Austrian trench raiders (Caporetto offensive), 1917

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Austrian trench raiders (Caporetto offensive), 1917
Noto qualche analogia ...
Noto qualche differenza ...
[…] come scrive Gadda nel Giornale di guerra e di prigionia, la tecnica è poesia, va onorata fino alla fine, il male è la sciatteria. C’è quella pagina bellissima in cui dice che il suo cuore italiano sanguinava per Caporetto ma quando vedeva il rigore e la precisione con cui gli austriaci disegnavano le piazzole per le mitragliatrici si commuoveva fino alle lacrime e avrebbe voluto essere nato là. Io lo capisco perfettamente.
Michele Mari in Scuola di demoni, Conversazioni con Michele Mari e Walter Siti, a cura di Carlo Mazza Galanti, minimum fax, 2019, p. 75-76
24 Ottobre 1917 ha inizio la Dodicesima battaglia dell'Isonzo, passerà alla storia come la Battaglia di Caporetto, nel linguaggio comune ancora oggi sinonimo di disfatta e umiliazione. 24 Ottobre 1918, inizia l'offensiva di Vittorio Veneto, la vittoria dell'esercito italiano e degli alleati è vicina. In queste due date si riassume molto della storia della Grande Guerra sul fronte italiano. Nella foto, copertina del giornale di trincea "San Marco". ENGLISH: 24 October 1917 on the Italian front it begins the Twelfth Battle of the Isonzo, it will go down in history as the Battle of Caporetto, in the Italian every day language it's still synonymous with defeat and humiliation. 24 October 1918, the Vittorio Veneto offensive begins, the end of the war and the victory of the Italian army and the allies is near. Loss and victory all in a highly symbolic date. In the image, front cover of the Italian trench journal "San Marco" with the title "Caporetto capo eretto" (Caporetto, head up)
Murales Orgosolo, Sardegna, Italy
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Kobarid Museum, Slovenia, 13 July 2018
#Caporetto (at Baku)
Caporetto. Il fulmine cui seguì il baleno
A cento anni esatti dalla conclusione della Prima Guerra Mondiale, 4 novembre 1918, la Biblioteca Sormani ripercorre le fasi dell’ultimo anno di conflitto attraverso due esposizioni di testimonianze inedite. Nello spazio mostre all’ingresso della Biblioteca, già da alcuni giorni è possibile ricostruire le fasi della disfatta di Caporetto, attraverso mappe e documenti che scandiscono, momento per momento, le fasi più incerte di tutto il conflitto.
1-Spazio espositivo della mostra. Foto di Nicola Nicodemi
Ecco i fatti. Siamo nell’ottobre 1917. Caporetto, un piccolo paese all’incrocio tra il corso dell’Isonzo e la valle del Natisone, oggi in Slovenia, è uno dei punti strategici in cui si stanno affrontando le truppe italiane e quelle austriache. Il Generale Luigi Capello, al vertice della II Armata, di stanza vicino a Caporetto, in quei giorni viene colto da un severo attacco di nefrite, tanto che l’11 ottobre, per l’acutizzarsi della malattia, il Comando Supremo decide di sostituirlo provvisoriamente con il Gen. Luca Montuori, l’allora comandante del II C.d.A. dislocato sulla Bainsizza. L’improvvisa sostituzione al comando delle truppe determina una inevitabile situazione di incertezza e confusione tra ordini già dati e ordini in corso di esecuzione. Confusione che viene portata all’estremo quando Capello riprende il Comando pochi giorni più tardi, il 23 ottobre.
24 ottobre. Alle ore 12 l’urto delle forze degli Imperi Centrali appare ormai incontenibile e la città di Caporetto ne rimane travolta, così come, in poco tempo, cade la linea del fronte da Plezzo a Tolmino. Nel frattempo il Gen. Capello deve cedere definitivamente a Montuori la guida dell’intera II Armata. Sono giornate di piogge cadenti, di nuvole basse, di nebbie fittissime che rendono impervie le comunicazioni tra i reggimenti, le brigate, le divisioni e i Corpi d’Armata, come ci racconta Arrigo Cajumi:
“La pioggia scroscia violentissima, ne siamo imbevuti, inzuppati, affranti…mi sento sperduto, piccino, annientato, con la volontà distrutta, senza nervi, senza possibilità di agire”. (A. Cajumi, L’offensiva scritta col lapis. 22 ottobre-4 novembre 1918)
Inizia una lunga, disordinata e disastrosa ritirata che si sarebbe fermata soltanto quattro settimane dopo, il 19 novembre, sulla linea del Piave.
