Poco più di un mese dopo lo scoppio della guerra civile spagnola, di prima mattina, il 19 agosto del 1936, Federico García Lorca fu fucilato e gettato in una fossa comune nei pressi di Granada.
Un documento della polizia franchista del 9 luglio 1965 indicava che il poeta meritò la fucilazione in quanto massone, socialista e omosessuale.
Ma erano le sue opere e le sue parole a far tremare le vene ai polsi alla nascente dittatura spagnola.
In un'intervista pubblicata un paio di mesi prima di essere ammazzato, García Lorca rilasciò un paio di dichiarazioni di forte valore artistico e politico che lo mettevano in netta contrapposizione con i valori del nazionalismo propugnati dal generale Franco e dalla sua cricca.
"Questo concetto dell'arte per l'arte è una cosa che sarebbe crudele se non fosse tanto banale. Nessun uomo autentico crede a questa sciocchezza dell'arte pura. In un momento così drammatico per il mondo, l'artista deve piangere e ridere col suo popolo. Bisogna mettere da parte il mazzolino di gigli e buttarsi nel fango per aiutare quelli che li cercano i gigli.
Ho una vera ansia di comunicazione con gli altri. Per questo ho bussato alla porta del teatro e il teatro ha consacrato tutta la mia sensibilità.
[...] Sono uno spagnolo integrale e mi sarebbe impossibile vivere fuori dai miei limiti geografici; ma odio chi è spagnolo per essere spagnolo e niente altro: io sono fratello di tutti e trovo esecrabile l’uomo che si sacrifica per una idea nazionalista, astratta, per il solo fatto che ama la sua patria con una benda sugli occhi. Il cinese buono lo sento più vicino a me dello spagnolo malevolo. Canto la Spagna e la sento dentro di me fino al midollo; ma prima di tutto sono uomo del mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alle frontiere politiche.”
[La traduzione, piuttosto libera, è mia. L'originale è facilmente reperibile in rete.]
Sull'esecuzione del più conosciuto poeta e drammaturgo spagnolo del XX secolo, Leonardo Sciascia ha scritto un passo memorabile che voglio ricordare qui:
“La fucilazione di Lorca non fu, come oggi l'ufficialità falangista vuol far credere, uno sciagurato errore dovuto all'intemperanza di un cretino (secondo i falangisti: il deputato cattolico Ruiz Alonso). La “Spagna nera” aveva con sé, per dirla con Bernanos, “la collera degli imbecilli”. Ogni forma di fascismo si realizza attraverso la collera degli imbecilli.”
— Leonardo Sciascia, "Fine del carabiniere a cavallo, Saggi letterari" (1955 - 1989)
Non bisogna mai sottovalutare i danni che possono fare gli imbecilli, soprattutto quando si incazzano!