Uno sguardo al passato: come l'800 ha rivoluzionato l'industria fotografica
La fotografia è una forma di restituzione prospettica automatica di un’immagine. Le prime ricerche risalgono già alla fine del XVIII secolo, quando vengono messe a punto le prime camere ottiche, sul modello dei vedutisti veneti del Seicento. La camera ottica è una cassetta di legno con un sistema mobile di lenti che riflette al suo interno su uno specchio inclinato di 45° gradi il soggetto capovolto su un vetro levigato; questo sistema però necessitava ancora dell’intervento umano.
Immagine di una camera ottica.
[http://cronologia.leonardo.it/invenzio/inv080.jpg]
All'inizio dell’800 vi furono le prime scoperte in campo fotografico studiando la sensibilità alla luce di determinati materiali, per far si che il procedimento di fissazione dell’immagine fosse automatico.
1790/91 - Thomas Wedgwood cercò di ottenere immagini permanenti sostituendo al vetro levigato delle particolari lastre impegnate di sali d’argento; egli riuscì a riprodurre delle sagome di oggetti, ma non fu in grado di scoprire un metodo per la rimozione dei residui di sale che portavano al successivo annerimento della lastra dopo la rimozione dell’oggetto.
1827 - Nicéphore Niépce, il padre della fotografia, fu il primo che sperimentò l’esposizione di una lastra fotosensibile alla luce diurna. Egli inventò un metodo chiamato Eliografia, che consisteva nel ricoprire una lastra metallica con del bitume; questa vernice si induriva nei punti raggiunti dalla luce mentre rimaneva molle nelle zone oscure. Dopo l’esposizione venivano rimosse con dell’acqua ragia (solvente) i residui non induriti; Niépce applicò le lastre così ottenute come matrici per la stampa.
Prima fotografia di Nicéphore Niépce.
[http://blog.timelab.it/wp-content/uploads/2012/11/prima-fotografia-storia.jpg]
1839 - Louis Daguerre mise a punto una nuova tecnica la Dagherrotipia, che consisteva nell'impressionare con la luce di una camera ottica una lastra d’argento sensibilizzata, cioè trattata con vapori di iodio in modo da formare uno strato superficiale di ioduro d’argento. Essendo che l’argento cosi facendo tendeva ad ossidarsi (annerirsi), sulla lastra rimaneva impressa l’immagine al negativo, con le zone in luce annerite e le zone in ombra chiare; grazie al successivo impiego di sali di mercurio l’immagine veniva riconvertita al positivo e veniva fissata in modo permanente. L’unico problema di questa tecnica era che la fotografia così ottenuta era un originale e non potevano esserne realizzate delle copie.
1841 - William Fox Talbot finalmente riuscì a trovare un metodo per realizzare diverse copie da una sola immagine; inventò una tecnica chiamata Calotipia: espose in una camera oscura un foglio di carta sensibilizzato, per poi svilupparlo con acido gallico e fissarlo con una soluzione di sale comune; l’immagine negativa così ottenuta veniva poi messa a contatto con un altro foglio di carta sensibilizzata ottenendo così la stampa positiva.
[http://cdn01.dailycaller.com/wp-content/uploads/2011/12/2000px-Kodak_logo_1987.svg-1-e1325292125324.png]
1888 - George Eastman, fondatore della Kodak, creò le prime macchine fotografiche automatiche ed il primo rullino di pellicola che diede inizio alla grande industria fotografica.
L'800 è stato quindi un secolo di grandi passi avanti e scoperte che hanno posto le basi per un'invenzione che è ora alla portata di tutti.