C’è ben poco da dire quando non si conosce la qualità dei nostri affari; ancora peggio, poi, è quando quel poco finisce per manifestarsi in maniera poco elegante e un po’ grezza. In più, i nostri affari non possiamo dirli che noi ed ogni altra forma di espressione mutuata da altri risulterebbe incompleta, necessariamente. Ancora peggio, quando non si ha un talento con la parola e non la si pensa neanche, per la fortuna dei concetti, per la sfortuna nostra. Si rischia persino la contraddizione. Perciò, quando si capisce che nemmeno l’affermazione e la ricerca impersonale di questioni che è difficile, se non impossibile, riferire in più di un modo possono andar bene in un ambito puramente autoreferenziale, o si accetta l’inevitabile imprecisione degli altri mezzi, o si tace. Preferendo razionalmente il ‘’qualcosa’’ all'ozio malefico dell’inattività e all'apatia, inesorabilmente si delinea un percorso tra la sabbia.













