Per il resto c'è Mastercard, per gli zombi l'Ikea.

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Per il resto c'è Mastercard, per gli zombi l'Ikea.
Else Ernestine Neuländer-Simon sarebbe potuta diventare una delle fotografe più famose della storia. Else nacque il 26 gennaio 1900 a Berlino, in Germania, figlia di un mercante ebreo e di una “modista” che faceva cappelli. Desiderosa di diventare un’artista, scelse per sé il nome d’arte Yva, e in poco tempo tutta Berlino rimase folgorata dal suo talento nella fotografia. Le sue fotografie erano moderne come niente prima di allora: Yva sviluppò una particolare tecnica che dava alle sue foto un’atmosfera surreale. Sfidava tutti i pregiudizi che vedevano gli uomini come artisti e le donne come semplici modelle. Fu tra le prime a cogliere il potenziale delle foto per la pubblicità, e le sue “storie fotografiche” comparvero sulle più importanti riviste dell’epoca. Quando il partito nazista iniziò a chiudere le attività di proprietà ebraica, Yva era una fotografa molto apprezzata in Germania e nel mondo, tanto da riceve un’offerta di lavoro dalla prestigiosa rivista “life” a New York. Ma su suggerimento del marito Alfred Simon, che non conosceva una parola di inglese, Yva rifiutò questa come tante altra offerte per lasciare la Germania: entrambi pensavano di essersi ben inseriti nella comunità tedesca ed erano convinti che la situazione sarebbe tornata presto alla normalità. Ma la coppia si sbagliava, e a nulla servì “arianizzare” l’azienda trasferendo la proprietà a un’amica. Nel 1938 Yva fu bandita dalla pratica della fotografia e cominciò a lavorare in uno studio medico di radiografia. Yva e suo marito furono arrestati il 1 giugno 1942 e inviati in un campo di sterminio il 13 giugno seguente. Le liste di trasporto non hanno mai chiarito con precisione la loro destinazione, ma è probabile che Yva e il marito furono uccisi non appena arrivati al campo di Majdanek. Tutto quello che rimase del lavoro di Yva fu ritrovato al porto d’Amburgo, segno che forse i due si erano finalmente decisi a partire.
La Giornata della Memoria come punto di partenza per un percorso di ricerca storica
«È più difficile onorare la memoria dei senza nome che non quella delle grandi personalità. Alla memoria dei senza nome è consacrata la costruzione storica»
Walter Benjamin
Ci piace pensare che “La giornata della Memoria” sia un sasso lanciato in uno specchio d’acqua. Come dal punto di caduta si propagano cerchi concentrici sempre più grandi che vanno a toccare tutte le sponde, nello stesso modo le riflessioni legate alla ricorrenza, portano non solo a comprendere meglio fatti ed eventi noti, ma anche alla nascita di domande inedite che generano nuovi percorsi di analisi ed esplorazioni di ambiti poco o per nulla conosciuti.
Molti sono i progetti che indagano questi aspetti, oggi vogliamo segnalarne un paio che tra i tanti emergono per complessità e completezza di ricerca.
Il primo è: “I luoghi del lavoro forzato e della deportazione durante la Seconda guerra mondiale”.
Lo studio si propone di fornire materiali e informazioni su un aspetto ancora troppo poco conosciuto delle vicende belliche durante l’occupazione nazista: luoghi e struttura organizzativa del lavoro forzato europeo. Imprescindibile tassello per comprendere la realtà se è vero, come è stato calcolato, che alla fine della guerra nel territorio del Reich si contavano oltre 8,5 milioni di lavoratori coatti.
Naturalmente viene posta particolare attenzione al fenomeno italiano, con le interessanti schede dell’area “Temi”, che restituiscono un quadro specifico del fenomeno del “lavoro coatto” nel periodo 1943-1945.
Il secondo suggerimento riguarda: "I campi fascisti: dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò" che approfondisce la ricerca sui centri d’internamento e di prigionia, utilizzati come pratica di repressione dallo Stato italiano nel periodo che va dalla presa del potere da parte di Benito Mussolini fino alla fine della seconda guerra mondiale.
In particolare ci si concentra sulla mappatura delle località di “prigionia” istituite in tutti i territori controllati dall’Italia, sia prima che dopo la nascita della Repubblica Sociale, arrivando a contarne ad oggi oltre 1100.
Sono stati individuati diverse tipologie di siti :
Campi di concentramento
Campi di lavoro coatto
Campi di transito
Località di confino
Località di internamento
Località di soggiorno obbligatorio
Carceri
Carceri militari
Campi per prigionieri di guerra P.G.
Campi P.G. Distaccamenti di lavoro
Campi provinciali RSI (Repubblica sociale italiana)
Istituto di Rieducazione per Minori
Manicomio Giudiziario
I diversi luoghi così identificati vengono documentati attraverso varie tipologie di fonti: documentazione originale, letteratura scientifica, testimonianze dirette, fotografie.
Se le nostre proposte vi hanno incuriosito, vi invitiamo come naturale completamento del percorso, a visitare il meta-portale “La Guerra in Italia 1943-1945. Guerra civile, occupazione, Resistenza”, progetto dell’Istituto Storico Germanico di Roma e dell’istituto Nazionale Ferruccio Parri, che unifica le possibilità di interrogazione su buona parte delle basi dati della Rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (ex INSMLI).
Prima di lasciarvi due consigli di lettura.
Il primo riguarda tre titoli interessanti: ”Il secolo dei campi” di Kotek Joël e Rigoulot Pierreche un’analisi del Novecento come secolo che ha conosciuto il male radicale dei campi di concentramento, di volta in volta strumenti di sterminio o di detenzione, utilizzati da regimi totalitari e tollerati da governi democratici. “Ragazzi nella Shoah” racconti, lettere e testimonianze di ragazzi che vanno dal 1938, anno delle leggi razziali, al 1945, curati per le edizioni Paoline da Luciana Tedesco. ” Auschwitz prima di Auschwitz” di Costantino Di Sante interessante disamina dell’evoluzione dei metodi di ricerca sugli ebrei deportati in Italia.
Il secondo è un invito digitale. Abbiamo preparato per voi sulla piattaforma MLOL Biblioteche Milano una piccola raccolta di e-book sull’argomento.
Che dire oltre? Buona lettura.