Shinji, Io non posso fare altro che starmene qui ad annaffiare. Però quanto a te quanto quel che non puoi fare che tu per te qualcosa da poter fare dovrebbe esserci. Ma non ti costringerà nessuno. Pensa da te stesso, decidi da te stesso quel che te stesso adesso debba fare. Beh che tu non abbia rammarichi
Cannarsi thought leaving the -chan in the dubbing would have made him as cool as people putting subs on anime without being paid in the early 2000's, without understanding it just make him an illiterate.
You will never be cool and important to pop culture as them, Cannarsi. You are just an ass
Disclaimer: stavolta le foto sono tutte mie tranne il logo dello studio e le foto dei suoi fondatori.
Pochi giorni fa il sommo maestro Hayao Miyazaki ha compiuto settantasei anni; in suo onore e per rimediare al fatto di non aver mai affrontato l'argomento, oggi vorrei parlarvi dello Studio Ghibli.
Lo Studio Ghibli è il più famoso studio di animazione giapponese, fondato nel 1985 da Hayao Miyazaki e Isao Takahata; gode di un'enorme popolarità sia in patria che all'estero, dove molti dei film prodotti sono stati accolti positivamente dalla critica ed hanno vinto numerosi premi.
Tra i titoli più conosciuti abbiamo Una tomba per le lucciole, di Isao Takahata, e Kiki - Consegne a Domicilio, La città incantata, La principessa Mononoke e Il castello Errante di Howl di Hayao Miyazaki.
La mascotte dello studio è Totoro, spirito protettore della foresta e protagonista dell'omonimo film, anch'esso molto popolare.
Una curiosità: il nome dello studio è universalmente letto "Ghibli" tranne in madrepatria, dove si pronuncia "Gibli"; fu Miyazaki stesso a scegliere il nome, che in libanese significa scirocco e che era un termine usato per indicare il Caproni Ca.309 dell'aeronautica italiana usato verso la fine degli anni trenta.
Il mondo dell'aviazione è una delle passioni del maestro Miyazaki, come si può evincere da Porco Rosso e Si alza il Vento... Film dove peraltro traspare anche l'amore del regista verso l'Italia.
Se anche voi siete fan dello Studio Ghibli, una tappa che non potete perdervi è il Museo d'Arte Ghibli, a Mitaka, fermata della linea gialla Chuo.
MA ATTENZIONE! Prendere i biglietti potrebbe non essere così facile!
Se andate in Giappone tramite un'agenzia di viaggi, vi consiglio di richiedere i biglietti direttamente all'agente, oppure prenotare online: non è possibile comprarli all'ingresso del museo!
Se invece foste già a Tokyo e voleste andarci comunque.... Beh, buona fortuna! I biglietti sono limitati, con orari di entrata precisi, e vengono resi disponibili il 10 del mese per il mese successivo; basta recarsi in un conbini di LAWSON ed usare la macchinetta apposita.
Tutto qui? Beh, OVVIAMENTE NO.
Perché la macchinetta non ti dice se i biglietti per quel giorno e quell'ora sono esauriti finché non arrivi al pagamento! Questo significa che se per disgrazia doveste selezionare un giorno già pieno, sarete avvisati solo dopo aver compilato il modulo con tutti i dati! Io ci ho perso quasi un'ora prima di riuscire a trovare un buco...
E questo sistema non vale solo per il museo in questione, perché è lo stesso adottato per i concerti! Ah, il Giappone!
Dicevamo, il Museo sorge a Mitaka, sobborgo di Tokyo immerso nel verde: il parco Inokashira è uno dei luoghi più gettonati durante la fioritura dei ciliegi.
Ad accogliervi all'entrata ci sarà un enorme pupazzo di Totoro, che avrei tanto voluto portarmi a casa...
Io ci provo, magari non se ne accorgono...
Proseguendo, vi ritroverete all'ingresso vero e proprio, da cui potete scorgere uno dei robot di Laputa - Il castello nel cielo spuntare dalle mura.
Il biglietto d’ingresso è in realtà una diapositiva con una scena di un film dello Studio, nel mio caso I racconti di Terramare.
E qui, miei cari, potete anche buttare via la fotocamera: all'interno del museo è vietato fare foto, a seguito delle indicazioni dello stesso Miyazaki; questo perché il museo va vissuto fino in fondo, senza la distrazione che comporta la fotocamera.
Nonostante sia io stessa un paparazzo mancato, mi ritrovo a sposare quest'idea per quanto riguarda il museo, che è davvero un'emozione unica! Ci si immerge totalmente nelle sale, sbirciando tra le apparecchiature, perdendosi tra gli schizzi e studi originali del personaggi, rimanendo stupidi per le tecniche usate durante la produzione e l'effetto finale.
Suddiviso in tre piani, il piano terra ospita esibizioni temporanee, solitamente cortometraggi inediti dello Studio, ed è dedicato alla parte più pratica della regia dei film.
Il secondo piano è invece dedicato alle bozze e ai disegni: dalla nascita dell'idea al disegno finito, si percorre quello che ha l'aria di essere uno studio di artisti di un'altra epoca, con tavolozze di colore sparse ovunque e dipinti di paesaggi appesi alle parenti. È forse la parte che mi ha emozionata di più, soprattutto quando mi sono ritrovata davanti alle bozze originali. In questo piano troverete anche un enorme Gattobus di pelouche, dove i bambini possono giocare in libertà. SOLO i bambini, mi dispiace.
L'ultimo piano è dedicato ai negozi: troverete la libreria con la sala lettura, particolarmente consigliata ai bimbi, e l'immancabile negozio di souvenir "MAMMA AIUTO", che è quello che griderà la vostra carta di credito quando uscirete da lì dopo aver depredato gli scaffali.
Potete poi decidere di uscire e raggiungere i piedi della statua del robot di Laputa, oppure mangiare qualcosina al cafè in giardino.
Il museo è piccolo, ma se siete amanti dello Studio Ghibli è un'esperienza da non perdere! E considerato il mio amore per i lungometraggi dello Studio, non potevo certo perdermi la mostra temporanea a Roppongi Hills!
La Grande Mostra dello Studio Ghibli era incentrata sulla storia dello Studio stesso e della sua filmografia, da Nausicäa della Valle del Vento (lavoro precedente alla fondazione dello Studio) fino alla nuovissima co-produzione La Tartaruga Rossa, con particolare attenzione ai poster promozionali.
Anche in questo caso i posti dove si poteva fotografare erano limitati, perciò vi posso mettere soltanto queste.
Ed essendo stato il trentesimo anniversario dell'uscita di Laputa, il film ha avuto un posto d'onore alla mostra: al centro della sala è stata ricreata la nave volante meccanica, che si muoveva pure! E tutto intorno erano stati appesi i vari velivoli che sono apparsi nei film dello Studio, complice la passione di Miyazaki per gli aerei.
Non dimentichiamoci del Gattobus, stavolta accessibile anche agli adulti!
E con questo abbiamo finito il giro turistico! Vi siete divertiti?
Tra i miei progetti futuri vi sarebbe poi la rubrica dedicata ai film dello Studio Ghibli (un film = un post), ma vorrei prima comprarmi i dvd per poterli guardare in originale.
Anche perché l'adattamento italiano avrebbe potuto essere "parecchio stupendo", ma alla fine "non è ganzo nemmeno un pochino". Non lo pensi anche tu, mio caro Cannarsi?