I sogni nel cassetto. Dopo tanti anni li tiri fuori e scopri che non sono più della stessa tua taglia.
Fabrizio Caramagna

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I sogni nel cassetto. Dopo tanti anni li tiri fuori e scopri che non sono più della stessa tua taglia.
Fabrizio Caramagna
disegni di Saio Giampaoletti
La notte piace a tutti
la gente si nasconde
ma il caldo non mi soffoca
la luce non mi fonde
l'autunno è la stagione che
ha cancellato la mia illusione
il tempo di uno spino
e la sveglia chiama dal comodino
l'autunno sta chiamando
il mondo è fatto a scale
quando qualcuno scende
qualcuno invece sale
la pace sul pianeta
gli anni '60 allo studio zeta
il tempo di uno spino
e la sveglia chiama dal comodino
la pace, il pianeta
la pace sul pianeta
la pace sul pianeta è così
l'autunno avviso di chiamata
oggi mi sto sentendo vuoto
Vi ricordate quando i sogni erano riposti nei cassetti?
Alcuni, i più arditi e temerari, avevano anche gli scheletri negli armadi.
Altri ancora, i più sfortunati, avevano dei mostri sotto i letti.
A quanto pare le camere da letto nel passato erano un mondo di fantasia e di speranze, di paure e di pensieri che ci accoglievano ogni volta che si rientrava a casa.
Oggi tutte queste cose stanno in un posto diverso, si chiama cronologia. Racchiusa in un device con uno schermo illuminato.
I nostri sogni nei cassetti erano le motivazioni che ci aiutavano a superare le paure, quelle che stavano sotto i letti. Capitava di riporli e dimenticarli per un po', ma quando li ritrovavamo bastava soffiare via la polvere per riaverli con noi, quasi come nuovi.
Per molti i sogni nei cassetti non erano altro che semi, nel tempo questi semi hanno dato vita ad alberi e poi ai frutti tanto attesi.
Altri sogni si sono seccati, appassiti. Caduti nel dimenticatoio. Un vero peccato.
Credo che i miei sogni nel cassetto furono soffocati dalle mutande. Magari nelle mutande. Chi lo sa.
In alcuni casi il cassetto, in cui è racchiuso un sogno, si chiama cuore. Quelli sono sogni profondi, come le fosse oceaniche.
Perché quei sogni avevano un nome e un cognome, un sorriso e due occhi bellissimi.
Un giorno ho pensato a lungo alla questione dei sogni nel cassetto, pensando e pensando mi sono chiesto se non fossimo noi chiusi in un cassetto; mentre i sogni erano fuori all'aria aperta.
Così per levarmi ogni dubbio diedi fuoco al mio comodino. Mi ricordo ancora il sibilìo del battipanni, seguito da un forte disagio fisico nella zona delle natiche.
Oggi molti sogni sono in un carrello, virtuale, con la speranza di chiudere un ordine. Peccato.
Nel cassetto dove stavano i nostri sogni, oggi, spesso teniamo le pastiglie per dormire. Perché abbiamo più incubi che sogni.
Se è vero che i sogni son desideri, allora, io sono nubivàgo. Sicuro.
Un tuffo nel passato:
Rovistando nel disordine di un vecchio cassetto, mi trovo tra le mani un libricino coperto di chiazze di muffa che sanno di antico. Lo apro e con sorpresa mi trovo ricette scritte sicuramente con penna e pennino in bella calligrafia, le leggo a fatica ma quella scrittura cosi accurata narra l’amore per quello che vi è scritto. La mia mente va a ritroso all’età delle mie elementare: quando il banco di scuola a due posti e sul lato destro di ogni scolaro, vi era un buco per far entrare il calamaio: una boccetta di vetro che il bidello tutte le mattine riempiva di inchiostro. L’abilità stava nell’intingere il pennino quel tanto che bastava perché non cadessero macchie sul foglio, per fortuna la carta assorbente era la nostra salvezza. Lentamente senza che ce ne accorgessimo la biro soppiantò il pennino. La differenza fu grande, insieme all’entusiasmo della cosa nuova. Tuttavia quel modo di scrivere ti insegnava pazienza e concentrazione, perché dovevi ben delineare ogni lettera per essere leggibile ciò che scrivevi ed evitare la tanto temuta macchia d’inchiostro, facendo nascere inconsciamente un coinvolgimento emotivo. La prima biro? Ma la vecchia cara Bic….
Lo tengo nel cassetto in ufficio, sepolto sotto quelle cose che guardo poco, dove metto le mani raramente… forse una o due volte all’anno.
Tengo quel regalo mai consegnato qui per ricordarmi che nulla è come vorremmo che fosse, eppure esiste comunque e dentro ognuno trova il suo spazio.
Lo tengo qui senza pretesa alcuna, ma credendo sempre in ciò che avrebbe potuto rappresentare.