2-I documenti del Generale Montuori esposti in mostra. Foto di Nicola Nicodemi
Contemporaneamente, sul monte Krasij, a nord di Caporetto, si trova la terza linea difensiva formata da alcuni battaglioni alpini, tra cui quello comandato dal volontario interventista Carlo Emilio Gadda:
“Poco dopo egli tornò con un altro, recandomi l’ordine di ritirarmi dalla posizione, il più presto possibile. – Quest’ordine mi fulminò, mi stordì: ricordo che la mia mente fu come percossa da un’idea come una scena e riempita da un lampo: «Lasciare il Monte Nero!»; questa mitica rupe, costata tanto, e presso di lei il Wrata, il Vrsic; lasciare, ritirarsi; dopo due anni di sangue. Attraversai un momento di stupore demenziale, di accoramento che m’annientò…Meticoloso come sono, volli curare che tutto fosse raccolto e portato via…Ero attonito: i soldati erano pure costernati. Come potei raccolsi tutta la sezione, e a uno a uno li feci partire: Sassella chiamava. – Io mi misi in coda col cuore spezzato, con la mente fulminata dall’orribile pensiero della ritirata, e andammo. …” (C.E. Gadda, Giornale di Guerra e Prigionia. Con il diario di Caporetto, Milano, Garzanti, 2002)
In quei giorni, quarantamila soldati italiani vengono uccisi o gravemente feriti, altri 365 mila sono fatti prigionieri. Quando a novembre la situazione si stabilizza, Cadorna viene sostituito con il generale Armando Diaz, che avrebbe guidato l’esercito italiano fino alla vittoria finale. In tale situazione di incertezza, il Gen. Montuori si trova a gestire quel che restava delle truppe sull’Isonzo nel suo ripiegamento: sulle mappe che porta con sé segna ogni tappa, ogni ordine ricevuto e anche i contrordini; i segni tracciati, nella loro forza, raccontano la tragedia di quei momenti.
3-Le mappe del Generale Montuori esposte in mostra. Foto di Nicola Nicodemi
Le carte esposte in mostra, provenienti dalla Collezione Lodovico Isolabella, fanno parte del fascicolo personale del Generale Montuori e illustrano la disposizione delle forze dal giorno della sua definitiva assunzione di comando della II Armata. Sono la sintesi grafica di ordini e comunicazioni della ritirata di Caporetto: fonogrammi, telefonate, messaggi portati a mano attraverso i valichi e pervenuti al quartier generale dell’Armata dai Comandi dei Corpi che ne costituivano la componente operativa. Ordinate e numerate con specifico riferimento alle disposizioni “in entrata e in uscita” ricostruiscono, a conclusione di ogni giornata, le impressionanti operazioni militari comprese tra il 25 ottobre e il 9 novembre 1917.
La mostra su Caporetto (il fulmine) si pone come preludio a quella che si aprirà il 29 novembre p.v. sullo Scalone d’onore della Biblioteca e che proseguirà, attraverso le testimonianze di artisti e letterati, nell’intento di ricostruire i momenti salienti dell’ultimo anno di guerra (il baleno).
Il conflitto infatti si concluderà solo un anno dopo la disfatta di Caporetto:
“4 novembre. Oggi alle ore 15 sono terminate le ostilità tra italiani e austriaci: per terra, per mare e per aria. Voci di soldati sussurrano incredule: “L’è finia!” Dopo il rancio, grande adunata di batteria. Discorsi d’occasione, parole altisonanti. Io sono felice ma anche un poco confuso da un così repentino mutamento di prospettiva. “Pace” è divenuta ormai una parola arcana, di cui nessuno più ricorda il significato. Più tardi, quando è ormai notte fonda, mi reco come per caso tra i miei cannoni. Silenziosi e immobili, sembrano aver perso ogni imponenza.” (D. Malini, Quella cosa grande (o fetente) che è la guerra. Da Caporetto a Vittorio Veneto: il memoriale ritrovato di un ragazzo del ’99.)