo per essere solo colpa del caldo.
Si fa male anche Verratti che permette così l’ingresso a T. Motta. Resistiamo.
Poi arriva un calcio d’angolo. Sappiamo che i loro difensori centrali sono pericolosi su calcio d’angolo, Godin soprattutto. Poco prima c’è stato il morso di Suarez a Chiellini che inscena una pantomima assurda per farlo espellere, ma l’arbitro non ha visto. Le telecamere sì e il centravanti del Barcellona e dell’Uruguay verrà squalificato.
Il calcio d’angolo parte e Godin, proprio lui, fa il gol dell’1-0, il gol che serve ai sudamericani per passare.
Noi abbiamo finito i cambi, non abbiamo un altro centravanti da mettere per tentare di recuperare a pochi minuti dalla fine.
Torniamo a casa al primo turno come 4 anni prima. Stavolta con una vittoria e un punto in più rispetto al Sudafrica, ma è una magra consolazione.
Prandelli e il presidente della FIGC Abete si dimettono, ci saranno polemiche (e quando mai?) per il comportamento di Balotelli, per le parole di Buffon che velatamente lo accusa per non essere stato capace di lottare insieme agli altri. Pirlo fa l’ultimo discorso alla squadra dove dice sostanzialmente che non se la sente di rispondere ancora alle convocazioni, il tempo passa anche per lui.
Torniamo a casa mentre il Brasile va avanti tra mille difficoltà battendo prima il Cile e poi la Colombia, ma contro i “cafeteros” perde Neymar a causa di un brutto fallo, una ginocchiata alla schiena che per poco non lo paralizza dalla cintola in giù. L’Argentina di Messi invece va verso la finale anche se il suo top player non segna nelle partite ad eliminazione diretta.
Ma la Germania appare la squadra più forte in assoluto, l’unica che pensa come una squadra di club, che fa possesso palla come la Spagna unendo la concretezza teutonica. In finale arrivano loro contro l’Argentina. Hanno battuto il Brasile, no meglio: hanno distrutto il Brasile. Il tabellone del Mineirao recita 7-1 per la Germania che in quella partita indossa una divisa a strisce orizzontali rosse nere (con prevalenza di nero) simile a quella del Flamenco, la squadra di Rio de Janeiro dove giocava Zico negli anni 80. È il Mineirazo e forse è un’umiliazione peggiore del Maracanazo quando il Brasile perse in casa il mondiale del 1950 contro l’Uruguay.
Messi ha l’occasione per dimostrare di essere forte tanto quanto Maradona che il suo mondiale lo ha vinto, ma la “Pulce”, come lo chiamano per via forse della sua altezza, è nervoso, avverte la pressione, le telecamere lo immortalano mentre vomita, roso dalla paura di deludere il mondo intero, non solo i suoi connazionali. Anche Higuain sbaglia un gol facile e dopo i supplementari subentra la stanchezza, come è normale. La Germania può contare su una rosa di giocatori incredibilmente talentuosi e uno di questi viene buttato nella mischia da Löw CT tedesco. il calciatore che entra si chiama Mario Götze e sembra per caratteristiche fisiche, oltre che tecniche, molto simile a Messi. Il CT gli dice semplicemente: «Vai e dimostra che sei più forte di Messi!» e il piccolo attaccante tedesco entra e fa proprio questo: dimostra di essere più forte perché riceve un cross dalla sinistra, stoppa di petto il pallone e da posizione defilata tira al volo infilando in rete la palla dell’1-0. È il gol vittoria: la Germania vince il suo quarto titolo mondiale, ci hanno raggiunti.
Neuer riceve il premio come miglior portiere, Messi quello come miglior attaccante ma lo baratterebbe molto volentieri con la Coppa del Mondo scolpita dall’orafo Gazzaniga.
I tedeschi festeggiano, molto più ordinati di quanto fecero gli spagnoli 4 anni prima o di come fecero gli italiani 8 anni prima. Sono molto più disciplinati loro.
Mi viene in mente che l’Argentina ha giocato con la seconda maglia, tutta azzurra, come era successo a Italia 90 quando perse la finale anche lì sempre contro i tedeschi. Penso che la Germania la si batte se la si rispetta, cosa che il Brasile non ha fatto. Cosa che facciamo sempre noi italiani. Anche 2 anni prima noi li abbiamo battuti i tedeschi in semifinale agli Europei. In fondo un detto che spiega il rapporto tra italiani e tedeschi recita più o meno così: “I tedeschi ci amano ma non ci rispettano, noi italiani non li amiamo ma li rispettiamo”. Credo che nonostante tutto, se li avessimo incontrati, i tedeschi li avremmo battuti anche stavolta.
Messi resta lì solo con il suo dolore, consapevole che anche il più forte giocatore al mondo non è mai più forte di una squadra che più forte della tua.