Cronache dai secoli bui 19: e mia mamma mi ha detto: brava! Adesso disfa, ché era solo una prova.
Stasera sono di buon umore. Segnatevi questa data perché decisamente non capita spesso. Tanto più che sono di buon umore non per qualcosa ma nonostante e quindi vale doppio.
Ma partiamo dal principio: quando facevo le elementari, e ci perdiamo nella notte dei tempi degli orribili anni '70, si faceva educazione tecnica. E, benché io frequentassi già una scuola moderna perché le classi erano miste, educazione tecnica si faceva separati, maschi con maschi e femmine con femmine. Nella mia scuola c'erano due classi, probabilmente ce n'erano di più ma io ne ricordo due, e ogni classe aveva una maestra, una sola. (Ricordatemi di parlare poi delle maestre). Durante l'ora di educazione tecnica, i maschi stavano con la mia maestra e le femmine con la maestra della classe parallela dove stava mia cugina, quella strana (lei ritiene che sia io la cugina strana, questione di punti di vista ). I maschi dipingevano la ceramica, tagliavano il polostirolo e la balsa e altre attività che non ricordo. Le femmine imparavano a ricamare, lavorare all'uncinetto e a maglia. Bene, io ero femmina e quindi ero nella classe delle femmine e un orribile e pasticciatissimo sacchetto per le scarpe bianco ricamato con vari punti rosa sta a testimoniare gli sforzi miei, ma più che altro di mia madre e della maestra, di inculcarmi le virtù domestiche. La mia totale, irrefutabile inabilità in materia si trovò ad essere uno scoglio eccessivo perfino per i sistemi nervosi di quelle pur rodate insegnanti al punto che, un bel giorno, prese dalla disperazione, decisero, immagino di comune accordo, di spostarmi nella classe dei maschi. Sostanzialmente avrebbero dovuto spostarmi nella classe dei manualmente incapaci ma allora non si sottilizzava tanto sulle questioni di genere. E quindi ci sono ancora in giro piatti e stampi di metallo che testimoniano della mia maggiore abilità nel disegno rispetto a qualunque altra attività. Però, il rovescio della medaglia è che, primo: non ho imparato a ricamare (ma mi sono rifatta di recente, sebbene a modo mio), secondo: non ho imparato a lavorare ad uncinetto e non ho mai avuto il paraspifferi a forma di cane bassotto colorato che invece ha troneggiato per anni sulla finestra della camera di mia cugina. Non parliamo del lavorare a maglia, quello è un altro capitolo dolente che meriterebbe un post a parte.
Ma, e qui arriviamo al nonostante da cui sono partita, ho ripreso in mano l'uncinetto per aiutare mia madre a cui tremano le mani, e, nonostante la mia imbranatggine e la mia tuttora palese inabilità, l'età ha portato, se non capacità, perlomeno tenacia quindi oggi, dopo sforzi che non esito a definire inenarrabili, ho prodotto questo:
E niente, ok, una fatica folle, sudori, dolori alle articolazioni, stress, tremori, varie ed eventuali, tutto per produrre una specie di centrino sbilenco, tragicamente simile alle presine assassine, che alla fine si troverà a far parte di un più vasto disegno, cioè una coperta. Sempre che io sopravviva a sufficienza da produrne una quantità adeguata e non è detto. E quindi, rivincita dopo anni, anche io ho una natura femminile!
(Ah le due maestre abitano entrambe vicino a casa mia, una ha 92 anni, l'altra viaggia sopra gli 80, stanno benissimo, circolano in splendida forma, scarpe da ginnastica e perfetta salute e le abbiamo incontrate, io e mia cugina, entrambe pochi giorni fa. E la mia maestra, oltre aver detto che mi si riconosce sempre e comunque dal mio bellissimo sorriso (? E lo so, è strano) ha raccontato di avere ancora appeso in casa un piatto decorato da me. E sono soddisfazioni)