16 marzo 2020
Oggi è stata una giornata strana. Sono uscita a fare la spesa e, se l’altro giorno c’era il vuoto più totale nel reparto “frutta e verdura”, a sto giro invece c’era il vuoto nel reparto “frigo”, e vabbè, dobbiamo conviverci con questa cosa che non possiamo più avere tutto, subito.
Il pomeriggio però è stato divertente perché con una mia amica abbiamo avviato una diretta Instagram mentre cucinavamo un buonissimo “banana bread veg” per passare qualche minuto spensierate e, soprattutto, insieme nonostante la distanza. Ci diamo un sacco di forza a vicenda io e lei, e proprio ieri sera pensavo che un’amica così non l’avevo mai avuta ed è la cosa che mi mancava più di tutte: avere qualcuno che assecondasse tutte le mie pazzie e che, allo stesso tempo, capisse i miei drammi più profondi. È così raro e mi ritengo fortunata. Siamo diventate una grande famiglia.
Mi ha tenuto su il morale questa giornata, anche quando la sera, questa stessa mia amica per cui faccio anche da manager, durante un’intervista in diretta Instagram, ha parlato un sacco bene di me, mi ha fatto sorridere. È bello sentirsi importante per qualcuno.
Tutto questo mi ha tirato su il morale da una giornata che, altrimenti, so che sarebbe stata abbastanza insulsa. Nonostante cerca sempre di mantenermi sempre impegnata anche in casa, dei particolari messaggi di una determinata persona a volte mi destabilizzano, forse perché do troppo peso a delle persone che invece sono troppo leggere nei miei confronti. Fatto sta che ci do peso, e forse non dovrei, o non dovrei più. In realtà mi rendo conto che in questi ultimi mesi cerco solo di infondere un po’ di speranza verso tutti quelli che mi circondano, forse per riceverne anche io.
Il punto è che questa giornata, come tante altre di Marzo (mese della sciagura per la mia vita e non mi sorprende minimamente che tutto questo casino sia scaturito proprio in questo mese, by the way) è un misto di tristezza e malinconia. Il 16 marzo, in particolare, è il compleanno di una mia cara amica con cui andavo al liceo e, allo stesso tempo, il 16 marzo del 2012, in quello stesso liceo, veniva a mancare una ragazza per suicidio. Quindi da un lato c’è un festeggiamento, dall’altro c’è una disgrazia. Ora, non voglio fare l’ipocrita, questa ragazza era del mio stesso anno, frequentavo un corso assieme a lei, ma non posso certo dire che siamo state mai amiche. Il punto è che da quel giorno, non ho mai smesso di pensarla. La sua morte, e il modo in cui siamo venuti a saperlo, è stato così devastante per me, da non saper spiegare perché avevo in mente l’immagine sua. Fatto sta che dal 2012 in poi, ogni anno, in questa data andavo al cimitero del mio paese a portarle dei fiori, perché nonostante non ci conoscessimo così bene, era una mia coetanea che faceva le stesse cose che facevo io da adolescente, e un gesto così crudo e violento come adagiarsi lentamente sui binari del treno, è indice di un tormento interiore che per diverso tempo ci siamo domandati, ingiustamente, perché. Cosa può esserci di così grave da spingere una ragazza di 16 anni a togliersi la vita? Non lo sapremo mai. Non ci è dato saperlo. Ma è stata la scelta di Babi, e questo dobbiamo, in qualche modo, rispettarlo. Oggi non ho potuto portarti dei fiori, ma te li lascio virtuali, come tutte le cose virtuali che stiamo facendo in questi tempi. Ciao Babi, non ti dimentico. 💐

















